...due sono state e sono tornate le terre, due furono e sono di nuovo gli antichi regni ed uno è rimasto, da sempre, il confine del presente...
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venerdì 4 aprile 2014

La scomparsa di M.

Infine nessuno è tornato a rivendicare il suo nome, a dare sostanza all'impercettibile .Infine nessuno ha saputo impersonare l'ombra di qualcosa che non è più... E lentamente muore, manca di forma e di sostanza, e di verità quello che nessuno può più nominare. M. rimane una sigla di qualcosa che è appartenuto a queste terre, ad un mago, un alchimista perduto nelle nebbie dei tempi.
In processione oltre le porte di Astralia, io ed Eliante oramai unici eredi di qualcosa che ci è sempre appartenuto, ci rammentiamo che non è stato solo un sogno, che non è stato soltanto neve. La neve inneva, copre le orme, dissacra ogni pensiero silente. M. è scomparso, assorbito dalla notte delle terre del Principe Nero, disincantato come me più di prima, estratto dalle sue grotte, privato del valore e dell'audacia del suo faro, curato e infine ucciso dagli stessi rimedi. Oggi non ricorda più, non parla più, non rammenta più il suo mago, anch'esso dissoltosi ere addietro, a lasciare immensi universi vuoti e soli.  Non sapremo più davvero che cosa ci avrebbe narrato, che cosa avrebbe ricordato, che cosa avrebbe potuto dirci; eppure Eliante sembra distrattamente disinteressarsene e io lo guardo attonito e impietrito. Mi terrorizza la sua fermezza, la sua voglia di andare oltre, di perdurare nella vita, nella notte. Lo guardo e lo ammiro come un nuovo re. Mi sta spodestando ed io lascio che così sia perché la naturalezza con cui tutto avviene mi ricorda che non posso ostacolare il flusso delle cose, il lento e naturale scorrere degli eventi. Addio M., ti sei eclissato senza che io davvero poterti dirti addio. Il Palazzo delle Stagioni sentirà la tua mancanza. 

martedì 11 giugno 2013

Potenti re

Sono sempre io, sono sempre lo stesso pensiero nato e cresciuto in una mente iperbolica e surreale,  aliena e paradossale. Sono sempre io, leggero e pesantissimo, frammentato e diviso nelle mie moltiplicanze...sono lo stesso oltre i festeggiamenti di maggio, oltre le asperità, oltre le stelle, i cieli, le andature leggere i colori d'inverno. il Palazzo delle Stagioni ha chiuso le sue vetrate, le festività col mese nuovo sono finite e tutto è tornato alla lettura, sotto la stessa neve, lo stesso identico sole. Eppure in profondità molto è cambiato, strisciato via, decaduto e rinnovato. Molto di ciò che era non è più perchè qualcuno è riuscito a togliergli il colore mantenendo la patina dorata esterna, mantenendo quello che si è sempre sembrati. Ambisco ad un'unità più grande, più alta che sfugge alle mie mani, ai miei stessi  pensieri; un'idea troppo alta perchè io l'afferri. E mi appello ad Astrial, alla Tavola Concava, a tutte le arti che posso possedere per sanare questa disomogeneità. Ambisco a parole più rilassanti di quelle di questi utlimi giorni, parole anche fragili ma meno pesanti. Parole che non tocchino sempre l'anima, che non distruggano cristalli e ceramiche con il loro passare, con il loro incedere, con il loro indugiare. E qui tutto torna alla lettura, al silenzio ed Eliante scivola di nuovo nel buio delle sue terre, appagato di ciò che è stato; M. rimpiange un passato glorioso in cui antichi re si appellavano a più antichi dei per sostenere quello che oggi non ha più colonne, non ha più soffitti, non ha più nome
. Antichi re, potenti e fermi nelle loro decisioni indissolubili, inalienabili, indistruttibili...potenti re. Porto una corona che non mi appartiene più.

