Mi è successo qualcosa, un incidente si direbbe, ma voglio dire qualcosa, qualcosa che mi ha fatto riflettere..che ha spinto la mia immaginazione dove la sofferenza l'ha colpita e l'ha fatta ritrarre...ho immaginato il peggio e la mia vita, all'improvviso mi è apparsa bella e piacevolmente risplendente. A volte succede qualcosa, poi torna tutto nella normalità..a volte. Ancora neve su ogni cosa.
mercoledì 16 febbraio 2011
lunedì 14 febbraio 2011
La neve di maggio
...è un ricordo, un lontanissimo ricordo oppure un sogno. E' qualcosa che mi è rimasto dentro e non si sbrina più, non si scioglie, non parla. Nell'attesa di un desiderio rimane così com'è, una neve incantata, un sogno immutato secula seculorum.
venerdì 4 febbraio 2011
Scriverò sulle mie paure
Ho ripreso a scrivere...saranno i fiumi di parole che sono usciti dalle mie labbra in questi giorni, saranno le persone che mi librano attorno, che mi sussurrano della loro presenza che mi vogliono per come sono, che mi amano nella mia complicatezza, che mi abbracciano, che mi proteggono...ho ripreso a scrivere e questo quarto viaggio lo faccio col cuore, con la decisione di chi ne ha già fatti, di chi ne ha già rimandati e persi. Lo faccio per tutta l'energia che ho sprecato ad inventarmi scuse senza senso, fantasie irragionevoli per difendermi dalle mie paure. Abbioamo tutti paura, tutti, eppure qualcuno affronta meglio ogni cosa, altri devono parlarne e scriverci sopra.
lunedì 31 gennaio 2011
...a tratti...
...a tratti scompare, e si dissolve anche il suo gelido pungente sapore sulla pelle. Pensavo alla velocità di fuga, quella che impedisce ad un oggetto di allontanarsi troppo e per troppo tempo da un oggetto gravitazionale... all'angolo di naturaldeclivio che dipende dalla forza di gravità (ancora...ne sarebbe felice Einstein) e dalla natura del materiale...22,1 metri al secondo...tanta la forza per lanciare un oggetto nello spazio e non vederlo cadere più...oltre 300.000 kilometri al secondo, tanta la gravità che attira a me la luce e non la fa riflettere verso occhi indiscreti...tanta la forza che mi fa scomparire...
sabato 29 gennaio 2011
Tempo relativo
Il cesio è un metallo argenteo dorato, liquido a temperatura ambiente. Reagisce in maniera esplosiva a contatto con acqua fredda, fu scoperto solo nel 1860 e oggi può costare 50 euro a grammo. Quello che però lo rende speciale è il suo utilizzo. Il cesio si impiega nella produzione di orologi atomici, gli unici ad avere una precisione di un secondo in molte migliaia di anni. 9.192.631.770. Tante le oscillazioni di un atomo di cesio che occorrono per scandire un secondo...un secondo del nostro tempo.
Il coraggio
Prolungherei questi giorni, queste ferie, indefinitamente, solo per il gusto di leggere e rileggere le parole che mi hai scritto...che sono coraggioso, più di quello che io creda...eppure penso che tu ti stia sbagliando e lo so, sì...fa sempre parte del mio copione, lo so, quello dissacrante, distruttivo, debilitante, sminuente, assiduamente negativizzante...lo so, sono coraggioso, lo sono perchè me lo dici tu, e perchè ho fatto cose che non avrei creduto e spero, desidero di non rientrare, di non tornare, perchè mi verrà chiesto di sorridere e ora non ne ho voglia. Mi verrà chiesto di organizzare, gestire, capire, empatizzare e correlare il tutto per ...per che cosa?...vorrei rimanere qui e dormire su quella tua semplice, fortificante frase..che sono coraggioso, che posso, a differenza di quello che si dice dentro di me...paradossale discrepanza...paradossale e neanche tanto. E torna quella frase che ho odiato e che adesso mi rimbomba assordante in ogni silenzio..come in una cella campanaria senza una botola per fuggire...che io valgo...valgo...valgo...grazie perchè piango di nuovo e stavolta è di felicità intrisa e sfilacciata di tristezza. Oggi è un giorno di silenzio assordante. Io valgo.
giovedì 27 gennaio 2011
Qualcosa di me
...ho forzato le leggi della fisica classica che regolano da sempre il mio universo. Ho chiamato un'amica, sono stato a trovarla. Abbiamo parlato volentieri, sia io che lei. E' stato bello. L'universo ha preso la via della fisica quantistica: forse è in atto una rivoluzione di proprozioni enormi, o forse qualcosa che neanche io portò capire...non resta che sognare la velocità della luce...dove il tempo rallenta e infine, forse, si ferma. Cambia anche questo spazio, muta forma, lo fa con me, lo fa per me. Muta, in continuo divenire, si dilata, si contrae, si adegua alla relatività del mio tempo, del mio spazio.
martedì 25 gennaio 2011
Solo
Ho sempre creduto che si nasce e si muore da soli. E pur non essendolo davvero mai stato lo sono infine forse diventato o perlomeno così mi sento di essere....solo.
domenica 16 gennaio 2011
Quello che ognuno desidera
E' inutile stare ancora a discutere e ad imbrogliarsi con psicologici ragionamenti astratti e bislacchi. Quello che davvero oguno di noi desidera è esistere ed essere visto. A volte mi manca tutto questo.
sabato 15 gennaio 2011
Ancora e adesso
E' neve quella che vedo? ancora neve? sì, è neve, proprio neve, anche se adesso forse, è la giusta stagione ed io sono pronto per affrontarla, per prenderla fra le mie mani. Ho fatto di nuovo quel sogno, ho sognato di nuovo il castello, l'immenso, intricato castello. Stavolta mi sono stupito della mia fantasia, stavolta ho sofferto il risveglio, stavolta ho sperato non finisse mai, nell'inconsapevolezza dell'inconscio sognante. L'ho sognato ancora, per ora sono pronto alle freddezze della neve, sono pronto, so come fare.
mercoledì 12 gennaio 2011
Parlare e vivere
Se si sta parlando di felicità, come credo, non so se si avvicina o si allontana. Se si sta parlando di flessione del tempo nel nuovo universo quantico credo di saperne di più. Se si sta parlando d'amore è qualcosa che conservo nel cuore, con gelosia e segretezza. Se si sta parlando d'altro, ogni musica non sempra essere sufficiente pre esprimerlo correttamente, e come neve si scioglie o ha la fortuna di rimanere perenne.
domenica 26 dicembre 2010
Nevoso e ventoso
Sì, si prospetta così il natale...eppure tengo nascosto qualcosa, qualcosa che nessuno sa, qualcosa di mio, che appartiene solo a me e questo mi da l'ebbrezza del mistero. Lo tengo per me, solo per me. E' mio. E' nevoso e c'è vento, molto vento. I rami si piegano, le foglie li abbandonano e io mi cullo nei miei disordinati pensieri e prorompenti desideri. Ci sono molte cose che non capisco e che mi turbano, molte cose che forse non so ammettere neanche a me stesso. Eppure tengo nascosto qualcosa per me, un premio, una consolazione per il troppo pensare e per l'incapacità che ho di agire, sul momento. Buon natale.
mercoledì 22 dicembre 2010
Descrizione
Inquietante, intricato, leggero e tremendamente complesso.
Inquieto, poroso, freddo, capovolto, ridotto e in continua espansione.
Inquilino, curioso, raggelante e viscoso. Io.
Inquieto, poroso, freddo, capovolto, ridotto e in continua espansione.
Inquilino, curioso, raggelante e viscoso. Io.
lunedì 20 dicembre 2010
Un nuovo mazzo di carte
Ho acquistato un nuovo mazzo di carte. "Risveglio interiore, percezione della prigionia, incontro risolutivo". Sono turbato.
