...due sono state e sono tornate le terre, due furono e sono di nuovo gli antichi regni ed uno è rimasto, da sempre, il confine del presente...

mercoledì 13 marzo 2013

Dal castello al faro: io e M.

Il Leogrifo ci ha fatti entrare, ci ha fatto attraversare il ponte, ci ha permesso di varcare le 99 lampade e nulla ci ha colpito, solo il ricordo, l'angoscia di quello che è stato, di quello che irrimediabilmente non è più. Il castello testimonia l'abbandono di quello che un tempo era glorioso, magnifico, potente. Oggi le sue stanze abbandonate non possono più ospitare inquilini, non della mia fattura, non della mia essenza. Non sono in grado di viverle, di abitarle. M. sembra come malato, come impotente davanti ad una angoscia che lo consuma. Mi narra di un regno, si una seconda era, di un Re, che non avrebbe sopportato il proprio peso, la propria responsabilità. Mi parla di come siano arrivate le nevi; nostalgico ricorda il Mago, ricorda il suo carattere imprevedibile e poco socievole. L'ho condotto al faro e lì ci siamo riposati. Guarda spesso oltre l'orizzonte in cerca di città, torri, castelli sospesi, che qualcuno avrebbe ideato e concepito, costruito e infine abbandonato.
Ho paura, ho molta paura. mi chiede dove riponga la mia volontà ma io stento a riconoscerla, stento a capire dove tutto volga e verso che cosa. Mi riposo, guardo i suoi occhi: se davvero ha visto e ascoltato il mago, se davvero è stato il suo aiutante, prima o poi ricorderà qualcosa che ci faccia risalire dall'oscurità. Ci riposiamo: il Leogrifo è fuori a guardia di qualcosa che non esiste ancora.  

lunedì 11 marzo 2013

L'astuto seduttore

“Giacchè la bellezza, mio Fedro, solo essa è amabile e visibile al tempo stesso; essa è, notalo bene, la sola forma dell'immateriale che noi possiamo percepire coi sensi e che, i nostri sensi, possono sopportare. O altrimenti che sarebbe di noi se il divino, se la ragione, la virtù, la verità ci apparissero sensibilmente? Non saremmo noi distrutti e inceneriti dall'amore, come Semele al cospetto di Giove? Così la bellezza è, per colui che sente, la via che conduce allo spirito- solo la via, solo il mezzo, piccolo Fedro... E poi disse la cosa più sottile, l'astuto seduttore; disse che l'amante è più divino dell'amato, perchè Dio è nel primo ma non nell'altro...

(Thomas Mann, la morte a Venezia)

giovedì 7 marzo 2013

Terzo Passaggio: l'uscita dalla Grotte di Mandictu

...e infine ritorna la luce, e la neve. Tutto non sarà mai più come prima.

mercoledì 6 marzo 2013

Memorie di M.

"Ho vagato per molto tempo in queste caverne, credendole l'unico luogo sicuro per la mia stessa vita. Ho dimenticato il mio nome, il mio forte, splendido nome. Ho pianto molto per questo. Era una sua idea, come tutto qui, una sua potente e magnifica parola. Ho conosciuto di lui molte cose, l'ho guardato negli occhi, ho letto la sua bocca; ho appreso molto di quello che di una persona si può scrutare e percepire; ho conosciuto la sua antica arte, la sua forte eloquenza, la sua capacità creativa. Non ha abbandonato soltanto me ma anche se stesso.
Quando i boschi si incendiarono, quando il fuoco non ebbe più controllo, l'ultima magia, l'ultima, quella in definitiva possibile, fu di inondare ogni cosa d'inverno, di neve, di freddo. Era preoccupato, è stata per lui una scelta molto difficile, come lottare contro la propria coscienza. Non ricordo più nulla di quello che successe dopo. Nulla. E se ci sono stati nemici, adesso lo so, lo abbiamo capito troppo tardi, è perchè abbiamo fatto in mdo che ci fossero. Nulla qui può turbare quello che esiste, nulla se non la semplice volontà di chi l'ha creato. Sono felice che tu sia qui, perchè adesso siamo l'uno specchio dell'altro; sono felice ma anche preoccupato; mi chiedo dove sia la tua volontà, vera artefice di ogni cambiamento." M.

M. e io

Giaceva tramortito, abbandonato, rifugiato in un sonno quasi eterno.
"Ti ho aspettato"
"Chi sei?" Chiesi lui.
"Davvero non ricordi?"
Si stava sbagliando, non lo conoscevo.
"Davvero hai dimenticato? Sei entrato in queste grotte..come avresti potuto?"
"Non so come abbia fatto, io camminavo nei Boschi..."
"Sei tornato..." E mi abbracciò.
"Da quanto tempo sei qui?"
"Da quando tutto è finito improvvisamente...non ricordo che cosa sia successo davvero ma il Re non ha mai voluto cercarmi e il Mago, di cui portava le insegne, si è dissolto troppo tempo fa, quando il grande lago ha sommerso ogni cosa e l'Isola di F. è rimasto l'unico approdo nel mondo. Ma tu? tu mi riporterai fuori, vero? mi porterai con te? C'è ancora il mio faro? Dimmi, c'è ancora?"
"Sì, l'ho fatto risorgere e non so perchè..."
"Per me, per me! Vedi, tu cercavi me!"
In piedi davanti ai miei occhi, magro, consumato dalla troppa attesa, M. mi guardava inquieto e confuso. Non ci saremmo più lasciati.

Le Grotte di Mandictu

Sono stati qui, millenni fa, tutti, in viaggio. La caverna ne parla, lo sussurra, lo ricorda alla mia fragile, inquieta memoria. Sono passati da queste oscure gallerie perchè l'accesso è per pochi, per iniziati, per coloro che cercano. Il Leorifo mi ha seguito, mi sta dietro, mi osserva insicuro su chi io realmente sia; è confuso perchè lo sono anch'io, perchè non si può essere chi vuole qualcuno ma solo quello che noi scegliamo. Il Leogrifo è già stato qui molte volte, e si domanda adesso come abbia potuto trovarle, come sia potuto entrare. Sono stati qui, due ere fa, quando ancora i confini del Regno non arrivavavno a questo limite, quando ancora la neve non copriva ogni cosa, a gelare e a preservare i colori alla vista degli uomini. Sono passati dalle grotte sacre, dove il nero diventa più nero del nero, dove ogni alchimia è possibile, dove è credibile il cambiamento. Lo trovo scritto sulla roccia, fissato per l'eternità, dove l'eterno è solo un riflesso di desideri profondi e magici, inappropriati all'uomo ma profondamente conntaurati alla sua essenza.... e le grotte mi portano dentro, in profondità.


"Abbiamo vagato per giorni, settimane, forse anni, per questi boschi. Oscuri, illuminati, tetri, vivaci, mutevoli e mutanti, incantevoli e spaventosi. L'Oscuro Guardiano si è chiuso nel suo silenzio. Non ha avuto espressioni per nessuno di noi. Le sue uniche parole sono state 'siamo arrivati'. Una guida silenziosa, misteriosamente sicura, estremamente ligia, compitamente maestosa. M. è arrivato al limite delle sue forze mentre il Leogrifo, abituato a solcare mari e monti, non ha accusato nessun segno di stanchezza. Ci ha protetti, con la sua maestosità; ha supportato M. e me, nella traversata, molte volte. I boschi non si sono rivelati tutti uguali. Se inizialmente li ho percepiti così, pian piano ho cominciato a coglierne i territori, gli ambienti, i passaggi di confine, le traiettorie, la vita. Abbiamo proseguito, l'Oscuro Guardiano ci aveva promesso una dura impresa ancora, come se quella che stavamo effettuando non lo fosse abbastanza. Ho contato innumerevoli fonti e ruscelli. Cascate in luoghi primaverili, in pieno inverno. Ho contato strane creature, ho ammirato misteriose bestie che il Leogrifo pareva conoscere bene. Maestosi i Boschi d'Inverno, nella loro eterna stagione, oltre i Prati Estremi, già oltre i Giardini Officinali. Ghiacciati ma senza neve o ghiaccio; freddi ma caldi nella loro vita. Magnifici i Boschi d'Inverno, mi hanno fatto dimenticare, anche se per poco tempo, le mie amate, abbandonate terre. Non c'è più un Regno adesso, non più le mie terre  ma una comitiva che si sposta verso un dove imprecisato, attraverso traversie e prove da superare. 'Siamo arrivati'. L'ingresso delle Grotte di Mandictu ci aspetta. Abbiamo paura."

