...due sono state e sono tornate le terre, due furono e sono di nuovo gli antichi regni ed uno è rimasto, da sempre, il confine del presente...

venerdì 26 aprile 2013

L'Isola di F., un ricordo nei ricordi dei ricordi

Eccoci, finalmente ho ricordato; ti ho portato dove tutto ha avuto una seconda origine, dove tutto si è dipanato dopo una sconfitta, dopo una rivoluzione. Eccoci: l'Isola di F. dischiude nuovamente il suo tempio ai nostri occhi, ci annuncia le sue meraviglie e attende il ritorno del suo re, partito imberbe e tornato vittorioso. Eccoci, M., ho ricordato chi sono stato, ho chiuso l'anello rimasto pericolosamente e terribilmente aperto lungo molti anni, molte ere. La terza era è finalmente cominciata e il re, il mago, il viaggiatore e tu coincidono nella forma e nella sostanza, nell'essenza e nelle intenzioni. Ho capito cosa cerco, la domanda tanto amata e tanto pronunciata; ho capito dov'è la direzione vettoriale, la curvatura dello spaziotempo, l'inclinazione, il natural declivio che ci conduce e ci spiana la strada. Ho capito, ho compreso, ho afferrato una nuova costante universale in queste terre. Attraverseremo il lago, le porte dell'Isola ci attendono....un ricordo nei ricordi dei ricordi.

giovedì 25 aprile 2013

Curiosità: "l'orologio standard"

L'orologio atomico al Cesio è attualmente l'orologio più preciso al mondo, più preciso perfino della stessa rotazione terresetre. Il 'secondo' è calcolato non più come la 86400 parte del giorno ma come 9.192.770 oscillazioni  della radiazione  emessa  da un atomo  di Cesio. Il grado di errore è di 1 secondo su 30000 anni.

martedì 23 aprile 2013

Simboli: il tre

Naturale espressione e propagazione della diade, il terzo raccoglie gli opposti e li sviluppa riconducendoli all'unità. Col terzo filo si fa una treccia, e la terza gamba rende stabile uno sgabello; il terzo punto definisce la prima superficie, il triangolo, che soggiace a tutte le forme sensibili, perchè simbolo di ognuno dei quattro elementi antichi. Unito all'opposto di se stesso, il triangolo equilatero, compone il sigillo salomonico, riassunto di ogni filosofia ermetica. Tre i tempi storici, i processi di vita, nascita-vita-morte, creazione-trasforamzione-distruzione, esemplificati nell'induismo dalla triade Shiva-Brahma-Visnù. Trina è la divinità cristiana e tre sono le fasi alchemiche principali. Tre sono lo il mercurio lo zolfo e il sale. Tre le dimensioni percepite dall'umo, le parti dell'atomo, le famiglie di quark, i colori primari, i tasselli regolari, le virtù rivoluzionarie e quelle teologali. Tre le grazie, le furie e le parche del mondo antico.
Il tre è un numero profondo, occulto, che informa la realtà delle proprietà percepibili ma che si mantiene invisibile e solo nel quattro si manifesta. E' dimanico, dopo la staticità del duo, e riprende lo sviluppo dell'uno conducendolo nello ctonio. Il tre infine èmanifestazione di un equilibrio dinamico, evolutivo, trascendente e impercettibile. Dinamico evolversi in un dinamico equilibrio.

domenica 21 aprile 2013

Costanti incostanti

Sì, vengono meno. Non è la loro natura a renderle immutabili, è solo l'universo che le circonda, e che loro stesse informano. Radix Ipsium; gli alberi non hanno radici senza terra e la terra diverrebbe un deserto senza di loro. Cambiando universo anche loro mutano o svaniscono...terribilis est locus iste...terribilis...

sabato 13 aprile 2013

Frammenti

Quando non parlo di simboli generalmente li respiro. Ci sei rimasto tu ad ascoltarmi, solo tu e tremo all'idea di vederti scomparire come per molto tempo è stato..magari inghiottito dalle stesse grotte che ti hanno trattenuto per troppo tempo, quello necessario a stordirti e a farti dimenticare che eri, chi sei, cosa potresti essere. Temo la dissoluzione, la frammentazione senza volontà. Spesso mi sono trovato a volerla, bramarla, assetato di trasparenza, di polvere e frantumi. Adesso la sento incombente su di me, su di noi, perchè che cosa siamo se non due lati dello stesso pozzo, due sponde di un piccolo mare, due, uniti nell'uno, nato dal tutto, fonte di molteplicità? Temo la dissoluzione perchè mi attanaglia la mente, pervade e aleggia in questi boschi. La neve non raffredda più oramai, e maggio è alle porte...festeggeremo M, vero?! Promettimi che festeggeremo, promettimelo! Accoglimi per come sono, entusiasta e bambino...e io ti accoglierò per come sei, profondo e impegnato.   Siamo piccoli e grandi, frammentati ma non per questo in frantumi, che dici? Frammenti di noi, a tratti sparsi, persi ma mai troppo sparpagliati, mai troppo abbandonati...o no? ho paura, paura che qualcosa sfugga ai miei e ai tuoi occhi, M., perchè il mondo ruota, la galassia ruota e le galassie fra loro, si muovono le une rispetto alle altre fino a quando scompare ogni riferimento e nulla si muove più, perchè non esiste più nulla rispetto a cui muoversi. Magnifico no? potremmo dire di non muoverci assolutamente rispetto al tutto, dato che tutto non han niente cui fare riferimento sul suo muoversi...frammenti, frammenti.

mercoledì 10 aprile 2013

La luna esiste?

"Lei è proprio convinto che la luna esiste solo se la si guarda?"

giovedì 4 aprile 2013

Astrial

Perchè tutto contiene e nulla lo contiene. Un errore definirlo l'uno perchè di per sé sarebbe già definirlo qualcosa, un numero, una quantità diversa da altre. Non è l'infinito perchè sarebbe tentare di descriverlo e questo non ha possibilità d'essere per la natura umana. Non è un dio perchè potrebbero esservene altri, migliaia, migliaia di migliaia. Ci si approssima per negazioni e mai per affermazioni. Non si descrive semplicemente. I suoi doni arrivano generosi, la sua energia aleggia in ogni luogo e ogni luogo è Astrial. Prende quello che vuole e la stessa morte è da considerarsi un suo dono. La corona, il Lapisalazzulo, l'Albero Ermetico dell'Esistenza; siamo pronti, M., per governare queste terre, per prendere le redini di quello che è stato e che non è più; di quello che vogliamo. Abbiamo tutto.  

mercoledì 3 aprile 2013

Radix Ipsium: il terzo dono di Astrial

Un dono  di Astrial, l'unico in grado di poter fare questo. Si radica in se stesso, nasce spontaneo, vive e su nulla si sostenta se non della forza che trova, dell'attaccamento alla vita, dell'energia degli esseri che lo respirano. Torna, mio caro compagno di viaggio, l'Albero Ermetico dell'Esistenza, che ritrova la foga di rinascere prioprio al Palazzo delle Stagioni, proprio qui, quando il dolore della morte sembrava aver oscurato per sempre questo cielo. Torna la neve rimasta immobile nelle non parole, nei non pensieri per troppo tempo. Torna la neve, il ghiaccio, la speranza. Rinasce l'albero alla vita, felix, gioioso, radicato nella sua sola stessa natura. Si sviluppò un tempo su sutte le terre del Regno dai perduti Giardini Officinali, che l'Oscuro Guardiano proteggeva e manuteneva. Oggi Astrial ci dona la sua potenza, ci dona la sua forza, ci fa capire che dalla cenere, dalla morte, da quello che sembra nulla,  la vita torna sempre.