Il Sogno
Ho sognato la neve. Non ho una particolare predilezione per lei, anche se per l'acqua sì; ma in fondo che c'entra l'acqua con la neve? l'Ho sognata abbondante, invadente e innocua. Ne temo il freddo e mi stupisce ogni volta la sua mutevolezza. Mi sento un po' solo nella neve, ma non piango e gioco.
domenica 19 dicembre 2010
Cielo Astrale
E' bello sentir riflettere sugli astri. Mi incuriosisce e mi sdubbia. Divento cinico e poeta, arcano e portatore di realtà; divento e ritorno me stesso.
martedì 14 dicembre 2010
Porta bianca, porta nera
Non ho scelto nessuna delle due; ho potuto, sia ringraziato il cielo, poter affacciarmi ad entrambe. La bianca e la nera. Sia ringraziato il cielo, svuotato dalla nostra ratio, ridotto a Campi Elisi oramai esclusivamente della nostra fantasia. Non ho scelto e mi sono fermato, libero e prigioniero solo di me stesso, perchè la neve dalle mie parti non cade mai in questa stagione, in maggio, e voglio gustare la straordinaria bellezza di eventi sconosciuti e inusitati. Libero prigioniero delle mie parole, libero esploratore delle mie angosciose felicità. Bianca e nera. Ho sbirciato entrambe, forse per il gusto di una terza via che non sia scegliere, che non sia decidere definitvamente. C'è un passato che chiede prepotente di invadere queste nuove terre; un presente che lo tiene a freno, per addomesticarlo e ammansirlo; un futuro libero e spazioso. Cade la neve di maggio.
venerdì 20 agosto 2010
Il silenzio
Il silenzio è fatto di stelle, è fatto di nuvole, è fatto di pensieri che non hanno parole, di luce che non hanno occhi per essere ascoltate. Il silenzio è denso e pesante o leggero e evanescente. Il silenzio è imperatore del tempo, del suo scorrere, del suo divenire. Silenzio.
giovedì 19 agosto 2010
L'individuo individuale
Ritorna, ritorna tutto come ogni cosa, ritorna, ritorna.
E le nevi coprono tutto ma ne lasciano le forme più evidenti e soprattutto non toccano Elionòr. Torna la loquacità, la voglia di capire, la necessità di approfondire, la cervellotica mania di andare a fondo..si fino al fondo perchè è lì che siede la verità più sincera, se di verità posso parlare. Non uso volentieri la parola verità, non credo alla verità se non a quella soggettiva e individuale..il mago avrebbe saputo esprimerlo meglio di me, ma quell'individuo individuale non c'è più e un essere sociale l'ha sostituito. Chi se lo sarebbe aspettato?
E le nevi coprono tutto ma ne lasciano le forme più evidenti e soprattutto non toccano Elionòr. Torna la loquacità, la voglia di capire, la necessità di approfondire, la cervellotica mania di andare a fondo..si fino al fondo perchè è lì che siede la verità più sincera, se di verità posso parlare. Non uso volentieri la parola verità, non credo alla verità se non a quella soggettiva e individuale..il mago avrebbe saputo esprimerlo meglio di me, ma quell'individuo individuale non c'è più e un essere sociale l'ha sostituito. Chi se lo sarebbe aspettato? giovedì 12 agosto 2010
La memoria ingannevole: Flauris
Dimentico, dimentico tutto, come se la memoria sfumasse in colori più tenui, più accecati; come se non avesse importanza alcuna ricordare nulla...eppure molte cose andrebbero ricordate per difendersi, per abbaracciarsi, per non cadere ogni volta...anche se non sono più caduto. Dalla cima della torre di
Flauris osservo ondeggiare Elionor come catturata, fissata eppure pronta a liberarsi. Le funi non dureranno a lungo e gli abitanti della citta Capitale non sopporteranno ancora per molto tempo la sua incombente presenza, la sua leggera eppure pesante ombra. Mi guardano e da me aspettano un segno, dal loro deposto re che re rimane, che sovrano resta nell'aspetto e nella forza d'animo. Eppure io l'avevo dimenticato e tutto perchè sono stato assorbito da le mie miserie, dalle mie complessità. Avverto il freddo delle nevi perenni, il rumore del Grande Fiume e un pò mi dispero, mi abbatto perchè ancora, lo so, non riesco a concludere quello che voglio; ancora credo che quello che mi serva sia difendere qualcuno o qualcosa ignorando che nessuno difende me. Ma può un re desiderare di essere protetto e difeso? è un buon re questo? Mi sto ancora ingannando con tendenziose e false domande. Non si tratta di decidere se sia o no un buon re, dato che da tempo ho deciso di non esserlo. Si tratta di capire la vita, il desiderio, il fluire della acque della cascata che da Elionòr si liberano e sfumano, prima di toccare qualunque terra. Non dissetano, non irrompono, non annientano, semplicemente si dissolvono nella caduta, libera, disperata. Acqua dal cielo, acqua dal cuore, acqua da Elionòr.
mercoledì 28 luglio 2010
L'ancoraggio e la cascata
Gli abitanti di Elionor hanno sentito le mie paure, le mie suppliche, le mie angoscie ed hanno lanciato le loro funi, hanno liberato le loro acque. Possenti e forti funi, capaci di ancorare la città galleggiante,
capaci di non farla cadere ma di trattenerla. Hanno lanciato possenti funi ed hanno usato l'immensa torre di Flauris, alzata in questi mesi da Attentio e suo figlio Prudentio, l'unico punto più alto, l'unica in grado di sorreggere la forza dei venti che in questa stagione soffiano decisi e forti. Funi a consolare la mia speranza, a rinverdire le mie attese e acque libere, un fiume, che dalle terre elionoree adesso cade, a cascata sul tempio di Tindòra e lo rinfresca, lo rinsalda, lo lava dalle sabbie del deserto. Sembra che tutto adesso sia Elionor, sembra che non esista distinzione, sembra. Ergon è lontana e ha perso molto del suo potere o semplicemente ha abdicato al suo possesso. Non è lei a dover guidare i miei desideri, non è compito suo, non le compete, non le spetta. Ed io volteggio, bagnato dalle acque del fiume, inondato dai miei pensieri, leggero e in grado, adesso, di rivivere. La festa dell'estate ci ha stretti e ci siamo salutati. I re di oltreconfine riappariranno a settembre quando molte cose saranno cambiate. A presto.
capaci di non farla cadere ma di trattenerla. Hanno lanciato possenti funi ed hanno usato l'immensa torre di Flauris, alzata in questi mesi da Attentio e suo figlio Prudentio, l'unico punto più alto, l'unica in grado di sorreggere la forza dei venti che in questa stagione soffiano decisi e forti. Funi a consolare la mia speranza, a rinverdire le mie attese e acque libere, un fiume, che dalle terre elionoree adesso cade, a cascata sul tempio di Tindòra e lo rinfresca, lo rinsalda, lo lava dalle sabbie del deserto. Sembra che tutto adesso sia Elionor, sembra che non esista distinzione, sembra. Ergon è lontana e ha perso molto del suo potere o semplicemente ha abdicato al suo possesso. Non è lei a dover guidare i miei desideri, non è compito suo, non le compete, non le spetta. Ed io volteggio, bagnato dalle acque del fiume, inondato dai miei pensieri, leggero e in grado, adesso, di rivivere. La festa dell'estate ci ha stretti e ci siamo salutati. I re di oltreconfine riappariranno a settembre quando molte cose saranno cambiate. A presto.domenica 11 luglio 2010
La speranza e la sete

Mi rimangono, inesauribili e incolmabili le distanze che si interpongono fra me e loro, fra me e la sete di conoscere, fra me e la speranza. Incolmabili e distanti distanze, imprendibili e inafferrabili mostri nei miei pensieri che si aggirano, alati come è solito loro modo di fare, attorno all'alta vetta della torre di Flauris. Roteano, planano e si rialzano fin oltre la mia vista, fin dove più sembrano non esistere e poi ricompaiono. Mostri sacri, docili e terribili, amorevolmente disonesti e maestosi. Mostri sacri che della mia speranza si fanno beffe, che della mi sete ridono, lo so; o forse sono soltanto i miei pensieri, illazioni su qualcosa che non ha cura di me, su qualcosa che non mi vede...ma come può una creatura non vedere il suo cretaore? come può un figlio dimenticare l'influenza che può avere sul padre..come può? o forse...forse è terribile ammetterlo ma è così, forse il mostro sono io. E loro volano, roteano, e tutto il regno si ridivide nelle due distanti e vicinissime terre, tutto riprende l'aspetto di un tempo, di quando la rottura lo invase, di quando la dicotomia e la scissione pervasero il suo essere e il suo divenire. Essere e divenire, come la speranza e la sete, perchè la prima è nel mio essere e la seconda diviene dalla prima e con essa. Dannato, eretico ma deciso a raggiungere i testi sacri sacrileghi, quelli che mi hanno negato da sempre, quelli che non si può leggere, pena la corruzione delle buone intenzioni; pena la dannazione eterna. Dannato e sacrilego, felice e vittorioso, risorto e mai morto. Dannato e libero, dannatamente libero.