martedì 4 giugno 2013

La fine e l'inizio: le festività, la vita e la morte

Dimentico sempre, fra i  mille errori di ortografia, quello che lega la fine all'inizio. Ed ogni cosa infine sarà servita, e tutti i passeggeri o i raminghi di queste terre saranno stati i benvenuti, gli ospiti di una vita. La vita sì, come l'inizio e la fine. Perché è nostra, nostra soltanto e chi adesso l'ha lasciata ha perduto quello che di più grande ha potuto stringere, quello che davvero non dovrebbe toccarci mai di lasciare. M. è ammutolito davanti alla straordinarietà dell'esistenza e mi accusa di leggerezza, di sopraffazione della verità;  e Eliante mi ricorda che le festività di maggio si sono concluse senza che me ne fossi accorto, senza che nulla fosse scivolato chiaramente sotto ai miei occhi; senza che la follia ci abbia assalito veramente, come davvero e tacitamente temevamo, senza che il mondo abbia smesso di ruotare. Eliante vaga nelle sue terre e mi ricorda, senza parlare, quanto sia difficile comunicare quello che si costruisce, quello che si immagina; come il linguaggio sia  difficile da universalizzare....e le parole si caricano di metafore e significati multipli e molteplici a confondere tutto, a disperdere ogni briciolo di sanità relazionale e si finisce per litigare, per discutere....ma in fondo, rispondo io, non si può evitare, la tavola concava raccoglierà ancora le nostre lacrime e le musiche leggere, di queste terre, esisteranno ancora, finchè avremo un'esistenza; e la ferita sarà una cicatrice per un domani diverso e più pieno. Faccio fatica a rimettere tutto insieme; pensiero analogico direi io, scarsità di chiarezze di idee, direbbero altri...Eliante vaga, io penso, M. sta in silenzio. Che destino strano ci attende, che magnifica leggerezza, che pesante pesantezza, che astuta mentalizzazione. 

lunedì 13 maggio 2013

Tutto converge

Le festività di maggio continuano al Palazzo delle Stagioni, festività riscaldate dal caldo Vento del Sud che solo Eliante poteva  permettere  che attraversasse tutte le terre. E dalla neve al vento, dal vento alle festività. La Tavola, l'Albero, la Corona e il Lapislazzulo ci hanno concesso giorni sereni, hanno portato l'equilibrio dinamico ad una svolta del pendolo; hanno mostrato che la felicità spesso è l'illusione del 'tutto perfetto'. Lasciamo la perfezione, la abbandoniamo, la rinneghiamo, perchè non appartiene a menti sane, a menti propiettate verso la caducità di questo mondo. Siamo quello che siamo e non quello che potremmo essere, questa è la profonda ultima verita Shakesperiana che traghettiamo anche qui, dove ogni cosa e ogni idea può essere. Rinuncio a fare tutto quello che è possibile, dove tutto è possibile, perchè diventi e rimanga specchio di quello che vivo, di quello che annuso, di quello che voglio. Festeggiamenti, il vento caldo, Eliante e M.. Tutto converge verso.

sabato 13 aprile 2013

Frammenti

Quando non parlo di simboli generalmente li respiro. Ci sei rimasto tu ad ascoltarmi, solo tu e tremo all'idea di vederti scomparire come per molto tempo è stato..magari inghiottito dalle stesse grotte che ti hanno trattenuto per troppo tempo, quello necessario a stordirti e a farti dimenticare che eri, chi sei, cosa potresti essere. Temo la dissoluzione, la frammentazione senza volontà. Spesso mi sono trovato a volerla, bramarla, assetato di trasparenza, di polvere e frantumi. Adesso la sento incombente su di me, su di noi, perchè che cosa siamo se non due lati dello stesso pozzo, due sponde di un piccolo mare, due, uniti nell'uno, nato dal tutto, fonte di molteplicità? Temo la dissoluzione perchè mi attanaglia la mente, pervade e aleggia in questi boschi. La neve non raffredda più oramai, e maggio è alle porte...festeggeremo M, vero?! Promettimi che festeggeremo, promettimelo! Accoglimi per come sono, entusiasta e bambino...e io ti accoglierò per come sei, profondo e impegnato.   Siamo piccoli e grandi, frammentati ma non per questo in frantumi, che dici? Frammenti di noi, a tratti sparsi, persi ma mai troppo sparpagliati, mai troppo abbandonati...o no? ho paura, paura che qualcosa sfugga ai miei e ai tuoi occhi, M., perchè il mondo ruota, la galassia ruota e le galassie fra loro, si muovono le une rispetto alle altre fino a quando scompare ogni riferimento e nulla si muove più, perchè non esiste più nulla rispetto a cui muoversi. Magnifico no? potremmo dire di non muoverci assolutamente rispetto al tutto, dato che tutto non han niente cui fare riferimento sul suo muoversi...frammenti, frammenti.

domenica 24 marzo 2013

I doni di Astrial: la Corona

Lliberare la forza immaginativa e creatrice di M. è stato fatale e imprevedibile nelle sue conseguenze. Molto di quello che dice non è verosimile ma qui nulla lo è. La realtà può davvero essere più complessa e sorprendente di ogni fantasia e anche se le cose hanno altri nomi questo non significa che non esistano o che non accadano. Dal faro abbiamo avvistato qualcosa e sulle spiagge del mare del Sud abbiamo rinvenuto la Corona del Re. E' stato lui, è stata la sua potenza, quel filo invisibile che ancora lo lega al Mago, che ancora si nutre di una magia antica, di una suggestione potente e misterica. La Corona è un dono per il successore del re, per colui che reggerà le sorti di qualcosa di pesante e complesso. La Corona è la radice di ogni potere, è la forma sensisbile di qualcosa di inafferrabile veramente. Il Leogrifo si è fermato a contemplarla affascinato e confuso. Ritorneremo più potenti di prima, perchè il prima e il dopo ce lo permettono.