domenica 31 marzo 2013

Terribilis Est Locus Iste

Succedono cose terribili, terribili e venerabili al contempo, perchè questo è il significato ultimo che dovrei imparare a comprendere...e la morte è la più inquietante di tutte perchè mai rientra nei nostri piani, mai fa parte di una progettualità concreta e positiva...eppure qualcuno riesce a immaginarla, a vederla chiaramente nei propri pensieri, a percepirla con coraggio e incoscienza... E tutto scivola e chiede l'abbandono e ci rimane irrisolvibile. E si finisce per piangere lacrime che non ci aspettavamo, lacrime pesanti come la terra, come l'abbandono che c'è dietro tutto questo, come la fragilità che si rivela, psichica e non solo corporea. Rimane un addio, un sogno, un pensiero dove tutto è pensiero, ogni cosa, ogni esperienza, ogni frammento delle nostre fragili splendide vite. E la vita merita di essere tale, oppure anche più semplice o anche mediocre ma terribilis soltanto perchè vita, soltanto perchè viva.
Addio uomo dai mille colori, tornado, fragile, piccolo uomo. Addio, che è tutto quello che posso e so dire perchè tutto è bloccato nelle lacrime, pesanti e ctonie, nel pensiero delle tue parole, delle tue espressioni.
La terra è un luogo terribile e venerabile, un luogo fatto di vivi e di morti.

mercoledì 27 marzo 2013

Complementarietà

Ci sono momenti di solitudine in cui tutto si ghiaccia, e sembra conservarsi e  preservarsi da ogni cambiamento. Eppure tutto muta, nel continuo dinamico equilibrio dei due principi. Si parla di una forza superiore, di un'energia che soggiace e pervade ogni cosa; una fonte immensa e inesauribile cui attingere, cui fare appello in questi momenti. Si parla di sintonizzazione dei propri desideri con quelli dell'unica natura. Si narra di qualcosa che a stento riesco solo a pensare, a concepire, a realizzare in un pensiero compiuto. E tu, M., non mi sei d'aiuto, ora che innumerevoli attori entrano in questa scena, macchiandola delle loro presete o semplicemente riempiendola con le loro innumerevoli parole, delle loro mani. Odio tutto questo affollamento e mi rifugio sulle spiagge solitarie che il grande Mare Del Sud tocca ogni giorni; spiagge che esistono soltanto perchè esiste lui, un mare che esiste solo perchè esistono loro. E' inquietante pensare al pieno, al vuoti, alla complementarietà. Tutto è pervaso dalla complementarietà, tutto è jin e jang, tutto, questo l'ho capito. Solo questo e il fluire lento e dolce dell'acqua; come l'acqua, come il Dao. E arrivo alle cascate di Aduna, finalmente dove ritrovo quello che molto tempo fa ho perduto. Il Lapis Lapsus è di nuovo nelle mie mani, e come una collana fatta di tanti se stesso nel tempo, lega tutti noi, ogni attore, ogni re, ogni mago. Un destino che ci porta in grembo, che ci conduce ogni volta in queste terre perchè si rinnovino, perchè si perpetuino, perchè continuino nella loro missione.

martedì 26 marzo 2013

Simboli: il drago

La costellazione del Drago (o Draco), sebbene sia una delle più vaste ed antiche che conosciamo, si attorciglia attorno al Polo Nord, e non è facilmente visibile ad occhio nudo. Il mito greco narra che Atena, affrontata dal drago che i giganti le opposero, lo avrebbe preso, attorcigliato e scagliato nel cielo inchiodandolo all’asse del mondo. Le stelle che compongono la costellazione del Drago, data la loro posizione particolare,  non tramontano mai ed occupano un ruolo centrale fra le altre costellazioni. Questa peculiarità ha ispirato l’associazione simbolica del drago all’eternità, alla conoscenza e alla vigilanza sul tempo e sul mondo in generale. Il drago diventa simbolicamente guardiano del tempo, e assume le sembianze dell’Ouroboros Alchemico (letteralmente Mordicoda). Uccidere il drago è metafora di conquista di una conoscenza superiore, come conferma l’undicesima fatica di Ercole, (che ucciderà il drago Ladone nel giardino delle Esperidi), di abbattimento di limiti temporali, di raggiungimento dell’immortalità. Gli antichi interpretavano l’anello draconico come cambio dell’anno e ritorno al principio e come principio dell’opera, in cui viene ingerita l’umida e velenosa coda del drago.
Il drago come Ouroboros è probabilmente uno dei più antichi simboli figurati dell’Alchimia e dell'ermetismo in generale. Legato al tempo ciclico e all’eternità, è simbolo unificatore dei contrari, perché è metallo oppure liquido, materia o spirito, freddo o ardente, veleno o bevanda salubre, androgino e contenente tutte le forme. È la prima materia come il Mercurio (con cui spesso si confonde nella simbologia) e sta all’inizio dell’opera, la nigredo, il caput corvi. (Ecco perché spesso l’Opus viene chiamata circulare oppure rota) Il drago divora se stesso e muore per risorgere poi come Lapis. Quando si parla di Drago, così come di Mercurio, si intende lo spirito celato o prigioniero nella materia e creatore del mondo. Nel drago si combinano il principio ctonio del serpente e quello aereo dell’uccello. Diventa qualitativamente ‘primateriale’; ucciso nell’alambicco/uomo è la conquista dell’origine, dell’anima di tutte le cose, di ciò che sta sotto, prima e dentro il tutto. Uccidere il drago è andare oltre, a fondo, dentro la costituzione delle cose. È conoscere le loro cause, è affondare nel caos non caotico della primordialità dell’essere, è fare sostanzialmente quello che in teoria soltanto dio, per le religioni monoteiste, può fare. L’Alchimista-Artifex, artefice di se stesso (nella visione psicoteorica della coincidenza simbolica e reale fra alchimista e opera alchemica) uccide per vedere risorgere il Drago Primateriale; lo incendia conferendogli le ali perché cominci ad esalare, e con questo gesto affonda i piedi nella Nigredo.
Il termine Drago, associato ai diversi colori (drago rosso, drago verde ecc), viene usato nei trattati di alchimia pratica per designare diverse sostanze. Gli antichi egizi, per esempio, avevano diffusamente trattato i segreti chimici per mezzo di figure animali. Il drago nei loro manoscritti rappresenta generalmente il salnitro (nitrato di potassio).
Gli psicologi del profondo, in particole dell’indirizzo Junghiano, hanno riconosciuto nei draghi e nei mostri in genere simboli delle potenze fondamentali che formano i depositi più profondi della geologia psichica. Lottare con il drago è affrontare, da parte dell’ego, l’ansia primaria collegata da alcuni al trauma della nascita.
La degenerazione del suo significato 'etico' (da essere positivo, sotteso a tutte le cose, rigenerativo e costitutivo del mondo intero, ad animale diabolico, infernale, malvagio e crudele) è imputabile nell'Occidente alla diffusione del cristianesimo (in tutte le sue correnti) che ritrova la 'bestia' menzionata nell'apocalisse con un significato evidentemente negativo (anche se la cinematografia degli ultimi decenni ha tentato di riscattarlo a sfavore della cavalleria medievale). Questo processo di trasformazione semantica comincia in pieno medioevo e porterà la creatura ad assumere diverse peculiarità che in origine non aveva: lo sputare fuoco (che richiama le fiamme infernali) la dentatura felina (collegata alla 'bestia' che divora) e probabilmente anche le ali da pipistrello (animale legato al male perchè attivo soltanto di notte, cioè lontano dalla luce solare legata al 'dio della vita'). Un'ultima curiosità: il mitico animale è largamente documentato in tutti bestiari medievali che a loro volta si rifanno a testi ancora più antichi o a racconti leggendari, ed è presente in tutte le culture del mondo (ovviamente con caratteristiche fisiche che variano da cultura a cultura). Nella 'creazione' della sua immagine, probabilmente hanno avuto la loro importanza ritrovamenti di resti fossili di animali preistorici, in particolare di dinosauri, più che, come dicono alcuni, la reale esistenza di esseri simili. Non è ufficialmente documentato nessun resto di Drago al mondo (fossile e non).  