venerdì 9 luglio 2010
Oltre i cieli di Elionor
Sono riuscito a volare alto, le lacrime che ho lasciato cadere mi hanno alleggerito, e le correnti ascensionali hanno potuto sollevarmi sopra i cieli di Elionor, sopra la pace che avevo desiderato e sopra la tranquillità di cui avevo bisogno. Mi sono staccato e con difficoltà riprenderò radici sulla terra. Già Elionor mi sembra così alta e Flauris talmente piccola, un puntino fra una miriade di puntini, una macchietta nella musica delle corde di violino che adesso non mi fanno piangere più. Adesso sorrido perchè ho visto qualcosa in più, qualcosa che non dimenticherò, qualcosa che nessuno può dirmi, né l'oracolo, né la Grande Sacerdotessa, né tantomeno Ergon. Tindòra lo sapeva, lo ha sempre saputo, ma la distruzione che l'ha portata allo stato attuale ha inabissato segreti che non dovevano andare perduti. Da qua ho ritrovato il Lapis Lapsus e la mia colpa si è alleggerita. Ho rivisitato con lo sguardo più maturo luoghi abbandonati da troppo tempo, ho rivisto le terre del mago, i suoi artifici, le sue stregonerie, le sue assurdità. Credo che sarà davvero difficile atterrare, riprendere possesso dei miei piedi. Ergon mi ha chiamato oltre le terre del regno, oltre Ergon stessa. Sono gli anziani re che si riuniscono sulla costa del mare del Sud per festeggiare l'estate, che io ho già festeggiato. Mi unirò a loro, canterò e riderò con loro il caldo che divampa e che non sembra arrivato in queste lande dove le nevi sono perenni. Ma il caldo, la frescura sono soltanto una percezione soggettiva, come tutto il resto.

mercoledì 30 giugno 2010
Plano ancora
E' colpa di questo violino, si è colpa sua se piango. Perchè tocca le corde del mio bambino, le fa vibrare, le striga, le rinfresca, le agita e le fa suonare. E' colpa di questo violino oppure è colpa mia, oppure, come al solito non cercherò una colpa, non mi piacciono le colpe. Siamo esseri viaggianti, plananti sulla terra, anime inquiete, leggere e appesantite dai nostri pesanti pensieri. Non credo nelle vie d'uscita perchè non credo ci sia da uscire. Credo allora nelle vie da trovare, nelle strade da scoprire per essere caplestate, per essere rinfrescate, per allargare quello che vediamo, quelli che crediamo muri o pareti, o confini. Credo che le persone finiscono per vivere un dramma che loro hanno scritto e del quale non riescono più a cambiare le battute. Lo recitano all'infinito, talvolta prevedendone le scene, perchè lo conoscono, lo sanno a memoria, eppure è più forte, è più rassicurante che cercare personaggi nuovi, termini mai usati, frasi liberatorie perchè dalle risposte imprevedibili. Sì, ci incastriamo in teatri sacri e inviolabili, dove chi tenta di cambiare è un disonesto, un traditore, un vigliacco che ha ceduto alla voglia di luce. Eppure sto facendo proprio questo, aimè, e morirò all'inferno, lo so, e l'inferno morirà con me, sotto le mie ali di ghiaccio le sue fiamme cesseranno di essere. Sto dissacrando la scena, la sto smontando, la sto cambiando, sto modificando quello che ho scritto, col snague, perchè davvero non ci sto più dentro, davvero odio le sue battute, le sue ambientazioni, le sue ferite. Un bambino del paradiso l'ha ideata e adesso che ho rinnegato, adesso che ho perso tutto il rispetto per quello che hanno voluto che io fossi, adesso che i miei occhi guardano davanti, dritti oltre le imprecazioni di chi mi chiede di restar sui miei passi, adesso non ha più ragione, non ha più forza. Il paradiso sì, la colpa, la pesantezza, il dover fare...tutto sotto le mie ali, libero di cadere a terra. Zavorre da lasciare a chi ha più forza o stupidità di me di sopportare. Plano ancora, leggero.
martedì 29 giugno 2010
Plano
Plano, nella conseguenza di tutto ciò che ho permesso che mi fosse detto.
Plano cosciente che attendo il giorno e l'ora per tornare ad Elionor, il mio percorso è là, sono pronto a confermarlo all'oracolo. Ergon è stata sfuggente e veloce, madre e sorella, chiara e intricante ancora una volta. Ho capito e plano, volo sopra le terre che un tempo mi furono apparenute silenzioso e schivo oggi più che mai. Vedo, vedo le due sponde del grande Fiume, l'est e l'ovest che per poco, per molto poco, sosno stati invasi e sommersi e dunque uniti. Può la morte abbracciare la vita? può qualcosa che è domani, arrivare a ciò che è già passato? non lo so, quello che però è successo mi ha permesso, all'insaputa del mondo, di arrivare ad Elionor. Ed ora Plano, libero, senza ali ma in grado di farlo. La mia natura è mutata e deposte le insegne imperiali, mi sono lasciato andare libero nell'aria delle terre. Plano verso la foce.
Plano cosciente che attendo il giorno e l'ora per tornare ad Elionor, il mio percorso è là, sono pronto a confermarlo all'oracolo. Ergon è stata sfuggente e veloce, madre e sorella, chiara e intricante ancora una volta. Ho capito e plano, volo sopra le terre che un tempo mi furono apparenute silenzioso e schivo oggi più che mai. Vedo, vedo le due sponde del grande Fiume, l'est e l'ovest che per poco, per molto poco, sosno stati invasi e sommersi e dunque uniti. Può la morte abbracciare la vita? può qualcosa che è domani, arrivare a ciò che è già passato? non lo so, quello che però è successo mi ha permesso, all'insaputa del mondo, di arrivare ad Elionor. Ed ora Plano, libero, senza ali ma in grado di farlo. La mia natura è mutata e deposte le insegne imperiali, mi sono lasciato andare libero nell'aria delle terre. Plano verso la foce.venerdì 25 giugno 2010
L'oracolo
L'incontro con l'oracolo è stato potente. Lei è potente. Ha evitato i miei giochi, ha ascoltato le mie parole e i significati infiltrati nelle righe di ogni frase. Ha assaporato la mia natura e mi ha concesso e invitato a restare ad Elionor. Mi fiderò. Lascerò ogni altra cosa alla natura degli eventi ma entrerò nelle profondità della città sospesa di Elionor. Non c'è pace se essa è solo apparente; e se io sono giunto fin là sicuramente i conflitti non sono nei quartieri, non sono visibili da chiunque. Le mie solitudini si sposeranno con le profondità di Elionor. Mi ha insegnato come tornare, come andare, rimanere, fuggire, scappare. Mi ha chiesto se volevo farlo e non ho saputo mentire. Sarei voluto scomparire eppure qualcosa, la stessa cosa che mi ha trascinato oltre l'universo conosciuto e fino ad Elionor, mi ha tenuto davanti a lei. Adesso non conosco più di prima, anche perchè sapere non è quello che c'è da fare. Adesso che la luna sorge nuova come ogni mese, tornerò ad Ergon, adesso che so come tornare ad Elionor. L'ultima riunione, prima dell'estate.