sabato 16 marzo 2013

Equilibrio degli opposti

Con M. l'equilibrio ha trovato nuovi orizzonti, nuovi percorsi. Il Palazzo delle Stagioni si arricchisce delle emozioni più belle e più sincere perché di noi due nessuno sta quieto e in silenzio. Sono equilibri dinamici, in dissolvenza e in forza presso l'altro. Sono emozioni libere, lasciate al loro corso e alla loro diversa opposizione. Sono dimensioni opposte e complementari le nostre, due anime compresenti e antitetiche, come sempre è successo nella mia vita, come sempre sarà anche in questo palazzo. Non c'è un tempo fermo, unico, ma una molteplicità di riflessioni, l'una sovrapposta all'altra, l'una legata all'altra, l'una coincidente e differente dalle altre. M. mi ammira e io ammiro lui perché è nella diversità che le persone scoprono la propria bellezza, la propria forma e la propria eleganza.  Nella diversità e nel desiderio di non mancare, di non deludere, di non essere meno di quello che vorremmo. Diversi. e il lago trema di nuove stagioni. Il castello all'orizzonte attorniato soltanto dalle lampade è la meta quotidiana del Leogrifo, inseparabile e distante amico, che torna, ogni volta, ogni distanza. Il lago s'increspa.

giovedì 14 marzo 2013

Il Palazzo delle Stagioni

Esiste una via, un accesso, un nuovo passaggio che non è una porta, che non è un transitare. Esiste un modo per fermarsi senza rimanere nell'immobilità devastante, per riposarsi senza chiudere gli occhi e abbandonare la coscienza. Esiste un luogo dall'altra parte del lago, dove fonderemo una nuova dimora.
E dove ogni cosa può essere quello che vuole, anche un palazzo, una fortezza, un nuovo castello può divenire velocemente, può innalzarsi superando le barriere del tempo che legano e vincolano gli uomini trattenendoli alla terra. Un nuovo palazzo, in una notte, in un secondo, in un tempo fuori dal tempo, perché qui le dimensioni extra sono sensibili ed evidenti, palpabili e presenti. Un nuovo palazzo come nuovo DAO, come via verso quello che ancora ci appare incerto e poco chiaro. Un Palazzo delle Stagioni, perché qui apparentemente non sembrano esistere, non appare evidente il loro succedersi. Lo intitolo a loro, alla loro forza, al loro dirigere e far procedere ogni cosa nel mondo. Amo gli ambienti austeri ma ampi; M. quelli caldi e ristretti. Un compromesso è possibile, un accordo è fattibile. E tutto scivola nella direzione della nuova fondazione e M. m'investe di un mandato che non credevo di avere. Sono il successore, l'erede, il delfino, colui che ha già preso le redini di un grande passato. Quello che è stato non va dimenticato ma non dovrà pesare sulle nostre teste. Monteremo sulle spalle dei giganti e continueremo la fondazione in cerca probabilmente di un equilibrio instabile e dinamico che mai raggiunge la fermezza. Ma la staticità non appartiene a noi, M., non appartiene a queste terre, espansione e espressione di una complicatezza estrema, di una complessità tutta umana. Beato chi crede in dio, penso a volte, perché può semplificare tutto quello che prova ancorandolo e accordandolo a precetti o regole o direttive canalizzanti e rassicuranti. Habemus papam. 

mercoledì 13 marzo 2013

Dal castello al faro: io e M.

Il Leogrifo ci ha fatti entrare, ci ha fatto attraversare il ponte, ci ha permesso di varcare le 99 lampade e nulla ci ha colpito, solo il ricordo, l'angoscia di quello che è stato, di quello che irrimediabilmente non è più. Il castello testimonia l'abbandono di quello che un tempo era glorioso, magnifico, potente. Oggi le sue stanze abbandonate non possono più ospitare inquilini, non della mia fattura, non della mia essenza. Non sono in grado di viverle, di abitarle. M. sembra come malato, come impotente davanti ad una angoscia che lo consuma. Mi narra di un regno, si una seconda era, di un Re, che non avrebbe sopportato il proprio peso, la propria responsabilità. Mi parla di come siano arrivate le nevi; nostalgico ricorda il Mago, ricorda il suo carattere imprevedibile e poco socievole. L'ho condotto al faro e lì ci siamo riposati. Guarda spesso oltre l'orizzonte in cerca di città, torri, castelli sospesi, che qualcuno avrebbe ideato e concepito, costruito e infine abbandonato.
Ho paura, ho molta paura. mi chiede dove riponga la mia volontà ma io stento a riconoscerla, stento a capire dove tutto volga e verso che cosa. Mi riposo, guardo i suoi occhi: se davvero ha visto e ascoltato il mago, se davvero è stato il suo aiutante, prima o poi ricorderà qualcosa che ci faccia risalire dall'oscurità. Ci riposiamo: il Leogrifo è fuori a guardia di qualcosa che non esiste ancora.  