martedì 5 marzo 2013

Simboli: la caverna

Passaggio tra questo mondo e gli inferi, temperatura costante, oscurità assoluta, le caverne evocano le funzioni primordiali della grande Madre Terra, contemporanemante grembo accogliente  e tomba a cui tutti sono destinati. L'ingresso all'Ade era una caverna e gli Atzechi facevano risalire la loro origine alle sette sacre caverne dalle quali erano usciti, come generati, partoriti dal grande grembo.  Luogo di nascita, morte, iniziazione e rinascita. Perfino Giove fu cresciuto in una grotta nutrito da api e capre. L'ingresso alla caverna/grotta è introspezione, incubazione, ritorno alla fonte, introiezione psichica, talvolta ibernazione e perdizione sotto il peso dei propri pensieri.  Come simbolo religioso è luogo di conversione, culmine della ricerca spirituale (la stella di Betlemme). E' associata, in molti racconti, al viaggio sotterraneo, iniziatico, di morte e rinascita, laddove le due cose non sono altro che due faccie di uno stesso cambiamento di stato, da effettuarsi nell'oscurità, nelle viscere, nel cuore della terra e  del mondo. Eppure lungi dall'essere terribilmente oscura, in molti casi la caverna iniziatica si presenta  luminosa, in modo da lasciare che l'oscurità rimanga fuori. Deve essere un luogo nascosto, inaccessibile ai profani, un cuore sacro e spirituale; e del cuore assume lo stesso simbolo (triangolo equilatero con un vertice rivolto verso il basso), immagine a sua volta della coppa che contiene e non è contenuta, che regge il sangue salvifico e mortale. E' il centro, l'occultato e il nascosto; il 'difficilmente raggiungibile', la rinascita spirituale. Opposto alla montagna (il cui simbolo è il triangolo equilatero con un vertice verso l'alto) anch'essa via d'iniziazione, la caverna punta al basso, alle profondità, alla via segreta e nascosta, luogo di seconda nascita. Caverna e montagna sono due vie spirituali, centri iniziatici, complemetari l'una all'altra, allineate sullo stesso centro assiale (caverna dentro la montagna).  

venerdì 1 marzo 2013

Simboli: il simbolo

Il simbolo è una soglia, un passaggio visivo o verbale in grado di condurre a nuovi e più complessi livelli di significato. Un velo a separare una logica descrittività e una profondità esperienziale e di significanze. Il simbolo esprime sempre ciò che non può essere detto, che non può essere espresso con la razionalità del discorso logico. E' un varco, una porta, un passaggio dell'anima

Il Mare del Sud

Il Faro ha ripreso a funzionare. Sono queste terre, è il risveglio di ogni cosa. E il Mare del Sud che condusse qui secoli orsono, naviganti e viaggiatori, pirati e contrabbandieri, furfanti e maghi,  è di nuovo navigabile, e sicuro nella notte. Il Mare del Sud che oltre il faro, giunge nelle terre perdute oltreoceano, squarcia il confine del presente sospeso nella neve, congiunge quello che è fuori da quello che è dentro. E' una distesa d'acqua tempestosa, inquieta e continuamente agitata.

giovedì 28 febbraio 2013

Argomenti: il bestiario medievale e il Basilisco

Un bestiario, o bestiarum, è un compendio che descrive gli animali (o bestie). Nel medioevo si trattava di una particolare categoria di libri che raccoglievano brevi descrizioni di animali (reali ed immaginari) accompagnate da spiegazioni moralizzanti e riferimenti tratti dalla Bibbia. L'origine remota di questi testi, che non hanno alcuna valenza scientifica o naturalistica, è da ricercarsi nell'opera greca Physiologus (il fisiologo, cioè lo studioso della natura) che offriva l'interpretazione degli animali e delle loro caratteristiche in chiave simbolica e religiosa. Altre fonti sono invece da ricercare in autori latini tra cui Plinio il vecchio, Solino, S. Ambrogio.
Le cause di raccolte di animali immaginari in appositi Bestiari, frutto della pura fantasia dell'uomo sono molteplici. Determinanti le minori conoscenze scientifiche e quindi l'attaccamento alle tradizioni locali e le leggende pervenute da lontano. Incrementarono inoltre la fantasia umana la condizione storica geografica e territoriale. All'epoca i paesi erano fortificati e isolati a causa delle numerosissime invasioni e collocati a ridosso di un bosco il quale garantiva un'ottima rifornitura di legname. Nasceva un legame di dipendenza con la foresta, ma anche una sorta di fascino e inquietudine dato che al tramontare del sole, il bosco, era profondamente sinistro data la sua macchia fitta e profondamente buia, e frequentato solo dai suoi inquilini selvaggi come lupi o altri animali. La suggestione del luogo portava la gente a tenersi lontana durante la notte, e i suoni degli animali venivano interpretati come demoniaci e sovrannaturali. Alcune importanti bestie mutuate dalla tradizione orientale o originatesi in seno alla nascente cultura cristiana europea  erano e sono il Basilisco  (la cui descrizione può variare sensibilmente da autore a autore) e l'Araba Fenice. Sul  primo, essere terrificante e tremendo, si è scritto meno rispetto alla Fenice, proprio perchè quest'ultima è strettamente collegata al tema, caro al cristianesimo, della resurrezione.
Il Basilisco (dal greco Basiliskos, 'piccolo re') di cui si trova traccia persino nei Salmi biblici (Salmi 91,13), era generalmente raffigurato come un piccolo serpente (più tardiva la raffigurazione serpente-testa di gallo) dallo sguardo pietrificante e mortale. Taluni dichiarano che è mortale la stessa aria che lo circonda oltre che al suo tocco. Si credeva fosse generato da un uovo di gallo in particolari condizioni astrali e covato da rospi o serpenti anche per diversi anni.  L'animale è simbolo di ciò che si evita, che si fugge perchè pericoloso e mortale per la coscienza. Il Basilisco, ritroso e vendicativo, talvolta rappresenta la colpa, il rimorso e l'inganno. Mortale per l'animale è il canto di una donnola.

mercoledì 27 febbraio 2013

....che mi si addice

Sì, i Boschi d'Inverno sono come mi era stato detto, enormi, potenti e immobili, da quando il Mago e il Re li hanno abbandonati. Eppure qualcosa ho potuto ascoltare, una voce, una sussurro, un pensiero. Emerge dal sottobosco la necessità di proseguire i miei passi, di percorrere sentieri che non ci sono ancora perchè solo io portò tracciarli. Mi sfugge il Basilisco che so esserci, so aggirarsi intorno a me. Mi cerca, mi vuole affrontare. Voci, pensieri, sussurri. Quello che sta succedendo è ciò che mi si addice. il Lago dei Fiori di Loto non è lontano.