Alle porte del tempio
Il tempio oracolare solleva le mie paure. Percepisco che le acque sono di nuovo tornate nel loro alveo naturale, sempre che di natura si possa parlare. Percepisco che le terre che un trempo furono due, due lo sono anche adesso, che la linea che demarca il presente si è fatta più nitida e distinta, che il fiume, il grande fiume dunque, ha ridimensionato la sua presenza ingombrante e fortunosa degli scorsi giorni, l'ha ricondotta ad una mite e placida apparenza, una devota e sacrale manifestazione.Davanti all'ingresso del tempio posso solo tentare di non immaginare quello che mi attende; posso tentare di non prefigurarmi le parole che mi aspettano, se di parole si tratta. Posso solo respirare, rimanere calmo, silente e attento. Dovrò radunare tutte le mie energie, tutte le mie forze. L'Oracolo non so come sia fatto. Dopo, forse, Ergon.
lunedì 21 giugno 2010
La parte più vecchia della città
Somnia ha insistito perchè io vedessi. E' una ragazza splendida, magica, libera. Mi impressiona la sua loquacità nei momenti più impensati e mi inquietano i suoi silenzi quando invece avrei bisogno delle sue parole. Ma le sue parole non sono mai lineari, mai chiare, mai lucide. E' l'ancella del tempio oracolare: conosce i segreti di Elionor e sicuramente anche i miei. Conosce cose che ho visto ma che non ricordo; conosce il passato in tutte le sue molteplici forme e conosce una bozza del mio futuro, perchè da tempo, si dice, che io lo abbia già scritto. Sarei diventato re, poi mago, poi ancora re e infine viaggiatore. Che cosa mi aspetti solo lei lo sa e confusamente non vuole dirmelo, non adesso. Ha voluto che io vedessi, che io comprendessi senza parole le magnifiche cose che le stanze del palazzo più antico ancora conservano. Sono cose raccolte dagli abitanti e cadute dall'antica città galleggiante di Magèia, oggi scomparsa. Sono cose che non posso descrivere, che ho visto ma subito dimenticate, proprio come in un sogno. Sono cose che si schiudono e si chiudono, si rivelano e si velano, si colorano e poi scompaiono nel buio di quelle stanze. Somnia ha voluto che io soltanto sapessi, prima di rivolgermi all'oracolo, prima di diventare pazzo. giovedì 17 giugno 2010
Ad Elionor: né qui, né ora
Credevo che Elionor non avesse mura difensive, così credevo di avevo visto...eppure adesso le percepisco, forti e possenti. Oltre, il qui ed ora sarebbero d'aiuto, ma è facile perdersi nel non qui e non ora. Né qui, né ora, nulla è ciò che si crede essere vero, perchè si scopre che il vero non è altro che una percezione soggettiva. Cercare l'oggettività assoluta è rincorrere il momento che viene, è cercace di capire dove si riposi il sole quando scompare oltre l'orizzonte al crepuscolo; cercare l'oggettivo vero, l'universalmente condiviso è non capire l'esistenza di Elionor, è non vedere che le mura che non vedevo e che adesso percepisco, sono un filtro enorme a quello che vivo. Vivo, e tutto converge, come è sempre converso, ad Elionor. Vivo e tutto parte e ritorna ad Elionor. Vivo e sono sempre stato qui, ad Elionor, né qui, né ora.martedì 15 giugno 2010
Un'isola nel cielo
...e lentamente le acque sembrano ritirasi, nello stesso
misterioso modo in cui hanno inondato ogni cosa. Lentamente Elionor si alza e un vapore acqueo denso e pesante sale e si diffonde a coprire ogni orizzonte. Le acque tornano nel loro fiume, le acque mi hanno sollevato fino al cielo, mi hanno condotto dove mai avrei immaginato. Elionor è un'isola in cielo, uno scoglio senza mare, una collina fra le nuvole, un iceberg lontano da qualunque polo. Devo restare, devo entrare, devo vedere, devo ricordare e rielaborare. Elionor.
misterioso modo in cui hanno inondato ogni cosa. Lentamente Elionor si alza e un vapore acqueo denso e pesante sale e si diffonde a coprire ogni orizzonte. Le acque tornano nel loro fiume, le acque mi hanno sollevato fino al cielo, mi hanno condotto dove mai avrei immaginato. Elionor è un'isola in cielo, uno scoglio senza mare, una collina fra le nuvole, un iceberg lontano da qualunque polo. Devo restare, devo entrare, devo vedere, devo ricordare e rielaborare. Elionor.lunedì 14 giugno 2010
Decidi il tuo destino
E' scritto sull'enorme portale d'accesso alla città. I cardini che la sostengono sono pesanti e ben oliati, pronti a chiudersi, a scivolare, a precludere l'accesso a chi non crede di essere attore di una propria sceneggiatura. Si attore e spettatore, teatrante, commediografo e partecipante. Sono colui che ha scritto quello che deve recitare e sono colui che soltanto può cambiare le battute, fino all'ultima frase, fino all'ultima scena. "Decidi il tuo destino". Si, Elionor, credo di essere arrivato fin qui per questo.
sabato 12 giugno 2010
Elionor, la Città Stato nel cuore del cuore di Regis Terrae

Avevo appreso di Elionor dall'Arkejon, prima che la mia volontà si facesse così decisa da bruciarlo, dono inestimabile ma anche pesante fardello di coloro che mi hanno accolto a Ergon. Ho letto dell'assenza di mura a difendere la leggera e innoqua città che si apre alla mia vista. Leggera, complessa, enorme e senza difese artificiali. Le terre che la circondano provvedono da sole ad occultarla da chi attenta alla sua pace. Si suddvide in tre zone, Elionor. La prima è quella del "sole nascente". Si dice sia la parte più antica della città e tripartito a sua volta, si narra anche che qui vivano gli ultimi discendenti di Magèia, la città volante dei Grandi Maghi, alle origini di tutto. La seconda è del "sole vivente" ed è la prima che si incontra entrando in città. E' accogliente, luminosa, chiara e normalissima. Tutti gli uffici amministrativi del governo della città sono qui. La terza e non meno interessante è del "sole dominante" ed è da qui che provengono i migliori scultori e pittori di tutte le terre conosciute. Qui sono state fabbricate le cinque statue cantanti posizionate ad Ovest sulle sponde del lago fato. Qui molte immagini si scolpiscono e rimandano a qualcosa che non appare conosciuto ma che è esistito. Qui vivono gli anziani della città e qui è il tribunale e la prefettura.
Non avevo mai visto Elionor ma la trovo piena dei miei ricordi. Da Elionor provengono anche le dodici statue parlanti del lago Fato e da qui un messaggero ogni giorno comunica a Ergon che cosa è successo.
giovedì 10 giugno 2010
Le terre Elionoree
Lontano dai confini di Ergon ma non troppo, lontano dalle antiche due terre , sepolte dalle acque, porto le tue parole con me, Gran Sacerdotessa. Anche io sono felice di averti conosciuta, è la cosa più bella che un essere sensiente può dire ad un altro, è la magia della relazione profonda, è quello che ti trasforma ai miei occhi in una amica, compagna di territori insondati, profonda conoscitrice delle mie solitudini e delle mie gioie. "Sono felice di averti conosciuto", ed io non ho saputo che abbracciarti. E adesso che non puoi accompagnarmi oltre i confini Elionorei ci aggiorneremo nei miei ritorni, ci parleremo di nuovo. Qui tutto parla di ricordi, di cose vissute, di bufere e tramonti dorati, dell'inspiegabile e dell'indicibile. Qui tutto è come già vissuto, già percepito eppure inenarrabile, indicibile, inspiegabile. Mi hai condotto tu qui, entro queste nuove terre. Mi hai aiutato a deporre le insegne reali, mi ha fornito di una barca piumata e sai che l'oracolo parlera in mio favore. Sbarco alla ricerca di qualcosa che mi dica chi sono.lunedì 7 giugno 2010
Fuori dagli Elionorei confini

Nell'attesa di approdare entro gli Elionorei confini, ripenso al viaggio che mi ha condotto fin qui. Ripenso alle strade, alle memorie che ancora porto con me, alle persone che mi hanno condotto sui loro sentieri e a quelle che infine io ho avuto il coraggio di portare con me. Ergon si erge energica e forte oltre la marea non più montante. Sembra essersi fermata la sua furia impetuosa, oppure semplicemente man mano che il lago sale e accresce la sua superficie, diventa meno percettibile il suo crescere, proprio come succede a noi esseri umani. Vorrei risolvere molte cose ma devo attenedere. L'oracolo di Elionor è famoso per la sua semplicità, e quando si interroga un oracolo, il termine 'semplice' merita sempre molto riguardo. L'oracolo saprà forse rivelare quello che mi chiedo da anni? saprà forse dirmi perchè molte cose sono terminate, dissolte, confuse, strutte al sole? Saprà sopravvivere alla mia incredulità?