Dualismo e terze possibilità

Il dualismo particella-onda che la fisica quantistica cerca di risolvere relativamente alla natura della luce e dell'elettrone, vìola il principio Aristotelico del 'tertium non datur'; perchè due cose opposte e contrapposte possono non essere vere entrambe o viceversa, e una terza possibilità è data in luogo e in sostituzione della loro sintesi. Il Rebis Alchemico lo aveva anticipato e tutto ciò che riguarda l'uomo, nella sua interiorità, lo conferma. Esistono terze possibilità... e oltre. 

domenica 24 marzo 2013

Simboli: la corona e la ghirlanda

Preceduto in natura dal sole, dai fiori, dalle corna di molte specie animali, l'uomo ripone nella corona tutta la simbolica 'potenza del potere'. L'incoronazione del monarca è una solificatio, un'investitura che travolge e coinvolge tutto il suo regno e il suo popolo. Essere incoronati è essere esaltati. La corona esalta colui che è modesto anche se può essere molto pesante da portare. La corona può essere di spine per mortificare e trafiggere, d'alloro per premiare e innalzare, sottile, un'aureula, per santificare e rendere d'esempio all'umanità intera. La parola ghirlanda (prototipo o semplificazione della corona vera e propria) deriva da una radice germanica che significa "curvare, volgere il giro", proprio perchè è realizzata con piante intrecciate su se stesse. L'ulivo era sacro a Zeus, l'edera a Dioniso, l'alloro ad Apollo e le rose alle grandi divinità femminili come Afrodite o Iside.  L'alchimia vede nella corona il culmine della realizzzaione della Grande Opera, laddove la metallogenesi vede nell'oro lo stadio di perfezione e purificazione di ogni metallo grezzo. La corona è la massima espressione del potere e si ritrova trasversalmente in tutte le culture del mondo. E' considerata archetipo della glorificazione dell'uomo perchè cinge la testa che per prima  incorona il corpo.

I doni di Astrial: la Corona

Lliberare la forza immaginativa e creatrice di M. è stato fatale e imprevedibile nelle sue conseguenze. Molto di quello che dice non è verosimile ma qui nulla lo è. La realtà può davvero essere più complessa e sorprendente di ogni fantasia e anche se le cose hanno altri nomi questo non significa che non esistano o che non accadano. Dal faro abbiamo avvistato qualcosa e sulle spiagge del mare del Sud abbiamo rinvenuto la Corona del Re. E' stato lui, è stata la sua potenza, quel filo invisibile che ancora lo lega al Mago, che ancora si nutre di una magia antica, di una suggestione potente e misterica. La Corona è un dono per il successore del re, per colui che reggerà le sorti di qualcosa di pesante e complesso. La Corona è la radice di ogni potere, è la forma sensisbile di qualcosa di inafferrabile veramente. Il Leogrifo si è fermato a contemplarla affascinato e confuso. Ritorneremo più potenti di prima, perchè il prima e il dopo ce lo permettono.

mercoledì 20 marzo 2013

Un cielo sereno

E'  stato un cielo sereno, mio caro amico e compagno. E' stato un cielo di violini e musiche lontane, di sussurri e molte voci. Ognuno si è sentito di esprimere quello che ha sentito, che ha provato, che le mie parole e le tue hanno mosso in lui,  perchè i neuroni specchio hanno giocato efficacemente il loro ruolo. Magia delle relazioni o delle confidenze...un cielo di stelle sotto la neve: davvero non si era mai visto. E adesso soffro, come avevamo previsto, la lontananza, la mancanza, la rottura. Torneremo a sorridere, a cantare leggere canzoni, anche se non è mancato di ridere e sorridere, che non sono davvero la stessa cosa. Proseguo nell'ascoltare magnifiche storie dalla tua bocca, M.. non manchi mai di stupirmi, non ti stanchi di trascinarmi in tutto quello che è stato e che hai visto dalle grotte e prima di esse. Sarebbe bello poter conoscere quel Re, quello che ti ha abbandonato, per chiedergli perchè ha perso così tanto tempo, del suo tempo, che così poco ce ne eviene dato, a costruire vuote città, torri fino al cielo, a cercare castelli sospesi, e strade verso dove indefiniti. Ma in fondo, in fondo a questo palazzo, a questa neve anch'io sto facendo la stessa cosa, anch'io sto vagando fra le musiche, i miei pensier e i tuoi. Anch'io come lui ha fatto un tempo, allargo i confini mentali di tutto questo perchè diventi uno spazio oltredimensionale, uno spazio che mi accolglie e mi distende. E' arrivata la neve ancora, la malinconica neve, da un cielo limpido come mai lo abbiamo potuto vedere. Vorrei conoscere quel Re, perchè il Mago è sparito per sempre, perchè di lui rimane l'idea incantata e benefica, mitica e oscura. Vorrei conoscere quel Re, da lui sapere molte cose che oggi cerco in luoghi sbagliati.

lunedì 18 marzo 2013

Quarto Passaggio: il Palazzo delle Stagioni

Silenzioso, mite; la quarta porta mi ha condotto nello splendido Palazzo. Non ci sono conflitti, contraddizioni, antitesi: ogni cosa si amalgama, si distende, si compiace delle presenza dell'altro, diverso e inverso. Le stagioni non sono altro che una nuova espressione del tutto.

La bufera che ci attende o il cielo sereno

Ha costruito un Sator, un quadrato magico, per proteggerci dalla bufera che inondera queste terre fra qualche giorno. Espressione di un'antica arte, di una conoscenza che M. dice di non avere e che invece emerge in ogni suo gesto, in ogni sua espressione. E tutto s'inonda di nuovo di melodie profonde, di violini e flauti lontani. Sono i Boschi d'Inverno che tornano a cantare, a parlare di quello che fu e di quello che sarà. Una bufera di neve, o forse un cielo ancora più sereno: non so che cosa temere di più. La Torre dei Venti mi ha parlato dello scirocco, del vento caldo e umido che cambia l'umore, infastidisce, confonde, disturba il normale intercedere delle persone. Sciroccati diventiamo tutti, non intenzionalmente strani, confusi. E il faro illumina notti lunghissime e giorni brevi. L'equinozio di primavera riequilibrerà tutto.

domenica 17 marzo 2013

Simboli: il due

Emerge dall'indiviso, che non è uno, zero o infinito. Tende all'uno in contrapposizione e in equilibrio tensoattivo. Maschio e femmina è stato creato, il Dao lo esprime ermeticamente in due principi profondamente indicibili. Due i tempi estesi, dove il presente non ha mai una durata. Due l'alto e il basso Regno Egizio, l'Occidente e l'Oriente, le sponde del Nilo e il regno dei vivi e dei morti. Due i serpenti del Caduceo e  Due tutto ciò che si contrappone e  che è opposto come la destra o la sinistra. Due gli astri del cielo terrestre;  i principi alchemici per eccellenza (zolfo mercurio) il cielo e la terra, il bianco e il nero. Due è l'unico numero pari  ad essere anche numero primo.

sabato 16 marzo 2013

Equilibrio degli opposti

Con M. l'equilibrio ha trovato nuovi orizzonti, nuovi percorsi. Il Palazzo delle Stagioni si arricchisce delle emozioni più belle e più sincere perché di noi due nessuno sta quieto e in silenzio. Sono equilibri dinamici, in dissolvenza e in forza presso l'altro. Sono emozioni libere, lasciate al loro corso e alla loro diversa opposizione. Sono dimensioni opposte e complementari le nostre, due anime compresenti e antitetiche, come sempre è successo nella mia vita, come sempre sarà anche in questo palazzo. Non c'è un tempo fermo, unico, ma una molteplicità di riflessioni, l'una sovrapposta all'altra, l'una legata all'altra, l'una coincidente e differente dalle altre. M. mi ammira e io ammiro lui perché è nella diversità che le persone scoprono la propria bellezza, la propria forma e la propria eleganza.  Nella diversità e nel desiderio di non mancare, di non deludere, di non essere meno di quello che vorremmo. Diversi. e il lago trema di nuove stagioni. Il castello all'orizzonte attorniato soltanto dalle lampade è la meta quotidiana del Leogrifo, inseparabile e distante amico, che torna, ogni volta, ogni distanza. Il lago s'increspa.