mercoledì 6 marzo 2013

Memorie di M.

"Ho vagato per molto tempo in queste caverne, credendole l'unico luogo sicuro per la mia stessa vita. Ho dimenticato il mio nome, il mio forte, splendido nome. Ho pianto molto per questo. Era una sua idea, come tutto qui, una sua potente e magnifica parola. Ho conosciuto di lui molte cose, l'ho guardato negli occhi, ho letto la sua bocca; ho appreso molto di quello che di una persona si può scrutare e percepire; ho conosciuto la sua antica arte, la sua forte eloquenza, la sua capacità creativa. Non ha abbandonato soltanto me ma anche se stesso.
Quando i boschi si incendiarono, quando il fuoco non ebbe più controllo, l'ultima magia, l'ultima, quella in definitiva possibile, fu di inondare ogni cosa d'inverno, di neve, di freddo. Era preoccupato, è stata per lui una scelta molto difficile, come lottare contro la propria coscienza. Non ricordo più nulla di quello che successe dopo. Nulla. E se ci sono stati nemici, adesso lo so, lo abbiamo capito troppo tardi, è perchè abbiamo fatto in mdo che ci fossero. Nulla qui può turbare quello che esiste, nulla se non la semplice volontà di chi l'ha creato. Sono felice che tu sia qui, perchè adesso siamo l'uno specchio dell'altro; sono felice ma anche preoccupato; mi chiedo dove sia la tua volontà, vera artefice di ogni cambiamento." M.

M. e io

Giaceva tramortito, abbandonato, rifugiato in un sonno quasi eterno.
"Ti ho aspettato"
"Chi sei?" Chiesi lui.
"Davvero non ricordi?"
Si stava sbagliando, non lo conoscevo.
"Davvero hai dimenticato? Sei entrato in queste grotte..come avresti potuto?"
"Non so come abbia fatto, io camminavo nei Boschi..."
"Sei tornato..." E mi abbracciò.
"Da quanto tempo sei qui?"
"Da quando tutto è finito improvvisamente...non ricordo che cosa sia successo davvero ma il Re non ha mai voluto cercarmi e il Mago, di cui portava le insegne, si è dissolto troppo tempo fa, quando il grande lago ha sommerso ogni cosa e l'Isola di F. è rimasto l'unico approdo nel mondo. Ma tu? tu mi riporterai fuori, vero? mi porterai con te? C'è ancora il mio faro? Dimmi, c'è ancora?"
"Sì, l'ho fatto risorgere e non so perchè..."
"Per me, per me! Vedi, tu cercavi me!"
In piedi davanti ai miei occhi, magro, consumato dalla troppa attesa, M. mi guardava inquieto e confuso. Non ci saremmo più lasciati.

mercoledì 20 febbraio 2013

Oltreconfine

Le terre di Astralia sono poco a nord, fuori da quelle del regno del grande Re e lontane galassie dal castello del Mago. Eppure le streghe che hanno acquietato i dissidi, che hanno sconfitto le lotte, che hanno mantenute accese le 99 lampade anche dopo l'inondazione del Grande Fiume, devono essere passate da qua, almeno devono essersi riposate fra queste antiche mura. La neve cessa di battere, finisce la sua corsa e si immobilizza. Fenice prese questa strada quando abbandonò, mille anni orsono, minacciata da invisibili nemici, le terre del Mago. Oltre sono solo i Rifugi Oscuri . M. sarà passato di là, dopo di lei, molto dopo e dopo ancora l'Apprendista ferito a morte, e prima di tutti il Viaggiatore. Sono storie antiche che riemergono dalle polveri di Astralia, dalle rovine di ciò che non voglio dimenticare ma riportare alla mente. Sono leggende, sono destini incrociati, della prima era. La Principessa  Bianca colmò l'aria di luce, quella Nera la rafferddò calmando i venti ; per  il Re fu semplice inondare tutto di neve. Neve, perchè niente si scaldi, neve perchè le orme rimangano quel poco che basta, neve per arrivare fino ad Astralia. Ritorneranno tutti.