Simboli: il bosco, la foresta

In epoche remote una grande foresta si stendeva ininterrotta dall'Irlanda al Giappone. Quecie secolari, e sempreverdi hanno particolarmente arrichito le fiabe nordiche e asiatiche di miti e leggende sui boschi e le foreste. Tendezialmente immaginate e vissute come oscure e impervie, luoghi di smarrimento, dimora di animali pericolosi  (felini, lupo, orsi, ragni e serpenti), esseri mitici (Orchi, folletti, gnomi, elfi, maghe, satiri, diavoli, streghe, angeli, fate spiriti degli alberi e degli animali), ma anche fuorilegge e predatori,  le foreste rappresentavano  davvero un pericolo costante per i luoghi abitati. Le terre coltivate erano pochi strappi nell continuità degli alberi (il termine foresta viene dal latino forestis e significa 'fuori dalle mura') e tutto era circondato dai boschi o dal mare. I luoghi abitati (la coscienza razionalizzate e rassicurante)  erano sempre ai confini di foreste e boschi, che hanno naturalmante assunto, in contrapposizione, la valenza simbolica dell'inconscio, della confusione e disorganizzazione, dell'ignoto, ma anche  dell'avventura, dell'iniziazione, della scoperta, della solitudine, della guarigione, della regressione (regressio ad uterum) cui si collega il coraggio, la forza, l'ambizione di divenire qualcuno, di assumere una posizione all'interno della struttuta sociale, di crescere e superare, di affronare e risolvere. Avventurarsi in una foresta o in un bosco è andare incontro a pericoli, animali mitologici e mitici, fantasie partorite da proiezioni mentali sull'oscurità dell'ignoto, paure, limiti personali, ossessioni. E' un luogo generalmente di passaggio dove emergono e si scoprono le potenzialità di colui che inevitabilmente ne uscirà cambiato, trasformato, fortificato, cresciuto.
Per gli iniziati la foresta diventa magicamente  luogo di visioni (a partire dal viaggio dantesco nella selva oscura), giungla psicologica, misteriosa e impenetrabile, dove le cose appaiono e scompaiono improvvisamente, senza percorsi logici controllabili dalla coscienza.
Scappare nella foresta, fuggire è abbandonare la civiltà, le regole del comune vivere, entrare a contatto con lo spirito della natura, qualunque esso sia, con gli spiriti che in essa dimorano, e più in profondità dentro se stessi, col proprio inconscio, con la propria parte oscura.
Una radura nella foresta è simbolo della conquista dell'iniziazione spirituale

lunedì 25 febbraio 2013

Secondo Passaggio: le Porte dei Boschi d'Inverno

Si è reso necessario, si è reso l'unico passaggio, l'unica via. Le porte del grande bosco si aprono e mi lasciano entrare. Sarà il secondo passaggio, sarà un pensiero che scende in profondità. Sarà un inverno molto freddo.

Il castello, il lago, il Leogrifo

C'è un Leogrifo a custodia del Castello; mi ha spaventato, interdetto; mi ha allontanato senza parlarmi. Ha paura. E' come spaventato dall'assenza che gli ruota attorno, dalla mancanza che subisce da troppo tempo. E' enorme, maestoso eppure fragile, profondamente inquieto. Mi rimanda ai boschi, le strade da percorrere sono lì. Il castello rimane immobile, adagiato sul lago pervaso da una nebbia d'incertezza, da un candore spettrale. Il Leogrifo lo sorveglia come di pietra, adagiato su un davanzale, pronto a precipitare su chi osi oltrepassare il ponte. Tutto è cominciato da qui,  dal lago, specchio dell'anima, dell'inconscio profondo, dimora del Basilisco, imperituro e tremendo. Tutto è cominciato da qui e tutto qui dovrà tornare, prima o poi. Dovrò proseguire per i Boschi d'Inverno, celebri, freddi, terribili anch'essi, che circondano il lago fino al mare del sud. Qualcuno secoli prima di me li ha percorsi in tutta la loro profondità, per conoscerne la natura, la durata, la fortezza. Percorse sono le strade che trovo, abbandonate da tempo, sprofondate nella stagione nevosa che da troppo tempo inonda queste terre. Proseguirò senza varcare il cerchio di lampade. Esiste un altro lago, a est, lo Specchio dei Fiori di Loto. Lì potrò riposare, potrò accettare il mio destino e rifletterci su. Lì potrò acuire la mia vista.

domenica 24 febbraio 2013

Le lampade al castello sul lago

"Sarebbe bastata una lampada, una soltanto a rendere la notte meno oscura, ma ho deciso di accenderne 99.
99 lampade ad attorniare il castello.
99 lampade a recidere la notte.
99 lampade a colorare le fantasie che solo tu puoi immaginare.
Saranno un confine sacro, invalicabile, che trasformano in Sancta Sanctorum lo stesso castello, una camera sacra in un tempio più grande.
Saranno un confine proibito agli incapaci di andare oltre, ma non avranno mani armate.
Vedi, M., la forza non serve, non serve quasi mai. Gli sciocchi rimangono fuori perché loro lo scelgono."


Il termine 'lampada' deriva da una radice greca che significa illuminare, risplendere, sfavillare, essere luminoso, brillante, raggiante. Richiama l'albeggiare di un'idea, della ragione stessa e della presenza del divino in un luogo. E' simbolo della continuità della vita sulla morte, e si mantiene accesa sulla tomba dei defunti; il suo risplendere è archetipo del momento della chiarezza, dell'illuminazione e  della saggezza introspettiva. 
Il simbolismo delle lampade accese (e che che non devono mai spegnersi) è in Matteo 25, 1-13, chiaramente spiegato come la necessità del non abbandonare la veglia. "Vegliate dunque, perchè non sapete né il giorno né l’ora".

sabato 23 febbraio 2013

Ritrovare...e cambiare: nuovi desideri

Ho ritrovato tutto. Foto, dialoghi, persino commenti, tutto. Sono stato previdente, troppo, nel conservare ogni cosa, e adesso devo fare i conti con quello che da tempo non mi ricordavo, quello che accantoni nei cassetti o nelle stanze chiuse a chiave della memoria solo perchè fa male averlo davanti agli occhi, nel salone d'ingresso. Prima o poi comunque bisogna farci i conti, bisogna affrontare quello che ci ha fatto male per scoprire ogni volta che adesso, dopo mille ere trascorse, non brucia più come prima, non lascia più cicatrici ma solo un pizzichio alle mani, quella irresistibile sensazione di impotenza, quella voglia disperata di fare qualcosa di diverso che allora non hai fatto. Rimorso, rimpianto. Bene, passato questo tutto torna come prima e la neve riempie ogni cosa e le porte sono aperte e le finestre spalancate a cambiare aria. Sì oggi è un giorno importante. Nulla si è mosso fuori apparentemente ma molto dentro è cambiato. Sono le dimensioni nascoste, quelle arrotolate, che muovono molte più cose, perchè sono 6 o 7, a differenze delle altre che sono 3 più una. Ritrovare, aprire cambiare e così scoprire nuovi desideri che nascono che si srotolano, che crescono. Mirabilia mundi.

A Persefone, la regina del passato

Tutto qui parla di lei, tutto, dentro e fuori i confini del Regno di Astralia e oltre. Il cuore pulsante è al castello, il castello del Mago, abbandonato sulle rive del lago, vuoto  inutilizzato da secoli. Persefone ha avuto i suoi occhi e il suo cuore e la sua dipartita, magica, millenni fa, lo ha turbato e lo ha allontanato. E' stata la causa prima del gelo che oggi inonda ogni cosa, è stato il vero principio dell'inverno. Chi sia Persefone e dove essa sia adesso nessuno può saperlo. Lui aveva capito, l'aveva amata e cullata ma come una volpe selvatica, come una rosa con troppe spine, lei era rimasta nei boschi, lontana, irraggiungibile, eterea e presente. Ogni cosa aveva riempito per lei, di luce, di primavera, di fiori e parole inebrianti. La sua dipartita, la sua scomparsa e le guerre che devastarono il regno segnarono il futuro della loro relazione, e oggi in pochi lo ricordano, in pochi sanno definire che cosa sia successo. Spero si siano ritrovati, si siamo amati. Forse viveva ad Astralia, forse era qui la sua dimora e il sue essere scomparsa ha portato via con sè ogini abitante; forse come un'ape regina ha condotto fuori dalle terre del Grande Mago tutti per porli in salvo dalla bufera entrante. Forse. Adesso di quelle antiche battaglie e di quell'arcano misterico amore, rimangono poche cose, pochi ricordi, poche parole.