Omaggio al due: il Dao


giovedì 14 marzo 2013

Simboli: le cascate

Una cascata è una spaccatura, una cataratta, una rottura al normale fluire; è acqua che cade da un precipizio. E' il dinamismo dell'acqua che stride con la staticità della roccia, è il movimento che nulla cambia, l'andare per rimanere, l'equilibrio perfetto delle forme in movimento. Come la Temperanza nelle carte dei tarocchi, la cascata è un continuo travaso da un vaso all'altro, eterno, imperituro, senza che nulla muti davvero. E' un flusso in equilibrio dinamico, senza fine, sosta o interruzioni. E' rottura rispetto alla stagnazione ma non rinnovamento dato che nulla in lei sembra rinnovarsi o cambiare mai. Richiama lo scorrere delle cose, il panta rei di Eraclito, ma non può dirsi cambiamento. Ammirevole e magnifico riflesso della natura, la cascata incanta, intorpidisce i sensi, ipnotizza e per questo rilassa; il suo rumore, sempre uguale a se stesso, riempie il silenzio e lo annulla, come a voler in qualche modo allontanare l'eccessiva meditazione e mantenere la concentrazione su di lei.  

Il Palazzo delle Stagioni

Esiste una via, un accesso, un nuovo passaggio che non è una porta, che non è un transitare. Esiste un modo per fermarsi senza rimanere nell'immobilità devastante, per riposarsi senza chiudere gli occhi e abbandonare la coscienza. Esiste un luogo dall'altra parte del lago, dove fonderemo una nuova dimora.
E dove ogni cosa può essere quello che vuole, anche un palazzo, una fortezza, un nuovo castello può divenire velocemente, può innalzarsi superando le barriere del tempo che legano e vincolano gli uomini trattenendoli alla terra. Un nuovo palazzo, in una notte, in un secondo, in un tempo fuori dal tempo, perché qui le dimensioni extra sono sensibili ed evidenti, palpabili e presenti. Un nuovo palazzo come nuovo DAO, come via verso quello che ancora ci appare incerto e poco chiaro. Un Palazzo delle Stagioni, perché qui apparentemente non sembrano esistere, non appare evidente il loro succedersi. Lo intitolo a loro, alla loro forza, al loro dirigere e far procedere ogni cosa nel mondo. Amo gli ambienti austeri ma ampi; M. quelli caldi e ristretti. Un compromesso è possibile, un accordo è fattibile. E tutto scivola nella direzione della nuova fondazione e M. m'investe di un mandato che non credevo di avere. Sono il successore, l'erede, il delfino, colui che ha già preso le redini di un grande passato. Quello che è stato non va dimenticato ma non dovrà pesare sulle nostre teste. Monteremo sulle spalle dei giganti e continueremo la fondazione in cerca probabilmente di un equilibrio instabile e dinamico che mai raggiunge la fermezza. Ma la staticità non appartiene a noi, M., non appartiene a queste terre, espansione e espressione di una complicatezza estrema, di una complessità tutta umana. Beato chi crede in dio, penso a volte, perché può semplificare tutto quello che prova ancorandolo e accordandolo a precetti o regole o direttive canalizzanti e rassicuranti. Habemus papam. 

mercoledì 13 marzo 2013

Dal castello al faro: io e M.

Il Leogrifo ci ha fatti entrare, ci ha fatto attraversare il ponte, ci ha permesso di varcare le 99 lampade e nulla ci ha colpito, solo il ricordo, l'angoscia di quello che è stato, di quello che irrimediabilmente non è più. Il castello testimonia l'abbandono di quello che un tempo era glorioso, magnifico, potente. Oggi le sue stanze abbandonate non possono più ospitare inquilini, non della mia fattura, non della mia essenza. Non sono in grado di viverle, di abitarle. M. sembra come malato, come impotente davanti ad una angoscia che lo consuma. Mi narra di un regno, si una seconda era, di un Re, che non avrebbe sopportato il proprio peso, la propria responsabilità. Mi parla di come siano arrivate le nevi; nostalgico ricorda il Mago, ricorda il suo carattere imprevedibile e poco socievole. L'ho condotto al faro e lì ci siamo riposati. Guarda spesso oltre l'orizzonte in cerca di città, torri, castelli sospesi, che qualcuno avrebbe ideato e concepito, costruito e infine abbandonato.
Ho paura, ho molta paura. mi chiede dove riponga la mia volontà ma io stento a riconoscerla, stento a capire dove tutto volga e verso che cosa. Mi riposo, guardo i suoi occhi: se davvero ha visto e ascoltato il mago, se davvero è stato il suo aiutante, prima o poi ricorderà qualcosa che ci faccia risalire dall'oscurità. Ci riposiamo: il Leogrifo è fuori a guardia di qualcosa che non esiste ancora.  

lunedì 11 marzo 2013

L'astuto seduttore

“Giacchè la bellezza, mio Fedro, solo essa è amabile e visibile al tempo stesso; essa è, notalo bene, la sola forma dell'immateriale che noi possiamo percepire coi sensi e che, i nostri sensi, possono sopportare. O altrimenti che sarebbe di noi se il divino, se la ragione, la virtù, la verità ci apparissero sensibilmente? Non saremmo noi distrutti e inceneriti dall'amore, come Semele al cospetto di Giove? Così la bellezza è, per colui che sente, la via che conduce allo spirito- solo la via, solo il mezzo, piccolo Fedro... E poi disse la cosa più sottile, l'astuto seduttore; disse che l'amante è più divino dell'amato, perchè Dio è nel primo ma non nell'altro...

(Thomas Mann, la morte a Venezia)

giovedì 7 marzo 2013

Terzo Passaggio: l'uscita dalla Grotte di Mandictu

...e infine ritorna la luce, e la neve. Tutto non sarà mai più come prima.

mercoledì 6 marzo 2013

Memorie di M.

"Ho vagato per molto tempo in queste caverne, credendole l'unico luogo sicuro per la mia stessa vita. Ho dimenticato il mio nome, il mio forte, splendido nome. Ho pianto molto per questo. Era una sua idea, come tutto qui, una sua potente e magnifica parola. Ho conosciuto di lui molte cose, l'ho guardato negli occhi, ho letto la sua bocca; ho appreso molto di quello che di una persona si può scrutare e percepire; ho conosciuto la sua antica arte, la sua forte eloquenza, la sua capacità creativa. Non ha abbandonato soltanto me ma anche se stesso.
Quando i boschi si incendiarono, quando il fuoco non ebbe più controllo, l'ultima magia, l'ultima, quella in definitiva possibile, fu di inondare ogni cosa d'inverno, di neve, di freddo. Era preoccupato, è stata per lui una scelta molto difficile, come lottare contro la propria coscienza. Non ricordo più nulla di quello che successe dopo. Nulla. E se ci sono stati nemici, adesso lo so, lo abbiamo capito troppo tardi, è perchè abbiamo fatto in mdo che ci fossero. Nulla qui può turbare quello che esiste, nulla se non la semplice volontà di chi l'ha creato. Sono felice che tu sia qui, perchè adesso siamo l'uno specchio dell'altro; sono felice ma anche preoccupato; mi chiedo dove sia la tua volontà, vera artefice di ogni cambiamento." M.