giovedì 3 giugno 2010
Oceanomare

Sarò maledetto. Maledetto per aver bruciato l'Arkejon; maledetto per aver strappato al tempio di Tindòra il Lapis Lapsus e per averlo infine perso nelle sconfinate acque di questo oceanomare. Maledetto, per aver profanato il vecchio castello sul lago con la mia incredulità; maledetto per aver permesso all'aquila bianca di perdersi di nuovo, maledetto per aver impedito la distruzione di Flauris; maledetto per aver abbandonato la retta via della ragione e aver intrapreso la strada del mare.La nave piumata inviatami da Ergon mi ha raccolto dalle alte e oramai sempre più sommerse terre di Aur; di esse rimane ben poco e presto scompariranno. Mi ha accolto, mi ha promesso un nuovo sbarco. Vola sulla superficie delle acque, leggera e a filo, come un grande gabbiano, come una vela che non tocca mai nè il cielo, nè il mare. Mi sorprendo a pensare che il fiume, che un tempo separava quello che non era possibile unire, adesso, ingranditosi a dismisura per ragioni a me sconosciute, unisce tutto quello che potevo pensare. Tutto: il passato, il presente, l'ovvio e l'incerto; tutto, unito nel flusso e riflusso di maree incostanti e impetuose. Tutto. L'aria mormora, bisbiglia di una città interdetta, di un luogo fuori dalla portata della ragione, un luogo irraggiungibile senza una maera eccezionale come questa, senza una sovversione delle leggi di natura. Sarò maledetto ma raggiungerò questo luogo, Elionor, lo vedrò, lo vivrò e mi farò raccontare quello che è stato e che non ricordo, quello che è avvenuto e che non sapevo, quello che è successo e che ho cancellato. Elionor.
martedì 1 giugno 2010
Che cosa succede, che cosa è successo: creature mostruose

Non voglio ucciderli, non voglio far loro del male. Non si ferisce il figlio di un dio, non si attenta all'incolumità di un essere tanto potente senza privare il mondo della loro bellezza. E' bello, mostruoso, figlio dell'astratto e dello ctonio, potente e libero dalle mie mani. Adesso che le acque toccano le nevi perenni delle terre di Aur, adesso che il Grande Fiume ha deciso che nulla di quello che rimaneva scoperto avesse ragione di continuare ad essere tale, adesso che solo la torre di Flauris, la cima incompiuta della altissima torre delle Città Capitale, mi ricorda che un tempo lì esisteva una città, adesso osservo le terrificanti creature che si aggirano per questi mari. Terribilis est locus iste, sacro e improfanabile il silenzio delle Nuove Terre, ridotte alle nevi perenni delle un tempo altissime montagne di Aur. Ergon è fuori dall'inondazione e brilla di una luce diversa, di un'iride di colori più spenti, più offuscati. Saranno questi tempi, sarà il silenzio che ferma e oscura in parte anche la luce.
Non voglio ucciderli ma cavalcarli, vedere le loro dimore sotterranee e subacquee, intuire la loro misteriosa origine. Ho rivisto il Castello del Mago prima che tutto si sommergesse, ho rivisto il mio vecchio lago, il mio laboratorio i miei strumenti, gli alambicchi e i libri pesanti di un passato troppo lontano per ricordare che cosa essi contenessero. Ho provato un brivido sbiadito, una sensazione di nostalgia e distanza incolmabile. Tutto diroccato, tutto abbandonato all'abbandono naturale delle cose che si sgretolano, che si consumano. Giace sul fondo del mare, in un punto imprecisato, sommerso e non più circondato dalle acque. Il ponte d'accesso era franato, e questo più mi aveva colpito, il maestoso snello ponte d'accesso, il mio ponte. Le mie stanze, il salone del feste, quello delle arti, la sala da pranzo, l'esile torre sul lago: tutto sommerso e distrutto.
Sono felice adesso, sono felice che non ci sia più un luogo da trovare, una parte del mio mondo passato da riabilitare. Non era credibile, non era possibile, non era necessario, nonostante l'abbia desiderato. L'unica possibilità è sedersi e riflettere; osservare il filo dell'immenso, sconfinato, nuovo lago. Presto riaffioreranno e potrò ancora vederle: creature mostruose e semidivine.
domenica 18 aprile 2010
Oltre le due terre: alle porte del giardino segreto
Sono rammaricato che queste terre perdano di nuovo il loro re...eppure perdono anche il valore di se stesse...ora Ergon ha inondato di fiducia tutto, e mi ha concesso di bruciare l'Arkejon, di deporre l'elmo della guerra, di abbattere le mura di confine. Adesso so, so quello che non posso dire qui, a queste terre, a questi magici misteriosi luoghi. Adesso so che non sono più re, che abdico in favore del vuoto e del nulla, in favore di quello che potrà essere e che non conosco. Flauris, e Tindòra, luoghi misteriosi, abbiate la forza di far fronte alle intemperie, ai disastri che una terra senza re può vedere..E anche se il possesso non fa più parte dei nostri orizzonti, anche se le città, i mari e i porti scompaiono nelle sabbie della memoria, anche se nuove musiche si sentono in lontananza, tutto riparte, tutto si rigenera, tutto ruota nell'immensa fortuna delle cose, nella magnifica ricorrenza degli eventi. Giace il nostro capo alle porte del giardino segreto. Lì si nasconde una nuova missione
giovedì 15 aprile 2010
Sull'Isola di F., un milione di anni fa
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E. Siamo al sicuro adesso?
M. Lo eravamo anche prima ma tu hai pensato diversamente.
E. Ho avuto paura della follia, di quelle parole sconquassate...
M. Hai avuto paura di quello che non conosci di te stesso.
E. No, di quelle parole..
M. Di quello che quelle parole suscitavano in te. Non si teme chi non si conosce, ma soltanto quello che immaginiamo di sapere.
E. credo che adesso siamo al sicuro...e il castello? che fine farà il mio castello? e il lago?
M. Non ne avrai più bisogno.
E. Ma è mio!
M. Sei uno sciocco. Tutto qui è tuo, compresa la tua paura, la follia e quelle parole.
E. Ho di nuovo paura...
M. Non ti senti al sicuro qui?
E. Non giocare con me.
M. Sei tu che giochi con te. Imparerai ad ammettere più cose di te stesso.
E. E...lui? dove finirà?
M. Dov'è finito, vorrai dire...è scomparso con la tua fuga e non tornerà mai più, insieme alla finzione di P., quella che tu hai voluto credere, che tu hai voluto sostenere, contro ogni buon senso ed ogni logica ragione.
E. Quindi è davvero tutta colpa mia?
M. Non parlerei di colpa, non credo nella colpa e neanche tu. Direi piuttosto tutta 'opera' tua. Sei il cane il cacciatore e la volpe. Sei tutto quello che vuoi e che non vuoi, perchè la vita è quella che hai voluto, da sempre. Un giorno capirai meglio, lontano da quest'isola, dentro le tue terre.
E.....non sarò più quello che sono..
M. Non rattristarti non siamo mai quello che siamo un istante prima. Mai.
La via del Re
C'è una strada, una misteriosa strada che collega Flauris ad Ergon, una bellissima, snella strada. La notte l'ha costruita, il giorno l'ha lastricata e la pioggia ha permesso che il tempo non la cancelli, mai più. C'è una strada che facilità adesso i miei spostamenti da Faluris ed Ergon, una strada meravigliosa, una strada. Corro nella città santa, perchè sotto questo cielo, abbiamo una vita da vivere e sotto le nuvole che ci sorpassano o ci precedono, non c'è tempo per fermarsi, non c'è tempo per riflettere ancora, non per me adesso. La luna chiude il suo ciclo, chiude la sua meraviglia, ogni mese, ogni volta che Ergon mi chiama. Flauris vedrà il suo re su un cocchio d'argento e d'oro, coronato e distinto da tutti, con gli abiti della festa, dirigersi ad Ergon, e ad Ergon stavolta ci sarà una grande riunione.lunedì 12 aprile 2010
...