DIALOGHI PERSI NEL TEMPO

"Mi chiami con l’altra faccia della luna.. da sempre.. e per questo un sorriso.. Con tutta evidenza, certi tabernacoli si aprono solo per pochi.. E non ho mai smesso di accogliere la responsabilità di guardare a questi luoghi, anche quando da me non giunge suono alcuno.. Quando taccio è perché ascolto e, imparo.. Ma se puoi lascia che mi mostri così, naturalmente, senza nessuno che possa cercarmi.. continua a darmi la calda ed aperta accoglienza che ho respirato nelle tue terre.. Ti chiedo.. Risplendente! “oscura l’essenza delle cose” ..già.. ed è ciò che ci riempie di meraviglia.. perchè ci è permesso soltanto l’inesprimibile. Al patto di non interpretarlo ma suggerlo.. Anche nel mio mondo è successo qualcosa, un germe che sta per crescere.. una traccia lasciatami, un’impronta.. un dolore sottile e continuo.. e mi rendo conto che quando si cavalca un cambiamento..beh.. ci sarebbe da perdersi, in quei disegni mostrati dalla sabbia.. Dovremmo provarne paura? Dovremmo quindi guardarci da un’arte sbalorditiva? Dall'arte che celebra i tranquilli alfabeti dell'essenza/assenza? A volte lo si vorrebbe.. forse.. Ma c’è così tanto Amore in ogni alchimia.. in ogni passaggio.. in ogni trasformazione.. c’è così tanta Vita anche in ciascuna morte! Respira .. respira.. che il nostro respiro scuote sonagli invisibili e purifica.. So che presto vedremo, che tutte le frammentazioni che sembrano orlate di vetro rotto sono solo le ombreggiature di un elegante affresco.. ma ancora forse, semplicemente, non è il tempo.. Anche fra mossa e mossa, occorre mettere in opera l'arte della pazienza. Per costruire. Forse si deve.. Un saluto, da qua

Fermo Viaggiatore verso il confine! fermo ti prego, la dama della luna ha rivelato le sue volontà....non sarà cercata, non adesso, non per il momento...il cambiamento coinvolge la sua vita, come tutte le nostre...proteggila piuttosto, preserva la sua integrità, pur non sapendo dove si trovi e dove dimori...è in queste terre, e le terre la accolgono come regina...se percepisci i suoi passi non cercare di guardarla, di vederla, di ascoltarla...cambia strada. Fermo, Viaggiatore, fermo...torna a cercare il confine, Persefone rimane il lato oscuro della luna...per adesso

Non so come..o forse si..re di queste terre, mi sei giunto in sogno..
Senza volto, senza nome, senza nessun contatto..sono stati celebrati riti alla luna..


Ti lascerò misterica e silente fin quando vorrai, Persefone, scusa la mia arroganza, la mia brama, era soltanto desiderio di arricchire la luce che si è fatta flebile in questi tempi oscuri. Ho liberato il viaggiatore perchè ti cercasse ma adesso, pentito lo fermo, lo incateno; non dovrà disturbare il tuo regno che vive una stagione di cambiamento, che necessita di silenzio, scusami...respirerò come mi ha detto, guarderò ma rimani, ti prego, resta in queste terre...riposa, cammina, e rimani...non cesserò di avere pazienza...

E così hai deciso di fare la muta..nuovamente.. Hai molto coraggio. Saggio è accostarsi al passaggio con lentezza, con una rosa e un pugnale dietro la schiena. Accarezzo i tuoi dipinti e sorrido al bocciuolo nuovo e freschissimo: uno spiraglio.. e mi piace osservarti..
I tuoi luoghi mi sono sempre accoglienti, quasi familiari. "Avremo una nuova esistenza.Presto (presto)" .. E ancora.. Se il velo non è pesante il nome è responsabilità..e tutto è così poli-verso-senso-morfo....kora,persefone, demetra, ecate.. custodire il segreto..onorare il segreto.. e nel segreto assaporare piano un senso di libertà..un senso ke lascia aperti al desiderio..Il ri-velato è ancora più prezioso del manifesto..grazie.. Cambino i pianeti e volteggino le stelle a protezione dei sentieri ke sono nati per te. Un sorriso


Le tue parole hanno una profondità che raramente ho incontrato...mi sembra quasi di conoscerti..."chi sei?" mi chiedo con insistenza? chi ti ha dato le facoltà di arrivare così in profondità, così nel vivo della mia condizione? non mi dispiace ma adesso la mia anima sente la necessità di conoscerti. "Chi sei?" mi chiedo con insistenza..."chi sei?" Non è semplice catturare la mia attenzione, non è facile incantarmi...Resta il tempo che vuoi, raccontati e raccontami, mi piace ascoltarti, mi piace interrogarmi su di te, mi piace tacere per riflettere sui tuoi significati. Ciao Passeggia Persefone, queste terre ti appartengono per vocazione, sono tue perchè te ne dono parte e perchè loro per prime bramano di averti come regina. Passeggia e racconta la tua vita, la tua storia i tuoi pensieri e le sensazioni, delle quali, più di tutto, sono curioso. Passeggia sotto il sole senza sera di questi luoghi, sotto la luce che non teme ombre, sotto le nubi che non riservano tempeste. Passeggia fino al faro; [...]  Passeggia, tutto sta cambiando, si muove anche in impercettibili movimenti; tutto ci circonda  e ci comprende e nel tutto, altri ci hanno trovato e ci hanno incontrato. Passeggia, mi rasserena sapere della tua presenza. Accetto l'enigma di parole delle quali davvero, fino in fondo, non ho la presunzione di comprendere il significato. Accetto il tuo mistero, accolgo il tuo respiro anche se il volto rimane velato; in fondo queste terre velano molte più cose di quante ne possiamo immaginare. 
A presto.

venerdì 22 febbraio 2013

Simboli: il nome. "Nomina sunt consequentia rerum" (Giustiniano, Libro II, 7,3)

Gli antichi saggi che possedevano la conoscenza della lingua quadratica dalle 22 lettere, componevano i nomi in modo che corrispondessero a una combinazione determinata di forze atte a crearne la manifestazione. Platone dice che "chiunque sa il nome, sa anche le cose". I nomi rivelano, in questa visione perduta, l'essenza delle cose cui si riferiscono, le cose in sé stesse. I nomi, consequentia delle cose, nel significato di 'richiamano quello che invocano', richiamano la loro essenza. "Invocare il nome di", è richiamare l'essenza di qualcuno, la presenza in atto, la natura, "lo spirito di" (in particolare di dio nelle religioni ebraica prima e cristiana poi). I nomi conseguono le cose e sono legati ad esse in successione. L'anteposizione ne determina un cambio di sostanza. Gli egiziani credevano nel potere creativo e costringente del nome, un potere dunque magico. Nominare qualcosa, assegnare il nome, è determinarne la natura e l'essenza. Rinominare qualcosa è cambiarne la natura stessa. Chi entra in un ordine che sia religioso, massonico o altro, sceglie un nuovo nome, o meglio vede su di lui imposto un nuovo nome in base alla sua nuova strada/natura. Il nome ha dunque un potere legato alle cose che invoca, e ad esse si lega come un lato di una stessa medaglia. Rinominarsi spesso è cambiare vita ed è la derivazione di un cambiamento che è già in atto o è addirittura già avvenuto.

La Torre del Viaggiatore

C'è una torre nel cuore delle Terre di Astralia, una strana costruzione. E' fatta per il Viaggiatore, appartiene alla prima era e si conserva intattain questo luogo deserto. Mirabilia Mundi.