M. e io

Giaceva tramortito, abbandonato, rifugiato in un sonno quasi eterno.
"Ti ho aspettato"
"Chi sei?" Chiesi lui.
"Davvero non ricordi?"
Si stava sbagliando, non lo conoscevo.
"Davvero hai dimenticato? Sei entrato in queste grotte..come avresti potuto?"
"Non so come abbia fatto, io camminavo nei Boschi..."
"Sei tornato..." E mi abbracciò.
"Da quanto tempo sei qui?"
"Da quando tutto è finito improvvisamente...non ricordo che cosa sia successo davvero ma il Re non ha mai voluto cercarmi e il Mago, di cui portava le insegne, si è dissolto troppo tempo fa, quando il grande lago ha sommerso ogni cosa e l'Isola di F. è rimasto l'unico approdo nel mondo. Ma tu? tu mi riporterai fuori, vero? mi porterai con te? C'è ancora il mio faro? Dimmi, c'è ancora?"
"Sì, l'ho fatto risorgere e non so perchè..."
"Per me, per me! Vedi, tu cercavi me!"
In piedi davanti ai miei occhi, magro, consumato dalla troppa attesa, M. mi guardava inquieto e confuso. Non ci saremmo più lasciati.

Le Grotte di Mandictu

Sono stati qui, millenni fa, tutti, in viaggio. La caverna ne parla, lo sussurra, lo ricorda alla mia fragile, inquieta memoria. Sono passati da queste oscure gallerie perchè l'accesso è per pochi, per iniziati, per coloro che cercano. Il Leorifo mi ha seguito, mi sta dietro, mi osserva insicuro su chi io realmente sia; è confuso perchè lo sono anch'io, perchè non si può essere chi vuole qualcuno ma solo quello che noi scegliamo. Il Leogrifo è già stato qui molte volte, e si domanda adesso come abbia potuto trovarle, come sia potuto entrare. Sono stati qui, due ere fa, quando ancora i confini del Regno non arrivavavno a questo limite, quando ancora la neve non copriva ogni cosa, a gelare e a preservare i colori alla vista degli uomini. Sono passati dalle grotte sacre, dove il nero diventa più nero del nero, dove ogni alchimia è possibile, dove è credibile il cambiamento. Lo trovo scritto sulla roccia, fissato per l'eternità, dove l'eterno è solo un riflesso di desideri profondi e magici, inappropriati all'uomo ma profondamente conntaurati alla sua essenza.... e le grotte mi portano dentro, in profondità.


"Abbiamo vagato per giorni, settimane, forse anni, per questi boschi. Oscuri, illuminati, tetri, vivaci, mutevoli e mutanti, incantevoli e spaventosi. L'Oscuro Guardiano si è chiuso nel suo silenzio. Non ha avuto espressioni per nessuno di noi. Le sue uniche parole sono state 'siamo arrivati'. Una guida silenziosa, misteriosamente sicura, estremamente ligia, compitamente maestosa. M. è arrivato al limite delle sue forze mentre il Leogrifo, abituato a solcare mari e monti, non ha accusato nessun segno di stanchezza. Ci ha protetti, con la sua maestosità; ha supportato M. e me, nella traversata, molte volte. I boschi non si sono rivelati tutti uguali. Se inizialmente li ho percepiti così, pian piano ho cominciato a coglierne i territori, gli ambienti, i passaggi di confine, le traiettorie, la vita. Abbiamo proseguito, l'Oscuro Guardiano ci aveva promesso una dura impresa ancora, come se quella che stavamo effettuando non lo fosse abbastanza. Ho contato innumerevoli fonti e ruscelli. Cascate in luoghi primaverili, in pieno inverno. Ho contato strane creature, ho ammirato misteriose bestie che il Leogrifo pareva conoscere bene. Maestosi i Boschi d'Inverno, nella loro eterna stagione, oltre i Prati Estremi, già oltre i Giardini Officinali. Ghiacciati ma senza neve o ghiaccio; freddi ma caldi nella loro vita. Magnifici i Boschi d'Inverno, mi hanno fatto dimenticare, anche se per poco tempo, le mie amate, abbandonate terre. Non c'è più un Regno adesso, non più le mie terre  ma una comitiva che si sposta verso un dove imprecisato, attraverso traversie e prove da superare. 'Siamo arrivati'. L'ingresso delle Grotte di Mandictu ci aspetta. Abbiamo paura."

martedì 5 marzo 2013

Simboli: la caverna

Passaggio tra questo mondo e gli inferi, temperatura costante, oscurità assoluta, le caverne evocano le funzioni primordiali della grande Madre Terra, contemporanemante grembo accogliente  e tomba a cui tutti sono destinati. L'ingresso all'Ade era una caverna e gli Atzechi facevano risalire la loro origine alle sette sacre caverne dalle quali erano usciti, come generati, partoriti dal grande grembo.  Luogo di nascita, morte, iniziazione e rinascita. Perfino Giove fu cresciuto in una grotta nutrito da api e capre. L'ingresso alla caverna/grotta è introspezione, incubazione, ritorno alla fonte, introiezione psichica, talvolta ibernazione e perdizione sotto il peso dei propri pensieri.  Come simbolo religioso è luogo di conversione, culmine della ricerca spirituale (la stella di Betlemme). E' associata, in molti racconti, al viaggio sotterraneo, iniziatico, di morte e rinascita, laddove le due cose non sono altro che due faccie di uno stesso cambiamento di stato, da effettuarsi nell'oscurità, nelle viscere, nel cuore della terra e  del mondo. Eppure lungi dall'essere terribilmente oscura, in molti casi la caverna iniziatica si presenta  luminosa, in modo da lasciare che l'oscurità rimanga fuori. Deve essere un luogo nascosto, inaccessibile ai profani, un cuore sacro e spirituale; e del cuore assume lo stesso simbolo (triangolo equilatero con un vertice rivolto verso il basso), immagine a sua volta della coppa che contiene e non è contenuta, che regge il sangue salvifico e mortale. E' il centro, l'occultato e il nascosto; il 'difficilmente raggiungibile', la rinascita spirituale. Opposto alla montagna (il cui simbolo è il triangolo equilatero con un vertice verso l'alto) anch'essa via d'iniziazione, la caverna punta al basso, alle profondità, alla via segreta e nascosta, luogo di seconda nascita. Caverna e montagna sono due vie spirituali, centri iniziatici, complemetari l'una all'altra, allineate sullo stesso centro assiale (caverna dentro la montagna).  

venerdì 1 marzo 2013

Simboli: il simbolo

Il simbolo è una soglia, un passaggio visivo o verbale in grado di condurre a nuovi e più complessi livelli di significato. Un velo a separare una logica descrittività e una profondità esperienziale e di significanze. Il simbolo esprime sempre ciò che non può essere detto, che non può essere espresso con la razionalità del discorso logico. E' un varco, una porta, un passaggio dell'anima

Il Mare del Sud

Il Faro ha ripreso a funzionare. Sono queste terre, è il risveglio di ogni cosa. E il Mare del Sud che condusse qui secoli orsono, naviganti e viaggiatori, pirati e contrabbandieri, furfanti e maghi,  è di nuovo navigabile, e sicuro nella notte. Il Mare del Sud che oltre il faro, giunge nelle terre perdute oltreoceano, squarcia il confine del presente sospeso nella neve, congiunge quello che è fuori da quello che è dentro. E' una distesa d'acqua tempestosa, inquieta e continuamente agitata.