Non arriverò a capo di questo sentiero, non prima di diversi giorni. Non ho il tempo sufficiente, non credo, prima verrà Ergon. Sono confuso, adesso davvero mi chiedo che cosa sto cercando, mentre la luna chiude il suo vecchio ciclo per aprirne uno nuovo. L'aquila bianca ha fatto perdere le sue tracce e ho deciso che una grande festa si terrà a Flauris, proprio nella città capitale, e vedremo se avrà il coraggio e la voglia di farsi viva. M. si è reso introvabile, imperscrutabile, o forse non sono pronto io, non sono in grado di affrontarlo ancora. Ergon mi aspetta, mi chiama. Troppe cose sospese, come nuvole pronte a scomparire. Potrei uscire per non rientrae più, potrei, a volte vorrei..
venerdì 9 aprile 2010
L'ho seguito
Ne sto seguendo uno, è il più bello e il più vivace; sto lasciando che la sua lunga coda mi faccia da bussola, mi conduca dove lui vuole. E' vero, mi seguono e io seguo loro e lui più di tutti, adesso. Compaiono e scompaiono con la mia mente, con i miei pensieri, con la mia vita, con le mie continue morti. Sono morto, risorto e morto ancora e infine ancora in vita. Sono un pluricentenario misterioso essere incapace di non morire per poi rivivere, sono un essere piumato io stesso. L'ho seguito, l'ho pedinato, cosciente che lui sa che lo sto facendo. Non c'è distinzione fra lui e me, la fiamma e il tizzone, il cielo e l'aria che respiro, il sole e la luce che mi abbaglia in queste giornate di primavera. Lui è in me e io in lui, eppure vola alto, sprofonda nelle altitudini apparentemente irraggiungibili della coscienza. L'ho seguito e mi ha condotto alle montagne innevate, mi ha condotto al popolo di Aur. Non sono stati sorpresi di vedermi e mi hanno ricordato che la luna volge ad un nuovo ciclo, che il tempo di Ergon è di nuovo giunto. Ho capito di essermi perso nelle testardaggini delle mie faccende, nelle mille persone che ho incontrato e con cui ho parlato, nei discorsi che non dicono niente, nei vuoti pieni di nulla. Ho perso tempo perchè volevo farlo, ho perso la bussola ma sono rimasto a Flauris. Adesso farà a meno del suo re per un pò, adesso Attentio dovrà sostituirmi, dovrà assecondare le mie esigenze. Prima di Ergon la ricerca di M. mi aspetta. Devo capire prima di tornare davanti al consiglio degli anziani re. Devo poter sapere riferire qualcosa su dime, su M., su quello che è stato e non so più. E poi lo voglio per me, lo voglio per la mia debole, fortissima esistenza. Vivo raggiante in terre che mi appartengono ma gran parte di esse mi sono oscure.

martedì 6 aprile 2010
Esseri piumati come desideri
Credo che i desideri siano proprio come loro, come quei giganteschi esseri piumati che volteggiano alti e imperiosi sopra la cima della Grande Torre di Flauris.
Attentio non sa da dove provengano ma è certo che scompaiano con la mia assenza. Sono belli e maestosi, liberi. Qualcuno è più bello e grande degli altri, e vola più alto. Sembra che la torre, non voglia far altro che raggiungerli, sembra che dedichi la sua esistenza soltanto per essi, per la loro irraggiungibile bellezza, eppure sono sicuro che se anche arrivasse alla loro portata loro si sposterebbero appena un pò più sopra, tanto da spingerla ancora di più nella sua folle impresa, non smettere mai di innalzarsi verso il cielo. No, non smette mai e quegli essere piumati lassù mi ricordano tanto i desideri, i miei profondi leggeri desideri. Un contrasto irrisolvibile: questa pericolosissima torre, una massa in continuo divenire, legata alla terra su cui precariamente poggia, conica e destinata alla rottura certa, e loro, alti, staccati da tutto, liberi, volteggianti, senza instabili fondamenta se non il cileo, leggeri, destinati all'eterno. Sono combattuto e stordito, libero nel cielo e ancorato alle due terre.
Attentio non sa da dove provengano ma è certo che scompaiano con la mia assenza. Sono belli e maestosi, liberi. Qualcuno è più bello e grande degli altri, e vola più alto. Sembra che la torre, non voglia far altro che raggiungerli, sembra che dedichi la sua esistenza soltanto per essi, per la loro irraggiungibile bellezza, eppure sono sicuro che se anche arrivasse alla loro portata loro si sposterebbero appena un pò più sopra, tanto da spingerla ancora di più nella sua folle impresa, non smettere mai di innalzarsi verso il cielo. No, non smette mai e quegli essere piumati lassù mi ricordano tanto i desideri, i miei profondi leggeri desideri. Un contrasto irrisolvibile: questa pericolosissima torre, una massa in continuo divenire, legata alla terra su cui precariamente poggia, conica e destinata alla rottura certa, e loro, alti, staccati da tutto, liberi, volteggianti, senza instabili fondamenta se non il cileo, leggeri, destinati all'eterno. Sono combattuto e stordito, libero nel cielo e ancorato alle due terre. domenica 4 aprile 2010
La Grande Torre di Flauris
"L'alzata della grande torre terminerà soltanto con il suo crollo." Arkejon Cap XXIII.
La profezia è confermata dalle stesse parole di Attentio.
Gli ho domandato del termine dei lavori, dato che credo che adesso sia sufficientemente alta. Mi ha risposto che non esiste 'sufficienza' in questo caso. La torre sarà per sempre un cantiere aperto, per sempre e fino a quando non sarà più in grado di sostenersi e collasserà sotto il prorpio peso. Per questo il suo re deve risiedere in essa, perchè il suo crollo, oltre a distruggere la città, distrugga anche lui. E' inevitabile, Flauris non esisterà più il giorno che la torre crollerà, e neanche il suo re. D'altro canto non è pensabile neanche smettere di costruirla. Ha bisogno di continua manutenzione e rinforzi. Le sue stesse fondamenta vanno perennemente riadattate e la struttura riadeguata alla forma che muta e si evolve nella spirale logaritmica irrazionale quanto la vita stessa.
Mi sono molto inquietato, ho pensato alla morte, ho pensato a chi avevo cercato e voluto dimenticare. Ho pensato che qualcuno un giorno vorrà dimenticare me o ricordarmi, o cancellarmi. Ho chiesto ad Attentio di condurmi fino al cantiere, in cima e lui lo ha fatto. Tutto è predisposto perchè io la abiti, tutto è di una perfezione spaventosa. La sala del re è appena sopra il piano terra e seguono le innumerevoli stanze reali. Ondeggia, si muove sotto il flusso dei venti. E' normale, dice Attentio, normalissimo, altrimenti crollerebbe all'istante se fosse rigida. Oscilla, cambia idea e opinione sul mondo, si inclina e si riadegua, cambia. E dall'alto infine ho rivisto quello che avevo davvero dimenticato. Il mare, lontano mi ha fatto respirare la sua aria polposa e forte, calda e salmastra. Ho rivisto allora il vecchio faro, il faro a guarda dell'antico regno indiviso. Attentio non aveva idea della sua esistenza e favoleggia adesso su un suo ripristino. Lo lascio parlare, lo lascio fantasticare su cose che neanche concepisce nella loro interezza e portata, e sogno di raggiungerlo un giorno di questi. Sì, potrebbe ricondurmi al castello sul lago. 
venerdì 2 aprile 2010
PHI, la matematica irrazionale
1,618033 9887498 9484820 4586834 3656381 1772030 9179805 7628621 3544862 2705260 4628189 0244970 7207204 1893911 3748475 4088075 3868917 5212663 3862223 5369317 9318006 0766726 3544333 8908659 5939582 9056383 2266131 9928290 2678806 7520876 6892501 7116962 0703222 1043216 2695486 2629631 3614438 1497587 0122034 0805887 9544547 4924618 5695364 8644492 4104432 0771344 9470495 6584678 8509874 3394422 1254487 7066478 0915884 6074998 8712400 7652170 5751797 8834166 2562494 0758906 9704000 2812104 2762177 1117778 0531531 7141011 7046665 9914669 7987317 6135600 6708748 0710131 7952368 9427521 9484353 0567830 0228785 6997829 7783478 4587822 8911097 6250030 2696156 1700250 4643382 4377648 6102838 3126833 0372429 2675263 1165339 2473167 1112115 8818638 5133162 0384005 2221657 9128667 5294654 9068113 1715993 4323597 3494985 0904094 7621322 2981017 2610705 9611645 6299098 1629055 5208524 7903524 0602017 2799747 1753427 7759277 8625619 4320827 5051312 1815628 5512224 8093947 1234145 1702237 3580577 2786160 0868838 2952304 5926478 7801788 9921990 2707769 0389532 1968198 6151437 8031499 7411069 2608867 4296226 7575605 2317277 7520353 6139362.