"Grazie Viaggiatore per aver custodito P. durante la mia assenza. Meriti un luogo dove dimorare, meriti un punto di riferimento che sia fra terra e cielo, che sia mutevole e volatile, come il mercurio. Ho innalzato per te, su una altura nei boschi, una Torre dei Venti, come quella che ad Atene, 2000 anni orsono, indicava tramite il tritone posto sulla sua sommità, la direzione ed il nome del vento. Dimora in essa e sorveglia la clessidra al suo interno, ti darà il senso del tempo così assente in questi luoghi. Da lì potrai spostarti in tutte le terre del Regno e da lì potrai tenere d'occhio il faro, fintanto che M. non riacquisti la sua posizione, se mai succederà. E' ubicata in alto, libera da tutti gli otto lati, perchè otto sono i vento degli antichi (Boreas, Kaikias, Apeliotes, Euros, Notos, Lips, Zephyros e Skirom), perchè otto è la transizione tra il cerchio, l'uno senza fine, ed il quadrato, terreo e ctonio, della materia. Otto gli angoli dei due quadrati intrecciati e sovrapposti, e otto è dunque l'anello di congiunzione; tu lo sarai per queste terre. Anche il faro porta questa stessa natura, anche M."
E' lui, sono sicuro, sno parole sue. La clessidra è ferma, vuota sulla parte superiore, enorme e imponente, fredda e impotente. Il Viaggiatore è scomparso e il tempo ha cessato il suo corso.

giovedì 21 febbraio 2013

La verità

E' difficile la verità, è a tratti sfuggente e assolutamente mutevole. E' pallida, troppo fredda per essere pienamente accettata e variegata nei tempi e nelle forme. Audace e coraggioso chi si professa pronto ad accettarla sempre e in ogni dove, per forza e in qualunque occasione. Perchè la verità è di ognuno, e ognuno ha la propria. Serve una grande capacità di accoglienza, accettazione e comprensione per trattare quella altrui come la propria. Difficile la verità, la propria e quella altrui, da capire, accettare, sondare.

Simboli: la neve

La neve si ammassa perchè la struttura cristallina dei suoi fiocchi (cristalli esagonali ognuno dei quali unico) impedisce che essi aderiscano l'uno all'altro; al contempo però fra essi rimane aria che la rende un potente isolante termico su tutto ciò che copre. Gli animali sanno che sotto la neve saranno riparati dal freddo. La neve isola dal mondo estreno, dalle sue distrazioni, dalle sue perturbazioni, rendendo tutto come onirico e alieno all'ordinario scorrere del tempo. Tutto sembra incantato, imperturbato se non dalla neve, tutto rimane immaginifico e brillante, madido e freddo. Ci sono culture che hanno molte parole per descriverla, anche nel suo aspetto dinamico, fugace, brillante e etereo. E' distaccata, solennemente saggia, regina delle altezze, ambigua, perchè magica e pericolosa, delicata e travolgente. Associata alla luna e alla sua luce, la brillantezza spesso acciecante della neve è simbolo di purezza d'animo e di castità intesa come allontananmento dal caldo contatto fisico. Simbolicamente, quando la neve compare, i sentimenti sono dissociati o repressi come per proteggersi, come per fuggire spiacevoli esperienze e vissuti.  Sentimenti che forse si scioglieranno quando la coscienza sarà pronta ad affronatre il disgelo coincidente con la primavera. Gli alchimisti medievali si rallegravano nel vedere nella storta il sublimato bianco scendere come neve: erano entrati nell'albebo, la seconda fase dell'Opera.

mercoledì 20 febbraio 2013

Oltreconfine

Le terre di Astralia sono poco a nord, fuori da quelle del regno del grande Re e lontane galassie dal castello del Mago. Eppure le streghe che hanno acquietato i dissidi, che hanno sconfitto le lotte, che hanno mantenute accese le 99 lampade anche dopo l'inondazione del Grande Fiume, devono essere passate da qua, almeno devono essersi riposate fra queste antiche mura. La neve cessa di battere, finisce la sua corsa e si immobilizza. Fenice prese questa strada quando abbandonò, mille anni orsono, minacciata da invisibili nemici, le terre del Mago. Oltre sono solo i Rifugi Oscuri . M. sarà passato di là, dopo di lei, molto dopo e dopo ancora l'Apprendista ferito a morte, e prima di tutti il Viaggiatore. Sono storie antiche che riemergono dalle polveri di Astralia, dalle rovine di ciò che non voglio dimenticare ma riportare alla mente. Sono leggende, sono destini incrociati, della prima era. La Principessa  Bianca colmò l'aria di luce, quella Nera la rafferddò calmando i venti ; per  il Re fu semplice inondare tutto di neve. Neve, perchè niente si scaldi, neve perchè le orme rimangano quel poco che basta, neve per arrivare fino ad Astralia. Ritorneranno tutti.

martedì 19 febbraio 2013

Astralia: la terza era

Ci sono Regni antichi, senza presente, dove parte del  passato è rimasto soltanto nelle memorie di qualcuno, e molto è andato perso, dimenticato. Astralia ha vissuto due ere fa, quando il Mago dominava queste terre, le stesse che con gioia  e dolore aveva creato. Poi venne quella del grande e potente  Re, erede e degno successore; infine tutto si è trasmutato di nuovo, lasciando che le rovine sostituissero lo splendore. transito per queste terre, per questa città che ancora mostra la sua bellezza e mi chiedo dove fossi finito, dove siano finiti tutti, dove siano volati i Leogrifi, I grifoni, le bestie sacre del tempio e chi abbia più cacciato il Basilisco, la bestia tanto temuta. Adesso ricordo che la bellezza di Flauris era polvere a cospetto di Astralia, rimasta per lungo tempo ai confini dell'Impero Maggiore. Sono giorni strani questi, ci sono emozioni nell'aria che percepisco chiaramente e distintamente. Ci sono presenze oscure e leggere che mi osservano. Transiterò oltre il porssimo passaggio, quando avrò saputo quale sia.

Primo Passaggio: le Porte di Astralia

Il tempo è arrivato. Qualcosa mi ha sospinto fino a qui, attrverso i boschi di pietra, oltre il bianco e il nero e le fantastiche galassie disseminate in ogni dove. Ogni passaggio è un ritorno a qualcosa che ci è appartenuto. Ogni passaggio è un abbandono di cose che adesso non ci appartengono più. Ogni passaggio è una doppia direzione, dove l'andare e il procedere non sono mai una sola unica strada. Le antiche porte di Astralia segnano l'ingresso, segnano il vero inizio, segnano il non ritorno. Il bianco e il nero hanno cancellato i confini, hanno tracciato orizzonti nuovi e ora tutto si muove in cerca del Mago. Ci saranno altri passaggi.

lunedì 18 febbraio 2013

Che giorno era domani?

Oltre i Boschi Ottenebrati, se non si ha la forza di rimanere sul sentiero seguono i grandi alberi di pietra che distolgono l'attenzione dalla propria meta e dalla propria strada. E' stato un abitante di quei luoghi, forse un fauno, a mostrarmi i segreti della neve. Non penetra in questi luoghi, perchè il bianco più bianco e il nero più nero hanno infinite sfumature che non sono grigio ma sono la compresenza di entrambi, il tertium datur. Non c'è difficoltà nel coglierli entrambi, non per lui, non per me adesso, non per noi. Non c'è difficoltà nell'accettare le dissimmetrie, le dissonanze temporali, le difficoltà spaziali. Non c'è apparente semplicità ma neanche organica difficoltà. Non esiste nulla di inaccettabile, solo la mente di ognuno che filtra ciò che si può e ciò che non si può. La neve si è calmata ma è pronta la bufera, ancora una volta, ancora una volta. La neve sembra riposarsi e non penetrare questi luoghi ed io, non lo posso negare, sto cercando il mago. Non so se sperare di trovarlo. Ho dimenticato il giorno che mi attende in una lunga snervante attesa. Che giorno era domani?