giovedì 28 febbraio 2013

Argomenti: il bestiario medievale e il Basilisco

Un bestiario, o bestiarum, è un compendio che descrive gli animali (o bestie). Nel medioevo si trattava di una particolare categoria di libri che raccoglievano brevi descrizioni di animali (reali ed immaginari) accompagnate da spiegazioni moralizzanti e riferimenti tratti dalla Bibbia. L'origine remota di questi testi, che non hanno alcuna valenza scientifica o naturalistica, è da ricercarsi nell'opera greca Physiologus (il fisiologo, cioè lo studioso della natura) che offriva l'interpretazione degli animali e delle loro caratteristiche in chiave simbolica e religiosa. Altre fonti sono invece da ricercare in autori latini tra cui Plinio il vecchio, Solino, S. Ambrogio.
Le cause di raccolte di animali immaginari in appositi Bestiari, frutto della pura fantasia dell'uomo sono molteplici. Determinanti le minori conoscenze scientifiche e quindi l'attaccamento alle tradizioni locali e le leggende pervenute da lontano. Incrementarono inoltre la fantasia umana la condizione storica geografica e territoriale. All'epoca i paesi erano fortificati e isolati a causa delle numerosissime invasioni e collocati a ridosso di un bosco il quale garantiva un'ottima rifornitura di legname. Nasceva un legame di dipendenza con la foresta, ma anche una sorta di fascino e inquietudine dato che al tramontare del sole, il bosco, era profondamente sinistro data la sua macchia fitta e profondamente buia, e frequentato solo dai suoi inquilini selvaggi come lupi o altri animali. La suggestione del luogo portava la gente a tenersi lontana durante la notte, e i suoni degli animali venivano interpretati come demoniaci e sovrannaturali. Alcune importanti bestie mutuate dalla tradizione orientale o originatesi in seno alla nascente cultura cristiana europea  erano e sono il Basilisco  (la cui descrizione può variare sensibilmente da autore a autore) e l'Araba Fenice. Sul  primo, essere terrificante e tremendo, si è scritto meno rispetto alla Fenice, proprio perchè quest'ultima è strettamente collegata al tema, caro al cristianesimo, della resurrezione.
Il Basilisco (dal greco Basiliskos, 'piccolo re') di cui si trova traccia persino nei Salmi biblici (Salmi 91,13), era generalmente raffigurato come un piccolo serpente (più tardiva la raffigurazione serpente-testa di gallo) dallo sguardo pietrificante e mortale. Taluni dichiarano che è mortale la stessa aria che lo circonda oltre che al suo tocco. Si credeva fosse generato da un uovo di gallo in particolari condizioni astrali e covato da rospi o serpenti anche per diversi anni.  L'animale è simbolo di ciò che si evita, che si fugge perchè pericoloso e mortale per la coscienza. Il Basilisco, ritroso e vendicativo, talvolta rappresenta la colpa, il rimorso e l'inganno. Mortale per l'animale è il canto di una donnola.

mercoledì 27 febbraio 2013

....che mi si addice

Sì, i Boschi d'Inverno sono come mi era stato detto, enormi, potenti e immobili, da quando il Mago e il Re li hanno abbandonati. Eppure qualcosa ho potuto ascoltare, una voce, una sussurro, un pensiero. Emerge dal sottobosco la necessità di proseguire i miei passi, di percorrere sentieri che non ci sono ancora perchè solo io portò tracciarli. Mi sfugge il Basilisco che so esserci, so aggirarsi intorno a me. Mi cerca, mi vuole affrontare. Voci, pensieri, sussurri. Quello che sta succedendo è ciò che mi si addice. il Lago dei Fiori di Loto non è lontano.

Simboli: il bosco, la foresta

In epoche remote una grande foresta si stendeva ininterrotta dall'Irlanda al Giappone. Quecie secolari, e sempreverdi hanno particolarmente arrichito le fiabe nordiche e asiatiche di miti e leggende sui boschi e le foreste. Tendezialmente immaginate e vissute come oscure e impervie, luoghi di smarrimento, dimora di animali pericolosi  (felini, lupo, orsi, ragni e serpenti), esseri mitici (Orchi, folletti, gnomi, elfi, maghe, satiri, diavoli, streghe, angeli, fate spiriti degli alberi e degli animali), ma anche fuorilegge e predatori,  le foreste rappresentavano  davvero un pericolo costante per i luoghi abitati. Le terre coltivate erano pochi strappi nell continuità degli alberi (il termine foresta viene dal latino forestis e significa 'fuori dalle mura') e tutto era circondato dai boschi o dal mare. I luoghi abitati (la coscienza razionalizzate e rassicurante)  erano sempre ai confini di foreste e boschi, che hanno naturalmante assunto, in contrapposizione, la valenza simbolica dell'inconscio, della confusione e disorganizzazione, dell'ignoto, ma anche  dell'avventura, dell'iniziazione, della scoperta, della solitudine, della guarigione, della regressione (regressio ad uterum) cui si collega il coraggio, la forza, l'ambizione di divenire qualcuno, di assumere una posizione all'interno della struttuta sociale, di crescere e superare, di affronare e risolvere. Avventurarsi in una foresta o in un bosco è andare incontro a pericoli, animali mitologici e mitici, fantasie partorite da proiezioni mentali sull'oscurità dell'ignoto, paure, limiti personali, ossessioni. E' un luogo generalmente di passaggio dove emergono e si scoprono le potenzialità di colui che inevitabilmente ne uscirà cambiato, trasformato, fortificato, cresciuto.
Per gli iniziati la foresta diventa magicamente  luogo di visioni (a partire dal viaggio dantesco nella selva oscura), giungla psicologica, misteriosa e impenetrabile, dove le cose appaiono e scompaiono improvvisamente, senza percorsi logici controllabili dalla coscienza.
Scappare nella foresta, fuggire è abbandonare la civiltà, le regole del comune vivere, entrare a contatto con lo spirito della natura, qualunque esso sia, con gli spiriti che in essa dimorano, e più in profondità dentro se stessi, col proprio inconscio, con la propria parte oscura.
Una radura nella foresta è simbolo della conquista dell'iniziazione spirituale

lunedì 25 febbraio 2013

Secondo Passaggio: le Porte dei Boschi d'Inverno

Si è reso necessario, si è reso l'unico passaggio, l'unica via. Le porte del grande bosco si aprono e mi lasciano entrare. Sarà il secondo passaggio, sarà un pensiero che scende in profondità. Sarà un inverno molto freddo.

Il castello, il lago, il Leogrifo

C'è un Leogrifo a custodia del Castello; mi ha spaventato, interdetto; mi ha allontanato senza parlarmi. Ha paura. E' come spaventato dall'assenza che gli ruota attorno, dalla mancanza che subisce da troppo tempo. E' enorme, maestoso eppure fragile, profondamente inquieto. Mi rimanda ai boschi, le strade da percorrere sono lì. Il castello rimane immobile, adagiato sul lago pervaso da una nebbia d'incertezza, da un candore spettrale. Il Leogrifo lo sorveglia come di pietra, adagiato su un davanzale, pronto a precipitare su chi osi oltrepassare il ponte. Tutto è cominciato da qui,  dal lago, specchio dell'anima, dell'inconscio profondo, dimora del Basilisco, imperituro e tremendo. Tutto è cominciato da qui e tutto qui dovrà tornare, prima o poi. Dovrò proseguire per i Boschi d'Inverno, celebri, freddi, terribili anch'essi, che circondano il lago fino al mare del sud. Qualcuno secoli prima di me li ha percorsi in tutta la loro profondità, per conoscerne la natura, la durata, la fortezza. Percorse sono le strade che trovo, abbandonate da tempo, sprofondate nella stagione nevosa che da troppo tempo inonda queste terre. Proseguirò senza varcare il cerchio di lampade. Esiste un altro lago, a est, lo Specchio dei Fiori di Loto. Lì potrò riposare, potrò accettare il mio destino e rifletterci su. Lì potrò acuire la mia vista.

domenica 24 febbraio 2013

Le lampade al castello sul lago

"Sarebbe bastata una lampada, una soltanto a rendere la notte meno oscura, ma ho deciso di accenderne 99.
99 lampade ad attorniare il castello.
99 lampade a recidere la notte.
99 lampade a colorare le fantasie che solo tu puoi immaginare.
Saranno un confine sacro, invalicabile, che trasformano in Sancta Sanctorum lo stesso castello, una camera sacra in un tempio più grande.
Saranno un confine proibito agli incapaci di andare oltre, ma non avranno mani armate.
Vedi, M., la forza non serve, non serve quasi mai. Gli sciocchi rimangono fuori perché loro lo scelgono."