mercoledì 31 marzo 2010
Al diavolo
..forse non troverò mai quel maledetto castello, e non parlerò più con M., e vedrò sprofondare ancora una volta la mia isola...e forse l'aquila bianca non si presenterà più ai miei occhi, ma nessuno, nessuno potrà mai togliermi il piacere di aver vissuto quello che è stato e quello che è venuto dopo. Seduto nella piazza principale di Flauris mi godo il rispetto e l'ammirazione per colui che l'ha fondata, mi godo la serenità del condottiero a riposo. Al diavolo tutto il resto (mi sia concessa questa scivolata di stile).martedì 30 marzo 2010
Splendor Mundi: la città capitale di Flauris
Esiste un'aurea proporzione anche per tutto cò che si dovrebbe fare e ciò che si vuole fare. Vorrei volentieri lasciare il primo gruppo ad altri, ma il re sono io e non mi è assolutamente concesso. La città è in festa, è nata e cresce come una festa. La primavera esplode ovunque ed io mi aggiro euforico ed entusista per le viuzze a cercare di imparare e conoscere quante più cose possano mettermi in contatto con una parte di mondo lontana dalla mia quitidianità. E' strano fare cose che non si sono mai prese in considerazione, ed è bello buttarsi nelle novità. Sono il factotum del Regno, e mi diverto, anche se il pensiero dell'aquila bianca è sempre con me. Voglio erigere alte mura, con nove grandi torri, proprio come la religione di un tempo voleva. Eppure stavolta saranno dieci, perchè in più c'è quella centrale, quella che Attentio, instancabilmente porta sempre più in alto. Dieci torri, dieci diademi sacri. Flauris è in festa, la sua popolazione aumenta, la sua potenza cersce ogni giorno. Il Consiglio Sacro di Ergon veglia sul mio operato, mi sostiene, mi guida. Presto qualcosa risorgerà.
"Quando fu intenzione del Santo, che Benedetto Egli sia, di conferire gloria alla propria gloria, nel suo pensiero sorse la volontà di diffondersi. Il Santo produsse dieci corone, diademi sacri, in alto, con le quali Egli si incorona e siveste. Egli è in esse ed esse sono i lui; come la fiamma è unita al tizzone, così là non esiste separazione" Dal libro dello Zohar
lunedì 29 marzo 2010
Numeri magici, magiche terre
Attentio mi mostrava delle conoscenze formidabili. La torre che io gli ho commissionato e che adesso sorge al centro della città capitale Flauris rispetta determinate dimensioni, determinati criteri matematici. Non sono mai stato attratto particolarmente dalla matematica ma se c'è del misterioso allora tutto cambia. mi ha parlato di una 'proporzione divina', la sezione aurea. Sapevo della sua esistenza ma quello che non avevo mai notato è la sua correlazione con i numeri di Fibonacci (1,1,2,3,5,8,11...). Presi a coppie adiacenti e messi in frazione l'approssimazione costante al numero phi è impressionante. Attentio non solo ha costruito la torre rispettando la sequenza di Fibonacci, ma l'ha fatto consapevole che l'approssimazione sempre maggiore ad un numero puro e adimensionale avrebbe esaltato la mia mente e la mia fantasia, e così è stato. Magnifico Attentio, lo nominerò reggente ad vitam della nuova capitale, quando mi deciderò a partire per il nord. Intanto mi crogiolo in queste riflessioni, dando un'occhiata ad Ovest, e rifletto sul bello, sul vero, e sul giusto...il capomastro ha parlato anche di queste tre qualità. Studio per diventare un re migliore e riscopro improvvisamente il valore di tre 'cose' che credevo appartenute soltanto al rinascimento e ad una religione sciocca e superata. Eppure non è così. Magica la vita, magiche le terre del re. 

L'aquila bianca e il castello sul lago

Quello che non avrei mai crdeuto è successo. L'ho rivista. Ha volteggiato ancora una volta sopra di me, ad altezze impensabili e poi si è diretta a nord, proprio dove avevo pensato di dirigermi anch'io. Si è trasformata, è cambiata, porta i segni di battaglie perse ed è tornata forse per riposarsi fra le mie braccia. Forse mi sta cercando e i boschi di Pietra le hanno impedito di vedermi. Ha superato Flauris dopo aver volteggiato sulla splendida torre che Attenzio ha ainnalzato fino al cielo. Ricordo la sua fuga dal regno, ricordo le stagioni che si susseguirono veocemente, come un anno in un attimo, e ricordo la decisione persa ferttolosamente nella notatta precedente. Ricordo che decidemmo così per il suo bene, per il mio bene e per le terre del re. Ricordo la sua dipartita accompagnata da immensi stormi, storditi dall'improvvisa fine della lunga primavera. Ha sofferto, è scappata ad Ovest nelle terre di morti e non si è più ripresa. E' un'aquila bianca adesso, una splendida aquila che nel cielo riempito di nuvole scompare, come vapore...e che cosa altro sono le nuvole? Sono propio felice di averla rivista, mi condurrà al castello sul lago, mi condurrà a cose che non voglio perdere o dimenticare, sempre che riesca a starle dietro; corre e sfugge velocemente. Ho parlato con Percy a Ergon, non sa nulla del lago ma sicuramente è a Nord, nella zona dei grandi laghi. Eppure non lo ricordo molto grande ma contenuto, modesto, mite e profondo. Sono passato da Flauris e per addesso mi fermo qui. Attenzio dice che il popolo chiede del suo re e non posso esimermi dal presentami loro come tale. Le stirpi per adesso vivono in pace. Sono notevolmente aumentate di numero e la torre è uno splendido monumento alla pace e alla serenità. E' una capitale splendida, degna del re che sento di essere. Mi manca M., l'aquila bianca, P., Ergon, il castello, il lago e tutto quello che vorrei concentrare nelle mie mani e rivedere ogni volta che voglio. Ma la vita è anche saper aspettare, saper rimandare, saper attendere.
venerdì 26 marzo 2010
Correte!
[...] Si smaglia la tela (il tempo)
si srotola la torah (il tempio)
per sgualcirsi, sacrilego
(maldestro) malfattore.
Sono il cane e il cacciatore
(correte!), come un tempo
il cane, la volpe e il cacciatore
furono me (correte!). Nel
riflesso intermittente (o continuo)
del lago vedo me, me e me (e il mago).
Scorgo nuovi presagi di follia (magia
del lago); nuove paure sotto il filo (del lago).[...]
si srotola la torah (il tempio)
per sgualcirsi, sacrilego
(maldestro) malfattore.
Sono il cane e il cacciatore
(correte!), come un tempo
il cane, la volpe e il cacciatore
furono me (correte!). Nel
riflesso intermittente (o continuo)
del lago vedo me, me e me (e il mago).
Scorgo nuovi presagi di follia (magia
del lago); nuove paure sotto il filo (del lago).[...]
mercoledì 24 marzo 2010
martedì 23 marzo 2010
Da "Invictus" di William Ernest Henley
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita
Io sono il padrone del mio destino.
Io sono il capitano della mia anima.
quanto piena di castighi la vita
Io sono il padrone del mio destino.
Io sono il capitano della mia anima.
Magnifica Ergon, povero Re.
Un giorno ancora, avrei voluto un giorno in più. Eppure provo resistenza a tornare nelle terre che io stesso ho ingrandito e curato e mantenuto. Flauris reclama il suo Re; tutto il regno, diviso e unito brama la mia presenza, eppure volentieri sarei voluto rimanere ad Ergon. Il Consiglio dei Re mi ha enormemente confuso stavolta. Ci sono cose che mi sfuggivano, dinamiche inattese e altro di cui non credevo l'esistenza. Sono impaurito, confuso e senza energie. Tutte le mie forze le ho impiegate ed Ergon, la città santa, fortezza della mia mente, ma pur sempre città fuori dalle terre del regno. Da lontano osservo le mura e navigo, naufrago, un mare pietrificato, incredulo che tutto possa tornare come l'ho lasciato. Nevica anche sulla strada di ritorno. Il Lapis Lapsus diventa pesante, insopportabile da condurre ancora; e non ho le energie per tornare al popolo di Aur, sulle montagne, per cercare di incontrare M.. Qualcuno mi trova cambiato, e le terre stanno seguendo le mie lente primavere e i miei freddi inverni. Qualcuno cerca di far breccia nelle mie deboli difese ed è per questo che ho deciso, straordinariamente di tornare al castello sul lago, il castello del Grande Mago, il castello che un tempo è stata la mia dimora. Un suicidio, una pessima idea, M. non ne sarebbe felice. Eppure troppe cose non sono ancora state risolte, chiuse, estinte. Ho toccato un me che non sentivo da tempo; ho scoperto cose che credevo perdute, energie dimenticate o accantonate. Sono un povero re confuso, un povero re. Magnifica Ergon. La luna, torna a calare. Ci rivedremo al suo prossimo ritorno. Magnifica Ergon."Il Re capirà che riflettersi nello specchio non è soltanto sorridere o cantare alla vita." Arkejon cap XXIV.