Dal faro: il Regno di Astralia

E' stato dal faro che ho potuto puntare lo sguardo oltre i boschi Ottenebrati, oltre i laghi e le cascate di Aduna; oltre le case diroccate di antichi paesi, inondati dalla piena dal Grande Fiume che seppellì anche l'isola di F. infine per poi rientrare, dopo la rottura delle dighe a valle, nel suo letto. ho visto le porte del Regno addormentato di Astralia. Porte ghiacciate, inondate di neve. Nessuno transita attraverso di esse da troppi secoli. Si narra che lì viva ancora il re addormentato e che  lì ancora si conservi l'attesa del ritorno del grande Mago che ha fatto di queste terre tutte la meraviglia che oggi solo pallidamente riflettono;  l'ultimo luogo al mondo che ne ricorda il nome. Un tempo viveva lo spirito che ha dato il nome al Regno, viveva indisturbato nelle sue terre; aleggiava e si diffondeva e la primavera non aveva fine. Qualcosa poi l'ha disturbata, giovane e fragile Astralia. E' stato inutile cercarla, perchè questo ho fatto. E' stato inutile e vano. Oggi il Regno rimane  addormentato col suo re, ghiacciato come i mie desideri. Mi dirigerò verso le porte di Astralia, non temo la neve e il ghiaccio, non tempo l'ombra che vive in me.

giovedì 14 febbraio 2013

Ricordi: il faro

...e infine ho dovuto farlo, ho dovuto tornare e cercare quello che solo in parte avevo dimenticato. Quante cose sono accadute, quante anime hanno transitato da luoghi che adesso soltanto rimangono nelle nostre menti...può rimanere tutto come un ricordo? può non esistere più nulla di quello che ci ha preso, che ci ha turbato, fatto arrabbiare e gioire...ho ritrovato il suo nome e mi sono impaurito. Nomina sunt consequentia rerum, l'avevo davvero dimenticato....ho dovuto rileggere, riunire le carte, radunarle e farne una raccolta. Presto ne farò qualcosa o lo porterò al faro. Sì, credo che sia arrivato il momento di ritrovarlo, per il mio bene, per la mia memoria.

Chiavi

Esistono chiavi che sono state importanti e che adesso non hanno più utilità. Arrugginite, spezzate nelle loro serrature, oppure semplicemente rimaste senza, abbandonate. Esistono chiavi importanti, chiavi di poco conto, chiavi che non si usano più, consumate, antiche, solide, leggere. Chiavi che aprono grandi palazzi, piccole stanze, cassette postali, scrigni, carillon.  Chiavi che legano, che allontanano, che  chiudono e che aprono. Esistono infine chiavi rare, che durano per tutta la vita. Grazie.

giovedì 7 febbraio 2013

Instabili

Ho pensato al quattro a causa della stabilità. Sono quattro gli angoli del mondo eppure riesco a non vederli o a perderli di vista. E perdo la stabilità precaria a vantaggio di una discontinua e intermittente forza centrifuga. Il centro perde di attrazione gravitazionale e lo spazio curvo si stira fino a rompersi. Si stende e si rilassa e mi annienta. Correre non serve, il bianconiglio si è già rintanato e seguirlo vorrebbe dire cadere ancora nella sua tana, nella sua misera, lurida tana. Voglio rimanere a veder sparire i cardini, i venti, gli orizzonti e cercare di percepire le galassie che si spostano a velocità crescenti. Dove si genera lo spazio e il tempo, dove il confine dell'universo tutto si sposta e avanza, lì è la mia mente, la mia attenzione, la mia concentrazione. Lì. 

mercoledì 6 febbraio 2013

Simboli: il quattro (Stabili)

..... i punti cardinali, gli angoli della terra, i venti del paradiso, i fiumi dell’Eden e quelli infernali, le qualità degli antichi (caldo, secco, umido, freddo), i temperamenti (sanguigno, flemmatico, collerico, melanconico), gli elementi di Empedocle (terra, aria, fuoco, acqua), gli ingredienti alchemici (sale, zolfo, mercurio, azoto), le stagioni, le figure geometriche di base (cerchio, linea, quadrato, triangolo), le fasi lunari, le lettere dell’alfabeto ebraico che compongono il nome di Colui che non si invoca (Yod, He, Vau, He), le operazioni dell’aritmetica, le virtù cardinali (giustizia, prudenza, temperanza, forza), le forze fondamentali della fisica, le età dell'uomo....quattro.

domenica 20 gennaio 2013

Veloce

Era inevitabile che tornasse la neve a congelare le mie mani. Inevitabile. Stavolta però vorrei affrontarla con microscopica attenzione, sondando fino a dove è sondabile la natura delle cose; cercando di non oltrepassare lunghezze invalicabili, come quella di Plank. Vorrei assaggiare il significato di universi paralleli perchè ho scoperto la possibilità dell'esistenza di tunnel spaziotemporali che potrebbero collegarmi ad essi. Vorrei viaggiare veloce quanto una percentuale adeguatamente alta a quella della luce, perchè il mio tempo si relativizzi a tal punto da non essere più compreso. Vorrei capire quello che mi sfugge di altri mondi, semplicemente perchè sottovaluto la possibilità che le leggi di natura lì siano diverse. Bastano piccole lunghezze, piccole variazioni sulle misure, sulle masse delle particelle fondamentali e tutto muta di forma, muta nella sostanza intrinseca  e profonda. Veloce quasi quanto la luce.

venerdì 18 gennaio 2013

Il punto preciso

E' inutile cercare il punto preciso dove sarebbe avvenuto il big bang semplicemente perchè nel momento in cui è accaduto non esisteva nessun momento e nessun punto...nessuno spaziotempo e tutto era il suo puntotempo.

giovedì 17 gennaio 2013

Universo monoverso

Se la teoria delle stringhe supporta senza la possibilità di catastrofi, strappi nella trama spaziotemporale, perchè io non riesco a sopportare quelli nella mia?! Esistono tunnel temporali che conducono fuori dalle normali eclittiche...orbite non più orbite a velocità accelerate. Eppure poi tutto torna stazionario, nel planetario apparentement immobile dell'unico universo che riesco a completare mentalmente. Troppo difficile da dire, troppo facile da accettare.

giovedì 15 novembre 2012

Antiparticelle

...si annichilano con i loro opposti, le particelle elementari...ho pensato ad un me fatto di antiparticelle, un anti-me...non tanto per annientarmici, quanto per misurarmi con tutto quello che non sono, quello che è 'anti' me,  e capire davvero che cosa dovrei fare in certe situazioni....che assurdità (direbbe Alice nel Paese delle Meraviglie)..che assurdità.

venerdì 9 novembre 2012

Il Basilisco

Mi ha fatto paura misurarmi con l'isolamento, specie se dietro possono celarsi, nascoste e furtive, dinamiche inconscie e sfuggenti, il Basilisco di cui riesco a vedere la coda ma di cui non colgo il volto. Fortuna, penso, ne rimarrei pietrificato. Isolamento. Ho avuto paura e sono fuggito in queste terre perchè nascono proprio da quello, perchè si  accrescono dei soli pensieri che solo creo e distruggo. Isolamento, e mi sono confrontato con la morte che in genere mi ravviva. Eppure il Basilisco stavolta sembra più potente. L'avevo dimenticato; a tratti avevo pure pensato di poterlo aver ucciso, pensiero magico, scaramantico, esorcizzante. Mi fa paura, mi terrorizza, mi inquieta eppure talvolta indispensabile. Fa parte di qualcosa che non identifico, che non ho davvero compreso e che davvero non voglio cogliere. Fa parte di un mondo che si crea spontaneo, che ha generato il mago, l'alchimista, i fantastici universi sospesi, le cascate d'acqua e i boschi. Fa parte di qualcosa che troppo spesso è più reale del quotidiano scorrere degli eventi. Tutto ha avuto origine con la neve e con la neve ha preso colore, seppure bianco, bianco, bianco. E sono emerse le melodie, le sinfonie inquietanti, Sirene nella notte. Non mi sono mai legato ad un palo maestro, non ce n'è stato bisogno; sono al contempo il viaggio e il viaggiatore, il creato e il creatore e nulla mi scalfisce tutto questo. Ecco perchè, ecco perchè le parole insistono; perchè nulla le uccide e la morte perde, almeno stavolta, la sua immensa battaglia. Ecco perchè, perchè il basilisco può essere come quasi un amico e non sempre combattuto. Sono lacrime le mie, sono il dolore di non riuscire, la sofferenza del non andare ma del rimanere, dove voler partire diventa l'unica necessità. L'unica. Sono parole dolorose, pesanti come la troppa neve caduta in questi giorni. Non uscirà nessun sole, nessuna pioggia, nessuno a calpestare e ritracciare sentieri smarriti. Persuaso che nulla cambi davvero rimango immobile e la neve m'inneva e la neve mi respira come io la creo come lei si crea, spontanea e libera, più di me, più di me.

