Ci sono giorni (cieli), [persone], che rimpiango, che ricordo, che rinnovo con nostalgia alla mia mente. Eliante mi guarda triste perchè avverte le mie emozioni. La neve (occhi), [parole e legami], a volte sa ascoltare, sa far parlare le emozioni più profonde, composte e scomposte in discorsi frantumati e rimasticati, fragili ma potenti [e la voglia di sdraiarsi è molta]. La neve a volte, sa coccolare col suo bianco bianco, (leggero), [ascolto] le sensazioni più irruente e forti, le sa ascoltare prendere e rinforzare e custodire (i silenzi diventano anche parole dette e ridette per non soffocare ma per accogliere). Ci sono giorni (cieli) [persone] dove tutto si accatasta, terribile e soffocano le parole, muoiono le impressioni, e le circostanze che, strane, ci hanno condotto in quelle terre (legami), [terribilis est locus iste]. Eliante mi guarda e non capisce fino in fondo (la diversità accettata è l'inizio del legame) perchè per lui parlare spesso è superfluo, verbalizzare inutile, raccontare privo di senso [la diversità è la più difficile differenza da capire]. C'è stata una neve che ha saputo domarmi, che ha saputo toccare l'intimità delle mie parole. C'è stata una neve che mi ha soffocato, affogato, costretto, rinnegato (la lontananza si crea in un attimo e si colma con difficoltà). La stessa neve che ha imparato tutto di me, ogni cosa, ogni piccolo particolare senza mai capire davvero che cosa si celasse dietro le forme, dietro le sagome imbiancate e irrigidite [che cosa si cela oltre? gli sciocchi sono lontani dal capirlo]. C'è stata una neve che mi ha abbracciato senza mai freddarmi, senza mai spezzare il suono delle idee, lieve e fragilissimo [musica nei boschi]. C'è stata una neve che ho rifiutato, che ho calpestato, che ho ammucchiato nei cigli delle mie strade per farmi spazio, per rinfrancarmi, per essere libero (ribellarsi è sintomo di rispetto verso se stessi). C'è una neve che ho cercato, che ho voluto per riposare, per piangere, per sorridere e rinverdire il presente legato a quello che è stato e che potrà essere [nostalgico terribile passato].Oggi è un giorno triste, fatto di montagne di neve [parole] che non hanno saputo che spezzare, imbrigliare, catalogare e rompere le mie emozioni. Freddo, fredda, freddi.
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giovedì 3 luglio 2014
Ascolto la neve [che ascolta]
Ci sono giorni (cieli), [persone], che rimpiango, che ricordo, che rinnovo con nostalgia alla mia mente. Eliante mi guarda triste perchè avverte le mie emozioni. La neve (occhi), [parole e legami], a volte sa ascoltare, sa far parlare le emozioni più profonde, composte e scomposte in discorsi frantumati e rimasticati, fragili ma potenti [e la voglia di sdraiarsi è molta]. La neve a volte, sa coccolare col suo bianco bianco, (leggero), [ascolto] le sensazioni più irruente e forti, le sa ascoltare prendere e rinforzare e custodire (i silenzi diventano anche parole dette e ridette per non soffocare ma per accogliere). Ci sono giorni (cieli) [persone] dove tutto si accatasta, terribile e soffocano le parole, muoiono le impressioni, e le circostanze che, strane, ci hanno condotto in quelle terre (legami), [terribilis est locus iste]. Eliante mi guarda e non capisce fino in fondo (la diversità accettata è l'inizio del legame) perchè per lui parlare spesso è superfluo, verbalizzare inutile, raccontare privo di senso [la diversità è la più difficile differenza da capire]. C'è stata una neve che ha saputo domarmi, che ha saputo toccare l'intimità delle mie parole. C'è stata una neve che mi ha soffocato, affogato, costretto, rinnegato (la lontananza si crea in un attimo e si colma con difficoltà). La stessa neve che ha imparato tutto di me, ogni cosa, ogni piccolo particolare senza mai capire davvero che cosa si celasse dietro le forme, dietro le sagome imbiancate e irrigidite [che cosa si cela oltre? gli sciocchi sono lontani dal capirlo]. C'è stata una neve che mi ha abbracciato senza mai freddarmi, senza mai spezzare il suono delle idee, lieve e fragilissimo [musica nei boschi]. C'è stata una neve che ho rifiutato, che ho calpestato, che ho ammucchiato nei cigli delle mie strade per farmi spazio, per rinfrancarmi, per essere libero (ribellarsi è sintomo di rispetto verso se stessi). C'è una neve che ho cercato, che ho voluto per riposare, per piangere, per sorridere e rinverdire il presente legato a quello che è stato e che potrà essere [nostalgico terribile passato].Oggi è un giorno triste, fatto di montagne di neve [parole] che non hanno saputo che spezzare, imbrigliare, catalogare e rompere le mie emozioni. Freddo, fredda, freddi.