Il termine 'lampada' deriva da una radice greca che significa illuminare, risplendere, sfavillare, essere luminoso, brillante, raggiante. Richiama l'albeggiare di un'idea, della ragione stessa e della presenza del divino in un luogo. E' simbolo della continuità della vita sulla morte, e si mantiene accesa sulla tomba dei defunti; il suo risplendere è archetipo del momento della chiarezza, dell'illuminazione e  della saggezza introspettiva. 
Il simbolismo delle lampade accese (e che che non devono mai spegnersi) è in Matteo 25, 1-13, chiaramente spiegato come la necessità del non abbandonare la veglia. "Vegliate dunque, perchè non sapete né il giorno né l’ora".

sabato 23 febbraio 2013

Ritrovare...e cambiare: nuovi desideri

Ho ritrovato tutto. Foto, dialoghi, persino commenti, tutto. Sono stato previdente, troppo, nel conservare ogni cosa, e adesso devo fare i conti con quello che da tempo non mi ricordavo, quello che accantoni nei cassetti o nelle stanze chiuse a chiave della memoria solo perchè fa male averlo davanti agli occhi, nel salone d'ingresso. Prima o poi comunque bisogna farci i conti, bisogna affrontare quello che ci ha fatto male per scoprire ogni volta che adesso, dopo mille ere trascorse, non brucia più come prima, non lascia più cicatrici ma solo un pizzichio alle mani, quella irresistibile sensazione di impotenza, quella voglia disperata di fare qualcosa di diverso che allora non hai fatto. Rimorso, rimpianto. Bene, passato questo tutto torna come prima e la neve riempie ogni cosa e le porte sono aperte e le finestre spalancate a cambiare aria. Sì oggi è un giorno importante. Nulla si è mosso fuori apparentemente ma molto dentro è cambiato. Sono le dimensioni nascoste, quelle arrotolate, che muovono molte più cose, perchè sono 6 o 7, a differenze delle altre che sono 3 più una. Ritrovare, aprire cambiare e così scoprire nuovi desideri che nascono che si srotolano, che crescono. Mirabilia mundi.

A Persefone, la regina del passato

Tutto qui parla di lei, tutto, dentro e fuori i confini del Regno di Astralia e oltre. Il cuore pulsante è al castello, il castello del Mago, abbandonato sulle rive del lago, vuoto  inutilizzato da secoli. Persefone ha avuto i suoi occhi e il suo cuore e la sua dipartita, magica, millenni fa, lo ha turbato e lo ha allontanato. E' stata la causa prima del gelo che oggi inonda ogni cosa, è stato il vero principio dell'inverno. Chi sia Persefone e dove essa sia adesso nessuno può saperlo. Lui aveva capito, l'aveva amata e cullata ma come una volpe selvatica, come una rosa con troppe spine, lei era rimasta nei boschi, lontana, irraggiungibile, eterea e presente. Ogni cosa aveva riempito per lei, di luce, di primavera, di fiori e parole inebrianti. La sua dipartita, la sua scomparsa e le guerre che devastarono il regno segnarono il futuro della loro relazione, e oggi in pochi lo ricordano, in pochi sanno definire che cosa sia successo. Spero si siano ritrovati, si siamo amati. Forse viveva ad Astralia, forse era qui la sua dimora e il sue essere scomparsa ha portato via con sè ogini abitante; forse come un'ape regina ha condotto fuori dalle terre del Grande Mago tutti per porli in salvo dalla bufera entrante. Forse. Adesso di quelle antiche battaglie e di quell'arcano misterico amore, rimangono poche cose, pochi ricordi, poche parole.


DIALOGHI PERSI NEL TEMPO

"Mi chiami con l’altra faccia della luna.. da sempre.. e per questo un sorriso.. Con tutta evidenza, certi tabernacoli si aprono solo per pochi.. E non ho mai smesso di accogliere la responsabilità di guardare a questi luoghi, anche quando da me non giunge suono alcuno.. Quando taccio è perché ascolto e, imparo.. Ma se puoi lascia che mi mostri così, naturalmente, senza nessuno che possa cercarmi.. continua a darmi la calda ed aperta accoglienza che ho respirato nelle tue terre.. Ti chiedo.. Risplendente! “oscura l’essenza delle cose” ..già.. ed è ciò che ci riempie di meraviglia.. perchè ci è permesso soltanto l’inesprimibile. Al patto di non interpretarlo ma suggerlo.. Anche nel mio mondo è successo qualcosa, un germe che sta per crescere.. una traccia lasciatami, un’impronta.. un dolore sottile e continuo.. e mi rendo conto che quando si cavalca un cambiamento..beh.. ci sarebbe da perdersi, in quei disegni mostrati dalla sabbia.. Dovremmo provarne paura? Dovremmo quindi guardarci da un’arte sbalorditiva? Dall'arte che celebra i tranquilli alfabeti dell'essenza/assenza? A volte lo si vorrebbe.. forse.. Ma c’è così tanto Amore in ogni alchimia.. in ogni passaggio.. in ogni trasformazione.. c’è così tanta Vita anche in ciascuna morte! Respira .. respira.. che il nostro respiro scuote sonagli invisibili e purifica.. So che presto vedremo, che tutte le frammentazioni che sembrano orlate di vetro rotto sono solo le ombreggiature di un elegante affresco.. ma ancora forse, semplicemente, non è il tempo.. Anche fra mossa e mossa, occorre mettere in opera l'arte della pazienza. Per costruire. Forse si deve.. Un saluto, da qua

Fermo Viaggiatore verso il confine! fermo ti prego, la dama della luna ha rivelato le sue volontà....non sarà cercata, non adesso, non per il momento...il cambiamento coinvolge la sua vita, come tutte le nostre...proteggila piuttosto, preserva la sua integrità, pur non sapendo dove si trovi e dove dimori...è in queste terre, e le terre la accolgono come regina...se percepisci i suoi passi non cercare di guardarla, di vederla, di ascoltarla...cambia strada. Fermo, Viaggiatore, fermo...torna a cercare il confine, Persefone rimane il lato oscuro della luna...per adesso

Non so come..o forse si..re di queste terre, mi sei giunto in sogno..
Senza volto, senza nome, senza nessun contatto..sono stati celebrati riti alla luna..


Ti lascerò misterica e silente fin quando vorrai, Persefone, scusa la mia arroganza, la mia brama, era soltanto desiderio di arricchire la luce che si è fatta flebile in questi tempi oscuri. Ho liberato il viaggiatore perchè ti cercasse ma adesso, pentito lo fermo, lo incateno; non dovrà disturbare il tuo regno che vive una stagione di cambiamento, che necessita di silenzio, scusami...respirerò come mi ha detto, guarderò ma rimani, ti prego, resta in queste terre...riposa, cammina, e rimani...non cesserò di avere pazienza...