mercoledì 7 novembre 2012

Un vuoto pieno

Non è vuoto, la sostanza è questa. Eppure non perde di senso definirlo tale, non perde la sua importanza. Mi chiedo quando qualcosa non abbia più ragione di essere. La risposta migliore forse che io posso trovare risiede nella necessità che abbiamo di definire e chiamare in causa qualcosa anche se questo non è più tale. Il vuoto quantico si riempie di particelle e antiparticelle, continuamente; eppure rimane vuoto.   

martedì 30 ottobre 2012

Le tre vie

Ho pensato che per cominciare potrei intraprendere un'altra via, abbandonando questa. Aprire una nuova porta e procedere su quella. se il pensiero mi infanga i piedi e i pensieri stessi, forse il fare mi aiuterà a non provare emozioni contrastanti. Chiuso il cerchio. Ho deciso che scriverò, ancora e nuovamente magari ripartendo da quello che è stato per reinterpretarlo nella nuova maniera. Ho deciso che era il caso di deciedre dato che il pensiero non conduce spesso a nessuna conclusione accettabile e neanche l'emozione, che appare altresì distruttiva e fuorviante. Pensare, provare e fare.

venerdì 26 ottobre 2012

Ogni volta

Tutto riprende la stessa direzione, e si incanala in buchi temporali, cuniculi nello spazioe e nei ricordi. Solo un pazzo potrebbe assistere a tanto, solo un folle, un santo, un artista potrebbe desiderarne il suo sviluppo. Niente di quello che è stato è andato davvero dimenticato fino a quando le dimensioni spaziali continueranno a sovrapporsi e scandagliarsi; a cercare strade comuni, contatti sinaptici, interconessioni eteree ma efficaci. Tutto riprende la stessa direzione e una serrata rassegna di luoghi prende forma e si dispiega in uno spazio generato da galassie in eterna espansione. Il castello sul lago, i boschi oltre la pianura, la digha, l'isola, le città fondate e distrutte, il tempio antico, la città galleggiante. Tutto ritorna prepotente a ricordarmi che siamo anche quello che abbiamo pensato, e rifiutato, credendo di vederlo scomparire. Siamo quello che abbiamo voluto e poi lasciato a terra, sepolto da ceneri incandescenti; siamo quello che abbiamo desiderato e cambiato, siamo quello che non sapevamo di essere e nello scoprirlo l'abbiamo fatto nostro. E i cieli nevicano di nuovo e il tempo si confonde nelle sue due dimensioni adottando quell'equivalenza impensabile, quella simmetria necessaria per far riaffiorare e far rinascere. La primavera d'inverno, il maggio sotto la neve si forma, si crea e cresce, ogni volta. 

lunedì 22 ottobre 2012

Dalla neve

Tutto ha avuto origine dalla neve. Tutto si è dipanato, è scorso, fino ad inondare ogni cosa. Tutto è stato trasformato. Nessuno l'avrebbe intuito prima del tempo, prima che ogni cosa fosse compiuta, nessuno l'avrebbe avvertito nel gelido inverno che è riuscito a far scomparire anche i più bei rami. Nelle voci lontane tornano i ricordi, tornano le voci assillanti, le leggende di qualcosa che è stato e che adesso rimane sepolto, incantato, cristallo. Ricordo di aver viaggiato in un dove senza oltre dimensioni, senza strade percorribili ma sentieri nascosti e veloci. Ricordo qualcosa che avrei voluto lasciare sotto la neve. Tutto ha avuto origine con la neve e adesso tutto rimane bianco, bianco, bianco.

venerdì 19 ottobre 2012

Proprio per te

...è difficile che conduca qualcuno nelle nevi nebbiose di questi spazi virtuali. E' difficile che lasci che un sorriso come il tuo si affacci a queste terre sommerse; eppure è stato prorpio il sorriso, sì il sorriso...le musiche sono leggere e eteree, le parole veloci e fluide. C'è malinconia, il cuore degli uomini ne è pervaso ed è sciocco chi non ne avverte la presenza. C'è gioia, il cuore degli uomini ne può essere sopraffatto,  anche se a tratti si presenta ghiacciata, gelida oppure soltanto fresca. E fresca è la neve che m'inneva, fresca e rilassante, fresca e alterca, ruvida e ritrosa, come me. E' difficile che conduca sorrisi nelle terre innevate, è difficile che lo spaziotempo si fletta e s'incurvi a generare depressioni, passaggi semplici. Non ci sono linearità nello spazio cosmico e non ci sono qui ma solo nel mondo che ordinariamente conosciamo, solo nella microscopica realtà fisica, piccola nei tornanti delle galassie che ci circondano, piccola e che ogni giorno conosciamo e sperimentiamo. E tutto si piega alla volontà e alla neve.  

mercoledì 17 ottobre 2012

lo spaziotempo necessario

Nevoso, ebbene sì. In fase di transizione pure, anche se tutte le fasi lo sono perchè ci transitano dalla precedente alla successiva. Terre di mezzo direbbe Sauron, traiettorie dico io. E ce ne sono di impercorribili, non lo nego, strade che ad ogni costo voglio calpestare e poi mi riempio i piedi di fango appiccicoso e faccio una fatica terribile a liberarmene. Mi libero dalle mie intemperanze e sempre me le ritrovo appiccicate come stelline di carta, come i trucioli di polistirolo che riempiono alcuni regali di natale. Fatica, è il termine più corretto, fatica e apprensione perchè le cose che vorrei fare le accetto in un tempo incongruo, un tempo veloce, più veloce del tempo necessario; perchè premo perchè tutto scorra innaturalmente oltre ogni previsione possibile e la tela s'increspa al posto di distendersi, di scivolare setosa; si irrigidisce, si piega e s'incurva, come lo spaziotempo einsteniano. Lo spaziotempo; già se almeno ne capissi qualcosa di più di quello che credo di non capire, sarei un po' più felice, ma si tratta sempre della stessa cosa: correre più veloce del tempo, più veloce del tempo necessario a percorre l'universo delle cose conosciute... cose che per ora rimangono sconosciute.

mercoledì 10 ottobre 2012

Lunghezze impossibili

Stavo ancora pensando alla lunghezza di Plank, mi scomoda il 10 alla meno 32, m'inquieta, mi affascina, mi distende e mi fa scomparire. Tutto scompare, tutto implode in lunghezze impossibili, inifinitesimali e impercorreibili. Come può una lunghezza non essere percorsa? Come può essere qualcosa così al limite da essere l'ultima misura degna di essere chiamata tale? M'inquieta mi affascina, mi strugge in questo caldissimo ottobre.