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domenica 22 giugno 2014
Il secondo giorno d'estate
Tutto si sdoppia nel secondo. Le contraddizioni emergono oggi perchè ieri era soltanto il primo e domani la complessità del trino ci travolgerà e non saremo più in grado di ritornare alla dualità perfetta, alla dicotomia precisa e indifferente. Sono tornato, dopo aver abbandonato le festività di maggio, dopo aver lasciato Eliante nel suo oscuro palazzo, sono tornato. Ho trovato cose nuove, ho amato luoghi nuovi, ho rinvenuto pezzi del mio passato che avevo dimenticato. Ed Astrial mi ha concesso ancora di essere re, di essere signore e padrone. tutto si muove verso il tre, la complessità perfetta che condurrà allo ctonio, alla tetrade terrena. E' il secondo giorno d'estate e la neve cade copiosa sulle mie mani.domenica 15 giugno 2014
Neve e pane: grazie
"Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame". A volte le parole più semplici sono quelle a cui si da più ascolto. A volte le emozioni più immediate sono quelle che più ci colpiscono. Ho cercato complessità indicibili, per dimostrare al mio ego che anch'io ero così. Oggi mi chiedo se le emozioni, le parole, i pensieri, i proverbi più semplici non siano la strada per una tranquillità maggiore. ho voglia di dare ascolto a qualcosa che non sia difficile, intricato e comdomenica 4 maggio 2014
Apollineo Fiore: i festeggiamenti di Maggio
Le bufere sono arrivate dalle terre di Astralia. Cumuli di neve, e tutto si copre di bianco, bianco, bianco. E lui, apollineo fiore, si è unito ai festeggiamenti di maggio, incombente e risolutivo. Leggero, calmo, guarito dalla follia che lo aveva pervaso, dalla malattia che sembrava volesse consumarlo. E' un miracolo, un prodigio divino, una forza inesauribile. L'ho accolto al Palazzo delle Stagioni, come si addice ad un re, ad un amico importante, ad un fragile ospite. Maggio porterà qualcosa che non sappiamo, che non conosciamo ancora, che non immaginiamo e che non possiamo sperare di ricordare perchè mai ci è appartenuto. Tutto non appare scomposto ma l'instabilità si presenta ad ogni fessura che le pareti rivelano, pieghe e o piaghe nelle nostre menti, nelle nostre fantasie, nelle condutture che ci fanno percorrere strade di pensieri sempre uguali, sempre solite, sempre senza fine. Sono felice di averlo qui, sono felice di poter festeggiare la fragilità di ognuno fra queste mura, ad Ovest del grande fiume nelle terre dei morti. Perchè ad Est ho paura, temo l'oscurità e l'assenza di neve che congela ogni afflato di vita e lui non verrà a proteggermi.
Tutto si ricolora, si rinverdisce rimanendo bianco, sotto manti possenti di neve. Ogni colore vanta sfumature nuove, le celebra e le rinfresca pur rimanendo coperto; pur non avendo l'audacia di scoprirsi. Bentornato maggio.
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giovedì 24 aprile 2014
Alle porte di maggio. la malattia di Eliante
Con maggio alle porte, Eliante sembra caduto in un'apatia e in una sofferenza che non ha tregua né consolazioni. Si ammalerà, come un tempo successe ad M. col confronto con l'Alchimista. La verità distrugge le illusioni, i rivela i vuoti riempiti ad arte e che abbiamo pensato e voluto e desiderato. La necessità di rispettare i propri desideri ci uccide davanti a quello che abbiamo costruito per ingannarli. La neve fredda e chiara ha oltrepassato il grande fiume e ha raggiunto oramai le nere terre riflettendo la luce in poliversi spazi e onde. La neve sovrasta le nostre intenzioni e illumina gli anfratti nascosti e le intercapedini delle nostre paure. Starò con lui per preparare le festività di maggio, tanto sentite in queste terre; lo condurrò al Palazzo delle Stagioni, un luogo più sicuro e gioioso, lasciando le oscure terre senza padrone, senza re, senza guida. Ricordo M. quando chiuso nel suo faro attendeva il ritorno del Mago o del Leogrifo. Ricordo M. ai Rifugi Oscuri, ammalato e distrutto.
