Già gli antichi ritenevano che la chimera fosse un essere impossibile nella forma e nella composizione. Per questo ancora oggi si ritiene che un'idea o qualcosa di irrealizzabile inesistente, assurdo o utopico sia soltanto una chimera. Bellerofonte per ucciderla, aveva chiesto aiuto a Poseidone che gli aveva fornito il cavallo alato Pegaso, schizzato letteralmente fuori dal collo del mostro Medusa, nel momento in cui Perseo l'aveva decapitata.
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domenica 18 maggio 2014
Chimera
Già gli antichi ritenevano che la chimera fosse un essere impossibile nella forma e nella composizione. Per questo ancora oggi si ritiene che un'idea o qualcosa di irrealizzabile inesistente, assurdo o utopico sia soltanto una chimera. Bellerofonte per ucciderla, aveva chiesto aiuto a Poseidone che gli aveva fornito il cavallo alato Pegaso, schizzato letteralmente fuori dal collo del mostro Medusa, nel momento in cui Perseo l'aveva decapitata. venerdì 16 maggio 2014
Simboli: l'intrigo, la tessitura, l'astuzia e le donne
Mentre tessitura ed astuzia sembrano procedere in parallelo all'interno dell'universo dei miti, ad esse pare inequivocabilmente legato il femmineo. La tessitura è un'arte paziente e appartiene alle donne ed Atena ne è signora oltre ad essere anche la dea dell'intelligenza. Penelope non si separa dall'astuzia del suo telaio rinviando le risposte alle domande di matrimonio dei suoi pretendenti; Aracne è tanto brava nel tessere gli amori degli dei che verrà punita per questa arroganza; il filo di Arianna infine, è emblema di questa capacità suprema, è simbolo di come si possa affrontare veri e propri labirinti (della vita e della mente) con una trama, un filo, una tessitura. In tutto questo il mito sembra suggerire come le donne possiedano per natura una capacità di conduzione superiore a quella degli uomini, e come dietro ogni evento si possa ritrovare una tela tessuta ad arte che si dirama e che si intreccia agli eventi e agli uomini.
La tessitura è immagine del mistero dell'esistenza e in tutti i miti ha origini divine. E' simbolo dell'intreccio del tempo e dello spazio, del visibile e dell'invisibile. Cloto Lachesi e atropo sono 'le tessitrici' e decidono la durata della vita degli uomini. La tessitura è generare qualcosa, un dialogo segreto, e in questo il legame diventa stretto anche con il linguaggio. Come un tessuto, il linguaggio è l'intreccio di parole. Per il popolo Dogon tessere equivale a produrre un 'linguaggio segreto', ed essere nudi è 'rimanere senza parole'.
giovedì 8 maggio 2014
Riflessi: la spedizione degli Argonauti, necessità e volontà
Colpisce il mito, perché al di là delle sue illineari narrazioni, dei suoi contenuti storici o favolistici, dei suoi eroici o perfidi personaggi; al di là di tutto questo, conduce l'uomo nei suoi semplici processi mentali e psichici, nei suoi movimenti interiori, rendendoli visibili e neutri, chiari e leggibili. Così la grande spedizione degli Argonauti, che Giasone subisce in un qualche modo, che ha origini lontane, nel tempo, nelle generazioni, nell'odio e nell'amore, nel dono e nella privazione forzata. Da un ripudio (giusto o ingiusto che fosse, questo solo Atamante può saperlo oppure Era), da un dono per amore o per ripicca (questo forse anche Ermes potrebbe dircelo), da una necessità di riavere quello che ci spetta. Così Giasone, grande condottiero della propria vita, affronta mostri che non avrebbe cercato, che non avrebbe voluto ma che deve superare. E cerca un tesoro che qualcuno ha nascosto, che non vorrebbe cercare, che non desidererebbe possedere, ma che si rende necessario per avere quello che di diritto infine gli appartiene. Strani i miti, strane le spedizioni lontano da casa. Perché ci ricordano che l'azione e la reazione si legano non solo sincronicamente, non solo nel tempo presente (senza avere nulla a che fare con ciò che è stato); ci ricordano altresì che tutto si intreccia diacronicamente, in un tempo dilatato e allungato per secoli e generazioni, dove le scelte di uno condizionano e influenzano senza tregua o pietà, talvolta, le scelte di altri (questo chiunque può dircelo). "Le buone parole mettono radici, crescono e tornano a benedirti" anche nelle generazioni e nei secoli.
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venerdì 11 aprile 2014
Il trino sacro preolimpico: il tre e dio
Quando ancora Dio rientrava nel femmineo strettamente connesso alle tre fasi lunari, la trinità si manifestava ampiamente nelle divinità e semidivinità preolimpiche. Testimonianza della presenza del trino anche prima del cristianesimo, e dell'avvento della mascolinizzazione del sacro a svantaggio della femminilità onnipresente in natura.
Luna Calante, Luna crescente, Luna Piena. Alle triadi femminili preolimpiche appartengono le Moire (Cloto, Lachesi e Atropo) le Graie, le Erinni, le Arpie, le Gorgoni e le Esperidi nel giardino delle quali era custodito l'albero dai pomi d'oro.
Tre è Dio, per chi lo conosce profondamente e arcaicamente, e tre sono le sue più potenti manifestazioni. Il richiamo al Grande Volto dell'Albero Sephirotico è chiaro ed evidente.
domenica 30 marzo 2014
Il prato di asfodeli
Chi non ha operato con decisione il volere degli dei, né è andato loro in piena opposizione, vive un prato di fiori, scettri del re, la prateria degli Asfodeli (Asphodelos, da a= non, sphodos= cenere, elos= valle, ovvero valle di ciò che non è stato ridotto in cenere, ossia l'ombra dell'eroe dopo la cremazione). Né bene, né male, in un universo dove anche gli dei e gli eroi combattono con l'oltretomba.
Colpisce l'assoluta assenza del giudizio divino, tanto caro al mondo giudaico cristiano. La mancanza di una dannazione chiara ed esemplare, di un possibile riscatto (parimenti al purgatorio), di una possibilità ulteriore (escatologia della resurrezione). L'oltretomba dopo lo Stige e il palazzo di Ade e Persefone, ci appare come una tripartizione immediata e in se stessa radicata (radix ipsium) in cui i morti non possono sperare oltre. Quando l'ultima Parca avrà tagliato il filo tessuto e misurato dalle sue sorelle, Caronte traghetterà e condurrà il defunto alla sua naturale destinazione.
Risparmiati dal bestiame al pascolo perché irti, pungenti e ispidi, gli asfodeli tendono ad infestare i campi e sono generalmente tipici di zone prive di copertura arborea e di sufficiente strato di terreno. Richiamano la povertà anche in relazione all'usanza presso gli antichi greci di usarli come nutrimento in tempi di carestia; e poiché anche ai morti era necessario il cibo, l'asfodelo veniva piantato sulle loro tombe. Rimasto nell'immaginario popolare come un pianta funerea, i campi di asfodeli furono considerati soggiorno dei trapassati.
Voglio cominciare da questa suggestione, da questa sospensione eterna, un limbo in cui tutto aleggia e rimane povero e misero, depauperato di un nome o di un significato; un luogo intermedio ai tre che innaturalmente non spinge verso una bipolarizzazione ma crea una terza possibile via, tanto terribilis quanto le altre due. Ai Campi Elisi e al Tartaro esiste una terza strada.
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