E così hai deciso di fare la muta..nuovamente.. Hai molto coraggio. Saggio è accostarsi al passaggio con lentezza, con una rosa e un pugnale dietro la schiena. Accarezzo i tuoi dipinti e sorrido al bocciuolo nuovo e freschissimo: uno spiraglio.. e mi piace osservarti..
I tuoi luoghi mi sono sempre accoglienti, quasi familiari. "Avremo una nuova esistenza.Presto (presto)" .. E ancora.. Se il velo non è pesante il nome è responsabilità..e tutto è così poli-verso-senso-morfo....kora,persefone, demetra, ecate.. custodire il segreto..onorare il segreto.. e nel segreto assaporare piano un senso di libertà..un senso ke lascia aperti al desiderio..Il ri-velato è ancora più prezioso del manifesto..grazie.. Cambino i pianeti e volteggino le stelle a protezione dei sentieri ke sono nati per te. Un sorriso


Le tue parole hanno una profondità che raramente ho incontrato...mi sembra quasi di conoscerti..."chi sei?" mi chiedo con insistenza? chi ti ha dato le facoltà di arrivare così in profondità, così nel vivo della mia condizione? non mi dispiace ma adesso la mia anima sente la necessità di conoscerti. "Chi sei?" mi chiedo con insistenza..."chi sei?" Non è semplice catturare la mia attenzione, non è facile incantarmi...Resta il tempo che vuoi, raccontati e raccontami, mi piace ascoltarti, mi piace interrogarmi su di te, mi piace tacere per riflettere sui tuoi significati. Ciao Passeggia Persefone, queste terre ti appartengono per vocazione, sono tue perchè te ne dono parte e perchè loro per prime bramano di averti come regina. Passeggia e racconta la tua vita, la tua storia i tuoi pensieri e le sensazioni, delle quali, più di tutto, sono curioso. Passeggia sotto il sole senza sera di questi luoghi, sotto la luce che non teme ombre, sotto le nubi che non riservano tempeste. Passeggia fino al faro; [...]  Passeggia, tutto sta cambiando, si muove anche in impercettibili movimenti; tutto ci circonda  e ci comprende e nel tutto, altri ci hanno trovato e ci hanno incontrato. Passeggia, mi rasserena sapere della tua presenza. Accetto l'enigma di parole delle quali davvero, fino in fondo, non ho la presunzione di comprendere il significato. Accetto il tuo mistero, accolgo il tuo respiro anche se il volto rimane velato; in fondo queste terre velano molte più cose di quante ne possiamo immaginare. 
A presto.

venerdì 22 febbraio 2013

Simboli: il nome. "Nomina sunt consequentia rerum" (Giustiniano, Libro II, 7,3)

Gli antichi saggi che possedevano la conoscenza della lingua quadratica dalle 22 lettere, componevano i nomi in modo che corrispondessero a una combinazione determinata di forze atte a crearne la manifestazione. Platone dice che "chiunque sa il nome, sa anche le cose". I nomi rivelano, in questa visione perduta, l'essenza delle cose cui si riferiscono, le cose in sé stesse. I nomi, consequentia delle cose, nel significato di 'richiamano quello che invocano', richiamano la loro essenza. "Invocare il nome di", è richiamare l'essenza di qualcuno, la presenza in atto, la natura, "lo spirito di" (in particolare di dio nelle religioni ebraica prima e cristiana poi). I nomi conseguono le cose e sono legati ad esse in successione. L'anteposizione ne determina un cambio di sostanza. Gli egiziani credevano nel potere creativo e costringente del nome, un potere dunque magico. Nominare qualcosa, assegnare il nome, è determinarne la natura e l'essenza. Rinominare qualcosa è cambiarne la natura stessa. Chi entra in un ordine che sia religioso, massonico o altro, sceglie un nuovo nome, o meglio vede su di lui imposto un nuovo nome in base alla sua nuova strada/natura. Il nome ha dunque un potere legato alle cose che invoca, e ad esse si lega come un lato di una stessa medaglia. Rinominarsi spesso è cambiare vita ed è la derivazione di un cambiamento che è già in atto o è addirittura già avvenuto.

La Torre del Viaggiatore

C'è una torre nel cuore delle Terre di Astralia, una strana costruzione. E' fatta per il Viaggiatore, appartiene alla prima era e si conserva intattain questo luogo deserto. Mirabilia Mundi.

"Grazie Viaggiatore per aver custodito P. durante la mia assenza. Meriti un luogo dove dimorare, meriti un punto di riferimento che sia fra terra e cielo, che sia mutevole e volatile, come il mercurio. Ho innalzato per te, su una altura nei boschi, una Torre dei Venti, come quella che ad Atene, 2000 anni orsono, indicava tramite il tritone posto sulla sua sommità, la direzione ed il nome del vento. Dimora in essa e sorveglia la clessidra al suo interno, ti darà il senso del tempo così assente in questi luoghi. Da lì potrai spostarti in tutte le terre del Regno e da lì potrai tenere d'occhio il faro, fintanto che M. non riacquisti la sua posizione, se mai succederà. E' ubicata in alto, libera da tutti gli otto lati, perchè otto sono i vento degli antichi (Boreas, Kaikias, Apeliotes, Euros, Notos, Lips, Zephyros e Skirom), perchè otto è la transizione tra il cerchio, l'uno senza fine, ed il quadrato, terreo e ctonio, della materia. Otto gli angoli dei due quadrati intrecciati e sovrapposti, e otto è dunque l'anello di congiunzione; tu lo sarai per queste terre. Anche il faro porta questa stessa natura, anche M."
E' lui, sono sicuro, sno parole sue. La clessidra è ferma, vuota sulla parte superiore, enorme e imponente, fredda e impotente. Il Viaggiatore è scomparso e il tempo ha cessato il suo corso.

giovedì 21 febbraio 2013

La verità

E' difficile la verità, è a tratti sfuggente e assolutamente mutevole. E' pallida, troppo fredda per essere pienamente accettata e variegata nei tempi e nelle forme. Audace e coraggioso chi si professa pronto ad accettarla sempre e in ogni dove, per forza e in qualunque occasione. Perchè la verità è di ognuno, e ognuno ha la propria. Serve una grande capacità di accoglienza, accettazione e comprensione per trattare quella altrui come la propria. Difficile la verità, la propria e quella altrui, da capire, accettare, sondare.

Simboli: la neve

La neve si ammassa perchè la struttura cristallina dei suoi fiocchi (cristalli esagonali ognuno dei quali unico) impedisce che essi aderiscano l'uno all'altro; al contempo però fra essi rimane aria che la rende un potente isolante termico su tutto ciò che copre. Gli animali sanno che sotto la neve saranno riparati dal freddo. La neve isola dal mondo estreno, dalle sue distrazioni, dalle sue perturbazioni, rendendo tutto come onirico e alieno all'ordinario scorrere del tempo. Tutto sembra incantato, imperturbato se non dalla neve, tutto rimane immaginifico e brillante, madido e freddo. Ci sono culture che hanno molte parole per descriverla, anche nel suo aspetto dinamico, fugace, brillante e etereo. E' distaccata, solennemente saggia, regina delle altezze, ambigua, perchè magica e pericolosa, delicata e travolgente. Associata alla luna e alla sua luce, la brillantezza spesso acciecante della neve è simbolo di purezza d'animo e di castità intesa come allontananmento dal caldo contatto fisico. Simbolicamente, quando la neve compare, i sentimenti sono dissociati o repressi come per proteggersi, come per fuggire spiacevoli esperienze e vissuti.  Sentimenti che forse si scioglieranno quando la coscienza sarà pronta ad affronatre il disgelo coincidente con la primavera. Gli alchimisti medievali si rallegravano nel vedere nella storta il sublimato bianco scendere come neve: erano entrati nell'albebo, la seconda fase dell'Opera.