Ora maggio è alle porte e tutto dovrà essere pronto. Bufere oltre l'orizzonte di Astralia, si preparano ad invadere le mie terre. Perchè non amiamo i cieli sereni, non vogliano e non bramiamo la quiete. L'ordine e la calma sono frutto di troppa scienza e intelletto. Il movimento e l'agitazione rivelano invece la presenza dell'instancabile desiderio di ricerca e di vita che pervade ogni cosa.
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mercoledì 6 marzo 2013
Memorie di M.
"Ho vagato per molto tempo in queste caverne, credendole l'unico luogo sicuro per la mia stessa vita. Ho dimenticato il mio nome, il mio forte, splendido nome. Ho pianto molto per questo. Era una sua idea, come tutto qui, una sua potente e magnifica parola. Ho conosciuto di lui molte cose, l'ho guardato negli occhi, ho letto la sua bocca; ho appreso molto di quello che di una persona si può scrutare e percepire; ho conosciuto la sua antica arte, la sua forte eloquenza, la sua capacità creativa. Non ha abbandonato soltanto me ma anche se stesso.
Quando i boschi si incendiarono, quando il fuoco non ebbe più controllo, l'ultima magia, l'ultima, quella in definitiva possibile, fu di inondare ogni cosa d'inverno, di neve, di freddo. Era preoccupato, è stata per lui una scelta molto difficile, come lottare contro la propria coscienza. Non ricordo più nulla di quello che successe dopo. Nulla. E se ci sono stati nemici, adesso lo so, lo abbiamo capito troppo tardi, è perchè abbiamo fatto in mdo che ci fossero. Nulla qui può turbare quello che esiste, nulla se non la semplice volontà di chi l'ha creato. Sono felice che tu sia qui, perchè adesso siamo l'uno specchio dell'altro; sono felice ma anche preoccupato; mi chiedo dove sia la tua volontà, vera artefice di ogni cambiamento." M.
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domenica 20 gennaio 2013
Veloce
Era inevitabile che tornasse la neve a congelare le mie mani. Inevitabile. Stavolta però vorrei affrontarla con microscopica attenzione, sondando fino a dove è sondabile la natura delle cose; cercando di non oltrepassare lunghezze invalicabili, come quella di Plank. Vorrei assaggiare il significato di universi paralleli perchè ho scoperto la possibilità dell'esistenza di tunnel spaziotemporali che potrebbero collegarmi ad essi. Vorrei viaggiare veloce quanto una percentuale adeguatamente alta a quella della luce, perchè il mio tempo si relativizzi a tal punto da non essere più compreso. Vorrei capire quello che mi sfugge di altri mondi, semplicemente perchè sottovaluto la possibilità che le leggi di natura lì siano diverse. Bastano piccole lunghezze, piccole variazioni sulle misure, sulle masse delle particelle fondamentali e tutto muta di forma, muta nella sostanza intrinseca e profonda. Veloce quasi quanto la luce.
martedì 28 agosto 2012
La neve e me
E' tornata la neve nonostante il caldo stressante e impertinente.Mi riposo nelle mille parole di un libro per tornare a correre nei pensieri di un altro pochi istanti dopo. Mi stanco e mi rilasso, corro e mi riprendo. E' la fine dello 0 quello di non avere un valore ma di contare tantissimo per gli altri. Che cosa sto dicendo? Stasera un incontro importante, un universo diverso e immenso, come sempre. Mi rilasso nelle sue parole e mi rammento delle mie, delle loro disconnessioni, delle incongruenze, delle forze centrifughe che sempre persisto e stravolgono la mia vita. La mia vita. Ascolto quello che non ho detto e penso: menomale. Ricordo un blog che leggevo secoli fa. Parlava di un amore infranto, trapassato, nostalgico e lei si struggeva in rigoli infniti di parole, in fiumi di poesie, in maree di emozioni. Era bello e asfissiante al contempo, entusiasmante e repellente nello stesso istante. Era pieno, pienissimo, come me, come me. lunedì 8 agosto 2011
Cancelli
...a tratti scompare, sì, come il desiderio di continuare nella stessa direzione, come la necesstà di farlo, come i problemi cari a tutti e privi di viscosità, privi di alternanze, i rassicuranti soluzioni. Scompare e scompare anche la mia nuova città per tornare sotto la neve, sotto la coltre, sotto il cielo di un maggio immobile, di una primavera mai consumata, perchè di questo si sta parlando, di questo e solo dell'avvenire che riguarda le domande e i desideri...nevica incessantemente e la neve è come lacrime di ghiaccio leggere, come pioggia, come farfalle, come fiori. Musiche d'oltreoceano, musiche lontane mi ricordano chi siamo stati, che cosa siamo diventati e come tutto questo è avvenuto. Si aprono i cancelli, si aprono le vie e i confini per andare oltre, per percorrere lo spaziotempo e da oltre ritorna il regno del re in tutta la sua calma e in tutto il suo abbandono.