venerdì 19 marzo 2010
Il popolo di Aur

Fra le montagne, dove finiscono i verdi bosci e cominciano le nevi perenni, le stesse che inondano adesso tutto il regno, mi ha condotto un uomo, un abitante di Aurima. Il popolo di Aur ha fondato la città poco dopo che Magèia, la dimora dei Grandi Maghi, si è eclissata ai loro occhi. Dipendevano da loro, dai maghi, perchè sono un popolo nato per creare. Forse per paura, per fragilità, oppure per una naturale innata voglia di solitudine, si sono ritirati laddove i Sacerdoti non hanno mai potuto trovarli, e neanche sapere della loro esistenza. Il bosco li ha protetti, la neve ha gelato l'aria rendendola irrespirabile, per chi non era benvenuto. il Grande Fiume ha trascinato con forza lontano chi non doveva arrivare a loro. Ed ora, ora che qualcuno mi ha condotto qui, non posso fare a meno di notare la loro bellezza, la loro purezza, la loro immensa creatività. Non amano troppo parlare, non amano narrare della loro storia, delle loro 'cose' misteriose, eredità di un passato denso di vicende, di eventi magici e mistici. Non mi dicono nulla della loro religione anche se sanno misteriosamente chi sono. Mi riconoscono, mi portano il rispetto che si deve ad un re ma non per questo si prostrano, o si sottopongono. Non lo vorrei e non voglio farlo, non ce n'è bisgono, non ce n'è necessità. Sono disabituati al potere regnante, disillusi e scostanti dell'autorità. Li lascio così e mi stupisco che neanche l'Arkejon ne parli. Sono assenti da ogni memoria eppure loro ricordano tutto, tutto. Nascondono molte cose, cose che hanno appreso in un passato lontano e conoscono qualità della materia e della natura che li circonda che io non saprei neanche distinguere. Mi accolgono pacificamente e silenziosamente: hanno qualcosa da dirmi. In cerchio, alle pendici innevate delle alte vette, a ridosso di rocce vecchie quanto il mondo, mi rivelano della presenza di M.. Sono abbagliato, stupito, esterrefatto. Sanno dov'è! è passato di lì, dopo la mia fuga dall'Isola, da loro. E presso di loro ha dimorato, per tornare ad Ovest. Eppure domani dovrò essere ad Ergon, non posso cambiare strada. Anzi sono già in ritardo, non ce la farò...scopro allora che un misso, ogni giorno visita Ergon, da sempre e da sempre si informa e si aggiorna sulle condizioni del regno rimasto irrimediabilmente diviso nelle due terre entrambe fuori dalla loro mportata. Ergon ed il popolo di Aur, e infine M.. Ergon, mi dicono essere molto più vicina di quanto io creda, vicinissima. C'è una strada nella vallata, segnata da uno steccato, più breve per raggiungerla anzichè navigare il Grande Fiume. Questo mi hanno rivelato. Cantano e suonano strane canzoni, meravigliose; costruiscono strane case, in materiali mai visti e dalle proprietà misteriose; dimore in movimento statico, in equilibrio dinamico, in antinomica forma. Meraviglia del Regno, meraviglia della natura.
Riprendo per Ergon scortato da uno di loro, uno che non mi ha rivelato neanche il suo nome. Rivelare il nome è rivelare l'essenza. Silenti, oscuri viaggiamo veloci. Tornerò a Aurima appena portò. Devo trovare M., devo raccontargli tutto quello che è successo. Intanto nevica.
giovedì 18 marzo 2010
Le alte vette innevate
Immediatamente, istantaneamente, la mia mente ha voluto vederle, ha voluto riprodurle, ha voluto arrivare dove non si sente freddo. E prima di Ergon, che dista due giorni di viaggio ancora, per la nuova Luna, prima di Ergon le splendide vette sono emerse maestose. Follie del Re, di chi in sè produce e riproduce ciò che desidera. Follie di chi sovverte le regole, libero da schemi tragici o comici, libero da strategie mentali, da credi futili o irriverenti dogmi verso la presunta libertà umana. I miei pensieri sono stati rapiti dall'immagine iperbolica e utopica di una comunione celeste dogmatica impossibile e polivalente...eppure sarebbe sciocco pensare che la nostra ragione sia valida ovunque, anche sulle alte vette.
Streghe e nebbie
Stavolta non mi sono chiuso in me stesso, non mi sono escluso ma ho atteso. Il fiume scorre, lento, inesorabile e un giorno vedrò la foce, a nord. Per il momento mi sono accontentato di rimanere
ad osservare, partecipe, il rumore delle streghe e i tentativi di dirottamento delle nebbie. La mia barca ha continuato indisturbata la sua traversata, e questo mi rende fiero e leggero, un po’ di più. Sono leggero, una piuma e questo devono averlo intuito…questi giorni sono stati terribili, ho scoperto verità su P., che non avrei voluto vedere. Trovata, perduta, ritrovata e persa di nuovo: adesso credo davvero fosse tutta una finzione. E’ terribile scoprire di essere stati ingannati, ma è bello far forza sulle proprie capacità cognitive elementari. Adesso so di essere stato imbrogliato, e lo sapevo allora, eppure, senza usare nulla della mia mente, ho accettato l’imbroglio come vero. Lo facciamo spesso, lo facciamo tutti, ma difficilmente ci smascheriamo da soli. P., eri e rimani un sogno che scivola adesso inesorabilmente nell’oblio dei ricordi persi. Eri e rimani qualcosa che sfortunatamente non ho mai afferrato, compreso appieno, saputo legare ad altro. Ti leghi ad altro, ti leghi ad un profondo più fondo che adesso non ho il coraggio e la forza di osservare. Ti leghi a me, a quello che sono stato, alla creatura che sei diventata nei miei pensieri. A presto, troverò il modo per rincontrarti nelle tue mutevoli forme.
ad osservare, partecipe, il rumore delle streghe e i tentativi di dirottamento delle nebbie. La mia barca ha continuato indisturbata la sua traversata, e questo mi rende fiero e leggero, un po’ di più. Sono leggero, una piuma e questo devono averlo intuito…questi giorni sono stati terribili, ho scoperto verità su P., che non avrei voluto vedere. Trovata, perduta, ritrovata e persa di nuovo: adesso credo davvero fosse tutta una finzione. E’ terribile scoprire di essere stati ingannati, ma è bello far forza sulle proprie capacità cognitive elementari. Adesso so di essere stato imbrogliato, e lo sapevo allora, eppure, senza usare nulla della mia mente, ho accettato l’imbroglio come vero. Lo facciamo spesso, lo facciamo tutti, ma difficilmente ci smascheriamo da soli. P., eri e rimani un sogno che scivola adesso inesorabilmente nell’oblio dei ricordi persi. Eri e rimani qualcosa che sfortunatamente non ho mai afferrato, compreso appieno, saputo legare ad altro. Ti leghi ad altro, ti leghi ad un profondo più fondo che adesso non ho il coraggio e la forza di osservare. Ti leghi a me, a quello che sono stato, alla creatura che sei diventata nei miei pensieri. A presto, troverò il modo per rincontrarti nelle tue mutevoli forme.Sulla strada di Ergon
Le paludi di Milmia non mi hanno risparmiato neanche stavolta, ma sono stato più pronto a superare le insidie che mi hanno proposto.
Ho riflettuto molto in questi giorni, e ora che ne mancano soltanto altri tre prima che la nuova luna sorga su Ergon ho tratto le mie conclusioni. Diverse streghe hanno turbato le mie giornate, diverse nebbie hanno accluso il mio sguardo ma infine, nel silenzio e nella riflessione interiore, ho saputo superare tutto. Sono grosse conquiste per una persona come me, abituata ad affrontare tutto di petto, tutto con la sagacia del predatore e del cacciatore. Sono decisamente la persona più strana che io abbia mai conosciuto.
Ho riflettuto molto in questi giorni, e ora che ne mancano soltanto altri tre prima che la nuova luna sorga su Ergon ho tratto le mie conclusioni. Diverse streghe hanno turbato le mie giornate, diverse nebbie hanno accluso il mio sguardo ma infine, nel silenzio e nella riflessione interiore, ho saputo superare tutto. Sono grosse conquiste per una persona come me, abituata ad affrontare tutto di petto, tutto con la sagacia del predatore e del cacciatore. Sono decisamente la persona più strana che io abbia mai conosciuto.
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