sabato 6 ottobre 2012

Universalia

Ci sono galassie lontane, separate da immensità vuote. Ci sono galassie rotanti, ad anello, a spirale e di altre immaginifiche forme; e difficilmente collidono  e altrettanto difficilmente si avvicinano per non collassare ma restare in eterno equilibrio. Ci sono spazi che si annullano in istanti di solidarietà, di amicizia che si dispiegano forse da dimensioni ulteriori, perchè le tre visibili non bastano a spiegarlo. Ci sono confidenze che nascono nell'attimo in cui la luce le percorre, le attraversa e tutto appare più lucido e più veloce. Ci sono misteriche emozioni che non riesci ad esprimere se non in condizioni di singolarità imminente. Sono felice di averti conosciuto, felice e rincuorato dalla comprensione spontanea che provi e senti. Felice e rallegrato, perchè si rallegra il cuore di chi si sente accolto. Felice e assente dalle mie solite stesse preoccupazioni. Le sofferenze passate racchiudono i legami del futuro.

lunedì 1 ottobre 2012

Densità e vuoto

La densità media dell'universo è inferiore a 1 atomo ogni metro cubo...un vuoto cosmico di dimensioni inimmaginabili. Credo che quello che avvertiamo a volte dentro ognuno di noi derivi da questo più grande, immenso, incolmabile, imprescindibile. Inoltre se la materia è ammassata in galassie e stelle ne deriva che immensi volumi di spazio sono assolutamente vuoti....

martedì 25 settembre 2012

Sapienza e intelletto

...avrei voglia di scrivere qualcosa con un pò di senso, perchè tutto pare averlo e in tutto tentiamo di trovarloa. Ci tradiscono le nostre emozioni rivelando spesso  la mancanza di un profondo significato a quello che facciamo, che ripetiamo a volte  fino alla noia, allo spasmo. E' difficile giustificare molte cose, e il rischio è rendere tutto vano, impercettibile all'intelletto che tanta parte a speso delle sue forze per costruirlo. Le due grandi ramificazioni dell'albero che dalla cima scende fino a terra mi hanno sempre fatto dannare, mi hanno sempre confuso, mi hanno sempre impressionato. Corona, sapienza e intelletto, una follia che solo l'uomo può capire, senza alcun senso. 

giovedì 20 settembre 2012

Costante

G, la costante di gravitazione universale, è indipendente da qualunque proprietà fisica dei corpi che interagiscono, diversamente dalla volontà, o dal desiderio, che non sono costanti ma variano in base all'umore. Potremmo dire che la costante alla base dell'umore è la forza di vita, una sorta di attaccamento dell'essere sensiente allo stato d'essere, una tenacia indissolubile che si scioglie solo in circostanze eccezionali e con una forte dose di raziocinio tramutatosi in follia. Perchè la razionalità estrema chiude il cerchio e diventa...ma se esiste un'eccezione è sempre una costante? credo di sì...

martedì 18 settembre 2012

Singolare e gruppale

Mi fa bene lavorare in gruppo, esplorare l'efficacia della mia gioia negli altri, delle mie parole nei loro pensieri, della mia anima sulle loro espressioni. Mi  libero e mi apro scoprendo che la paura di non essere accolti è una spirale centripeta e gravitazionalmente instabile, una forza distruttiva facilmente contrastabile che più mi fa paura. Scopro che esistono universi connessi da sinapsi lunghissime e brevissime, da elettroni che viaggiano oltre la luce e oltre ogni nostra immaginazione. Scopro me stesso aspettandomi di vedere gli altri. Mirabilia mundi.

mercoledì 12 settembre 2012

Deus, dei, deo..

Persino la declinazione è irregolare. Che fatica, le mie ansie si attaccano ossessive a passati lontani ere e decenni, a scivolose preoccupazioni, a insondati pensieri neri, come il nero più nero del nero (nigrum nigri nigro) e riscivolo nell'eresia più esecrabile. Sono condannato alle fiamme dell'inferno, ma per una beffa del destino, non credendoci e rispettando il credo di ognuno, il fuoco si spegne e l'afa svanisce e rimane nelle sole fantasie di qualcun'altro. Lo lascio a chi ci crede e che senz'altro avrà le sue colpe mortali e insanabili da scontare. Ne ho anch'io ma basta il tempo per assolverle. Povero me, poveri gli altri, poveri tutti. Persino l'inferno è irregolare se esiste solo per chi ci crede.

martedì 11 settembre 2012

Horror Vacui - Horror Pleni

Perchè la natura non dovrebbe avere anche paura del pieno? Io in parte ne ho...temo l'assenza ma anche l'eccessiva presenza. Sarà un difetto psicologico o una congiuntura astrale poco favorevole, come recitava il mio oroscopo di questa settimana, ma sta di fatto che troppe cose, tutte insieme, corredate da relazioni asfissianti e pretenziose, mi esasperano. D'altro canto ho lamentato in passato il vuoto di tutto questo, che adesso davvero faccio fatica a trovare un equilibrio. com'era? in media stat...non ricordo comunque la virtù sta al centro, ma io non ho mai votato centro neanche quando era davvero il caso di farlo. no, non ci sto al centro, voglio fare il pendolo e oscillare...vacui, pleni, vacui, pleni...

mercoledì 5 settembre 2012

Bianco, nero e colorato

Ero stanco del bianco, tutto qua. Eppure cambiare non è certo cercare il nero...no la bipolarità l'ho abbandonata tempo fa a vantaggio di altro. I colri facevano al caso mio e le pareti di casa sono cambiate. Fa molto arredo.

lunedì 3 settembre 2012

Non tutti i numeri primi sono dispari

Cosa ho imparato? Che l'immediatezza dei processi e dei percorsi mentali spesso inganna e una banalità come questa ha la sua contraddizione. Anche oggi ho avuto la conferma che quello che credevo assoluto ha sempre una via attraverso la quale passare per sviare all'assioma, una porta nera fra le mille innevate, un'uscita diversa che non è una porta, che non è quella che chiameremmo uscita ma che nei risultati lo è. Che stranezza il mio pensiero, che assurdità in essere, che sconvolgente novità non potere più essere sicuri dei propri percorsi logici immediati, appresi nella conferma esperienziale, confermati nella quotidinità degli eventi, disattesi dalla mancanza di pensiero. Sì, bastava pensarci un tantino in più ed era semplice da scoprire: non tutti i numeri 'primi' sono dispari nonostante sia ferma la convinzione che un numero pari un divisore almeno ce l'abbia...e quindi come fa ad essere primo?

martedì 28 agosto 2012

La neve e me

E' tornata la neve nonostante il caldo stressante e impertinente.Mi riposo nelle mille parole di un libro per tornare a correre nei pensieri di un altro pochi istanti dopo. Mi stanco e mi rilasso, corro e mi riprendo. E' la fine dello 0 quello di non avere un valore ma di contare tantissimo per gli altri. Che cosa sto dicendo? Stasera un incontro importante, un universo diverso e immenso, come sempre. Mi rilasso nelle sue parole e mi rammento delle mie, delle loro disconnessioni, delle incongruenze, delle forze centrifughe che sempre persisto e stravolgono la mia vita. La mia vita. Ascolto quello che non ho detto e penso: menomale. Ricordo un blog che leggevo secoli fa. Parlava di un amore infranto, trapassato, nostalgico e lei si struggeva in rigoli infniti di parole, in fiumi di poesie, in maree di emozioni. Era bello e asfissiante al contempo, entusiasmante e repellente nello stesso istante. Era pieno, pienissimo, come me, come me.

giovedì 23 agosto 2012

Il verde minuscolo e Nut

Non so che attinenza esista fra le due cose ma mi ronzano nella mente, il primo come creazione tua e il secondo di un popolo che reputo insaziabile di mistero. Mi hai fatto sorridere : 'minuscolo', appropriato, effettivamente in antitesi col verde prato, scuro nella sua essenza; eppure metaforicamente pieno di risorse. Nut invece mi risuana magicamente perchè è dal cielo che cade la neve e perchè è il cielo che inghiotte il sole ad ogni sera. L'attinenza fra le due cose sono semplicemente io, le mie sinapsi che le collegano le fondono a creare cose diverse e nuove, pensieri di vita. Incredibile.