domenica 7 agosto 2011
...acqua..e neve di maggio
...acqua, acqua dal cielo e dalla luna, dai ricordi e dai momenti dimenticati. Acqua a fondare una nuova città, confluenze energetiche, rigoli di idee, immagini di meraviglie da creare e fondare. Acqua ghiacciata e soffice come la neve che cade di maggio come d'agosto, come a dicembre, come in ogni momento laddove altro non è che l'oscura incapacità di penetrare il velato, lo sconosciuto, l'ignoto. Acqua, maree inondanti e tracimanti. Argini da rafforzare da rattoppare, da innalzare. Una nuova città sta nascendo, come dalla terra eppure altro non è che acqua nelle sue forme, nelle sue dimensioni volubili e nei volumi variabili. Acqua e neve, neve di maggio.
venerdì 5 agosto 2011
Una nuova città
...mi aggiro per questi luoghi da troppo tempo senza concludere quello che davvero vorrei....mi aggiro, tento, riprovo e tutto si copre di questa fastidiosissima amabile neve. Non avevo compreso la sua natura talvolta effimera eppure costante e onnipresente...la solitudine si è dissolta ma tornerà, ne sono certo, come una strana amica che non sa rivolgerti davvero la parola ma che fa capire di esserci sempre, anche in sua assenza. E' strano, è imprevedibile, è magico, come questi luoghi. Rimango in silenzio e affaticato. Ho costruito recinzioni, acceso fuochi, ma non sono riuscito a prestare troppa attenzione a che cosa significasse tutto questo. Prendo la mia stessa eredità, raccolgo i resti di un glorioso fausto passato e ricomincio da qui, dalle terre dalle nevi perenni, dalle lande dell'eterna giovinezza, dall'inebriante desiderio di posare, ancora una volta, la prima pietra. Aprirò come prima cosa degli scavi, archeologia della mente, a collegare il passato distrutto e il futuro asciutto d'idee. Ho bisogno di aiuto. A presto
venerdì 29 luglio 2011
Orgoglio e briciole di potere
...e mi inorgoglisce trovare ancora parte di me in quei luoghi, terreni che non visito da anni, mentali e non reali, eterei non tattili. Parti di me che sono mentali, non reali, idee, strascichi di pensieri, di parole e frasi, e pensieri e immagini...frammenti di ciò che ho lasciato e che qualcuno d'innominato conserva e tenta magicamente di ripetere come a farmi ricomparire, come a cercare di rigenerare un me che non esiste più, una persona mutata mille e mille volte nel tempo trascorso sotto la neve incessante delle notti, dei giorni, degli inverni e delle primavere. M' inorgoglisce e mi stupisce e mi rende consapevole della capacità di suggestione che mi appartiene...millantataore sono stato definito....non mi sono offeso, mi piace questa parola mi piace il suo suono ma non concordo nel suo significato, non disteso sulla mia pelle. Non credo di essere mai stato un millantatore, forse un illusionista, che trascende le reali forme, lo ctonio per risalire a idealità, a multiformi immagini, che mutano, che dissimulano la sofferenza e la gioia...m'inorgoglisce e mi ferisce non poter tornare...eppure non sarei lo stesso, calpesterei gracili tartari fiori, perchè nati nell'oltretomba di un mondo che non è più, che non ha più il suo fecondatore, il suo costruttore, il suo dominatore. Qualcuno tenta sempre di racimulare quel poco potere sparso per farne pani e per poterne mangiare. Ma non ci si nutre a lungo con le briciole cadute dal tavolo dei conquistatori...m'inorgoglisce...
martedì 14 dicembre 2010
Porta bianca, porta nera
Non ho scelto nessuna delle due; ho potuto, sia ringraziato il cielo, poter affacciarmi ad entrambe. La bianca e la nera. Sia ringraziato il cielo, svuotato dalla nostra ratio, ridotto a Campi Elisi oramai esclusivamente della nostra fantasia. Non ho scelto e mi sono fermato, libero e prigioniero solo di me stesso, perchè la neve dalle mie parti non cade mai in questa stagione, in maggio, e voglio gustare la straordinaria bellezza di eventi sconosciuti e inusitati. Libero prigioniero delle mie parole, libero esploratore delle mie angosciose felicità. Bianca e nera. Ho sbirciato entrambe, forse per il gusto di una terza via che non sia scegliere, che non sia decidere definitvamente. C'è un passato che chiede prepotente di invadere queste nuove terre; un presente che lo tiene a freno, per addomesticarlo e ammansirlo; un futuro libero e spazioso. Cade la neve di maggio.
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